È un Natale ambiguo, così come lo è stato questo 2024. Abbiamo visto di tutto, politicamente ed economicamente parlando. Dal ritorno di Trump all’ascesa di Elon Musk, alla scalata del Bitcoin e alle ferite palestinesi.
Ma che anno è stato quello che ci stiamo per lasciare alle spalle? Rispetto a 10 anni fa in effetti ci sono delle differenze sostanziali che possiamo notare.
PIL
Tanto per iniziare nel 2014 (10 anni fa) il PIL italiano ha registrato una contrazione dell’1,9% rispetto all’anno precedente, evidenziando una fase di recessione economica. Oggi invece le previsioni indicano una crescita moderata del PIL, con un incremento dello 0,5% previsto per l’anno. Questo risultato tuttavia potrebbe essere in gran parte attribuito all’utilizzo di bonus e incentivi governativi, lo troviamo dunque un po’ gonfiato. Una nota positiva sono però le esportazioni, le quali continuano a rappresentare un elemento trainante dell’economia, con una crescita sostenuta dalla domanda estera e dalla competitività dei prodotti italiani. Il Made in Italy è, come sempre, una garanzia (a patto che si lavori in eccellenza)!
Ma il PIL non è l’unica cosa da guardare…
Fino a qualche anno fa la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è stata di circa 935 miliardi di euro, mostrando una flessione rispetto agli anni precedenti. Ad oggi però si osserva una lieve ripresa dei consumi.
Relativamente al tasso di disoccupazione, nel 2014 abbiamo raggiunto il 12,7%, con una particolare incidenza tra i giovani, contro il 6,5% attuale che potrebbe riflettere un un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Scriviamo “potrebbe” perché a far salire le statistiche sono spesso lavori a tempo determinato (passati dal 14 al 20%), part-time (dal 18 al 24%) o comunemente in settori a basso valore aggiunto.
Osservando l’inflazione vediamo una sorta di contenimento rispetto al 2014. Le previsioni odierne indicano un tasso di inflazione dell’1,3%, suggerendo una moderata ripresa della dinamica dei prezzi e anche come conseguenza del PIL. Se guardiamo però l’insieme europeo, ci accorgiamo di un aumento globale il quale, ovviamente, influenza anche l’Italia; dopotutto ci basta vedere la crisi politica francese e quella economica tedesca per renderci conto che le acque non sono poi così calme e facili da navigare.
Un’evidenza della quale abbiamo anche parlato in un recente articolo, è che la maggior parte dell’economia italiana è composta da piccole e medie imprese con meno di 10 dipendenti o collaboratori; queste PMI non sono cresciute con facilità in questo decennio, generando quindi un sistema economico fragile e poco agile. Ma soprattutto quanto appare chiaro è che la politica non sta facendo l’interesse delle aziende e degli imprenditori, generando conseguentemente una situazione stressante per il lavoratore e l’imprenditore medi.
Il confronto tra il 2014 e il 2024 evidenzia quindi un percorso di ripresa economica per l’Italia, caratterizzato da una crescita moderata del PIL, una riduzione significativa della disoccupazione e una ripresa dei consumi e degli investimenti, sebbene però il tutto sia lievitato artificialmente, lasciando indietro le PMI e molte start-up, le quali si fanno forza per rimanere attive in un mare popolato di pesci molto grossi o piccole sardine.
Ma quindi cosa è cambiato in questi 10 anni? Guardando la realtà dei fatti, quello che è aumentato sensibilmente è il coinvolgimento nelle politiche europee alle quali non possiamo dire no e che hanno tramutato il governo italiano in un vassallo di Bruxelles. Prendendo atto di tutto ciò, serve dunque riconoscere che l’Europa non è più quella garanzia nella quale abbiamo riposto la nostra fiducia: lo testimoniano le situazioni sfidanti che quasi ogni membro della UE sta vivendo e la politica di poca trasparenza utilizzata dai vertici.



