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Lara Campoli: Una community non è un gruppo di persone, è un progetto che può cambiare il mondo

community

Dalla crescita personale al progetto “Imprenditore non sei solo”, Lara Campoli ha vissuto da vicino l’evoluzione di una community imprenditoriale diventata negli anni una rete nazionale. 

Il progetto conta oltre 300 volontari attivi in tutta Italia e segue più di 600 aziende. Un’esperienza che le ha permesso di studiare sul campo cosa rende davvero forte una comunità: non soltanto numeri e partecipazione, ma valori condivisi, coinvolgimento, fiducia e un obiettivo più grande. 

Lara individua sette elementi fondamentali per costruire una community capace di durare nel tempo e diventare parte integrante della crescita di un’impresa.

Lara, partiamo dalla tua esperienza. Come nasce il progetto “Imprenditore non sei solo” e cosa ti ha insegnato la sua crescita?

La mia storia nasce un po’ prima del progetto, perché io sono partita come consulente marketing. All’interno di “Imprenditore non sei solo” la mia crescita è stata praticamente totale: sono entrata come stagista, ho imparato come si leggono i report, poi sono diventata collaboratrice, responsabile degli assistiti, dei volontari, Executive e poi presidente.

Anche il progetto è cresciuto tantissimo. Siamo partiti in sei e oggi possiamo parlare di oltre 300 volontari attivi in tutta Italia, più di 600 aziende che seguiamo attivamente e una struttura che conta 14 persone.

Questa crescita mi ha permesso di sperimentare proprio sul tema delle community, che per me è qualcosa di molto più importante di una semplice modalità organizzativa. La community è quasi un’evoluzione della nostra capacità di creare cultura.

L’essere umano ha una grandissima capacità di creare cultura e, creando cultura, crea evoluzione ed espansione. Se guardiamo alla storia, siamo sempre stati capaci di aggregarci: prima le tribù, poi le religioni, le comunità legate alle bandiere, allo sport e, in tempi più recenti, le aziende.

Il concetto di community, quindi, non è affatto nuovo. Esiste praticamente da quando esiste l’essere umano. Abbiamo bisogno degli altri per crescere, per sentirci parte di qualcosa e per affrontare le difficoltà.

Ed è proprio per questo che credo che oggi le community siano una risposta importantissima a uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano: quello di non essere solo.

Questo ha anche una conseguenza molto concreta per le aziende. Oggi tutti parlano della difficoltà di trovare persone. Ma una volta che hai trovato il capitale umano, devi anche essere capace di tenerlo vicino a te. Se trovi la formula per fare sentire le persone davvero parte dell’azienda, hai creato una condizione fondamentale per la crescita e per l’espansione.

Qual è allora il primo elemento necessario per costruire una community forte?

Il primo elemento è avere uno scopo più grande. Devi partire da un perché.

Se vuoi creare una community di successo devi trovare qualcosa che faccia saltare dalla sedia le persone, qualcosa che le faccia sentire unite dentro un progetto più grande. Le persone non vogliono semplicemente partecipare a qualcosa: vogliono costruire qualcosa.

Prendiamo alcune delle grandi realtà che hanno creato community fortissime. Apple non vende semplicemente computer: vuole sfidare lo status quo. Harley-Davidson non vende soltanto motociclette: aggrega persone che vogliono vivere una vita straordinaria, eccitante. Anche OSM non fa semplicemente corsi di formazione: quello è il mezzo attraverso cui porta avanti un progetto più grande.

La domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi è: “Con la mia azienda sto costruendo qualcosa di più grande oppure sto semplicemente facendo il mio prodotto o offrendo il mio servizio?”.

Il “che cosa fai” è un mezzo. Devi trovare il tuo perché.

Le persone hanno bisogno di sapere che sono lì per un motivo più grande, che stanno contribuendo a costruire qualcosa. Ed è proprio quel perché che permette di aggregarle.

Una volta trovato il perché, come si fa a trasformare un gruppo di persone in una vera community?

Ci sono altri elementi fondamentali. Il secondo è il coinvolgimento.

Le persone hanno bisogno di sentirsi coinvolte, cioè di poter mettere qualcosa di loro all’interno della rete. Devono sentirsi parte del processo, del cambiamento. Devono sapere di poter dire la loro, di poter contribuire e anche di poter modificare quello che stanno costruendo.

Pensiamo a “Imprenditore non sei solo”: grazie al coinvolgimento possiamo avere volontari che lavorano gratuitamente per noi e che, se dovessimo pagarli, probabilmente non potremmo permetterci. Questo è possibile perché quelle persone non stanno semplicemente svolgendo un’attività: si sentono parte di qualcosa.

