Il Mediatore europeo è un organismo indipendente e imparziale istituito per garantire che le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione Europea agiscano nel rispetto dei principi di trasparenza, responsabilità e buona amministrazione. Il suo ruolo principale, nel concreto, è quello di indagare su casi di cattiva amministrazione nelle istituzioni e negli organi dell’UE.
A ricoprire oggi questo ruolo è Emily O’Reilly, in carica dal 2013 e prossimamente sostituita (a febbraio 2025) da Teresa Anjinho, giurista portoghese.
Nell’adempimento dei suoi compiti, Emily O’Reilly ha più volte evidenziato come la Commissione Europea, organo esecutivo e amministrativo alla guida dell’Europa, stia adottando strategie poco trasparenti e decisamente non collaborative.
Il Mediatore infatti ha espresso preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza e responsabilità all’interno della Commissione europea. In un’intervista, ha sottolineato la necessità di un meccanismo di responsabilità più robusto, evidenziando che la Commissione dovrebbe essere più aperta riguardo alle influenze esterne e più disposta ad ascoltare tutte le parti interessate.
Un caso emblematico riguarda gli scambi di messaggi tra la Presidente von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante le negoziazioni per l’acquisto dei vaccini anti-COVID. La Commissione è stata criticata per non aver reso pubblici questi messaggi, sollevando dubbi sulla trasparenza nelle trattative.
Proseguendo, nel corso di un’intervista rilasciata al podcast EU Confidential di Politico, la Mediatrice europea ha sollevato serie preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza ai vertici della Commissione Europea. Nel farlo, ha descritto una cultura opaca e poco responsabile, definita da una forte influenza di “potenti consiglieri” non eletti all’interno del gabinetto della presidente.
È curioso già solo l’uso del termine “consigliere”, utilizzato tendenzialmente per identificare personaggi collusi con la mafia.
Durante l’intervista, la O’Reilly ha sottolineato che in undici anni di mandato non è mai riuscita a incontrare personalmente Ursula von der Leyen, trovandosi sempre a confronto invece con personaggi potenti, sostituti di quest’ultima: persone potenti e con grande influenza nel suo entourage, sebbene senza cariche istituzionali. “Sono persone intelligenti, ma non sono elette”, ha dichiarato Emily O’Reilly, evidenziando come questa concentrazione di potere sia preoccupante.
“La cultura parte sempre dall’alto”, ha proseguito nell’intervista, attribuendo alla presidente e al suo gabinetto la responsabilità della crescente mancanza di trasparenza. Un altro modo per dire che il pesce puzza sempre dalla testa, suggerendo che il comportamento di indisponibilità e poca trasparenza non sia un’esclusiva della Presidente o un caso isolato del suo gabinetto, bensì un’abitudine frequente tra le istituzioni europee. E questo non è ovviamente positivo per i cittadini europei, i quali hanno riposto la fiducia evidentemente in una guida poco trasparente.
L’intervista alla giornalista irlandese ha infine denunciato oltretutto la tendenza della Commissione a trattenere informazioni e a non rilasciare documenti ufficiali nonostante questi vengano legalmente e correttamente richiesti, un comportamento che ha addirittura definito preoccupante e frustrante.
La domanda, pensando all’Europa e alla neo-commissione, nasce spontanea: a che gioco stiamo giocando?