Il terzo elemento è il senso di appartenenza. Le persone devono sentirsi davvero parte di un gruppo e devono potersi identificare in quella realtà, condividendo gli stessi valori.

L’essere umano ha bisogno di non sentirsi sbagliato, isolato o solo. Ha bisogno di trovare persone che parlano il suo stesso linguaggio. Per me una community deve diventare una sorta di casa: un posto dove arrivi e sai che ci sono altre persone come te.

Anche le nostre feste in maschera, che possono sembrare una cosa divertente e basta, in realtà hanno questa funzione. Quando arrivi vestito come un pirla e trovi altre 130 persone vestite allo stesso modo, improvvisamente senti di appartenere a qualcosa. Quella sensazione genera energia.

Il quarto elemento è la cura dell’altro. Quando ti senti legato alle persone del tuo gruppo perché condividete gli stessi valori, diventa molto più spontaneo aiutarsi.

Dobbiamo creare una cultura del dare, non soltanto del ricevere. Se io so che una persona appartiene alla mia community, sono più propensa a darle una mano. E questo vale tra collaboratori, clienti, fornitori e partner.

Una community forte deve creare un ambiente nel quale le persone si prendono cura l’una dell’altra.

Il quinto elemento è l’orgoglio. Le persone devono essere orgogliose di appartenere a quella realtà. Non soltanto i collaboratori, ma anche i clienti devono poter dire: “Io faccio parte di questo gruppo”.

Poi c’è un elemento che può sembrare controintuitivo: la polarizzazione.

Una community forte deve essere anche capace di schierarsi. Deve dichiarare con chiarezza quali sono i propri valori e deve essere pronta, eventualmente, a lasciare fuori chi non li condivide.

OSM, per esempio, pone molta attenzione al tema dell’etica. È chiaro che questo significa anche dire a qualcuno: se non condividi questi valori, forse questo non è il posto giusto per te.

Una community diventa veramente un gruppo quando unisce persone che condividono gli stessi valori. Devi essere disposto a metterci la faccia, a dichiarare da che parte stai.

Questo crea anche un senso di sicurezza. L’essere umano ha bisogno di sentirsi al sicuro all’interno della propria tribù. Devi sapere che se ti giri e arriva un leone, le persone che sono con te saranno lì per proteggerti.

E poi c’è la fiducia, che è l’ultimo elemento ma forse uno dei più delicati. Senza fiducia non esiste una relazione.

Quando una community cresce, mantenere la fiducia diventa ancora più importante perché è facilissimo bruciarsi la reputazione. Il confine tra essere credibili e non esserlo può essere molto sottile.

La fiducia permette alle persone di abbassare le proprie difese. Se io devo affidarmi a qualcuno che non conosco ma so che appartiene alla mia community e condivide i miei valori, parto già con un livello di fiducia completamente diverso.

E quando nasce un problema, chi ha creato la community deve anche scendere in campo per risolverlo. Deve farsi garante della fiducia che ha costruito.

Sono questi sette elementi che considero la formula per creare una community veramente forte.

Qual è, in definitiva, la differenza tra costruire semplicemente un’azienda e costruire qualcosa destinato a durare?

Se vuoi semplicemente creare un’azienda e portarti a casa un utile a fine mese, probabilmente non hai bisogno di tutto questo.

Ma se vuoi creare qualcosa di straordinario, un movimento, qualcosa che cambi le regole del gioco e lasci un segno, allora devi costruire una community.

Perché un’impresa può essere legata a una persona, a un imprenditore, a un prodotto. Una community invece può continuare a vivere anche oltre le persone che l’hanno creata.

Se vuoi costruire un’impresa che vada avanti nel tempo, che venga ricordata e che possa continuare a crescere anche al di là di te, devi creare un gruppo di alleati.

Alla fine, tutto torna a un concetto molto semplice: nessuno costruisce qualcosa di grande da solo. Se hai un perché più grande, se riesci a coinvolgere le persone, a farle sentire parte di qualcosa, a creare fiducia e a trasmettere valori condivisi, allora puoi costruire una realtà che non si limita a fare impresa, ma che può lasciare un segno. Per me è proprio questa la differenza: non limitarsi a costruire un’azienda, ma costruire qualcosa che possa continuare a crescere anche dopo di noi.

Se vuoi cambiare il mondo che hai trovato e lasciarlo un po’ migliore di come ti è stato consegnato, allora devi iniziare a costruire la tua community.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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