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Vivere e lavorare in un Paese ad alta Inflazione

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Per circa quindici anni, dal 2008 in poi, abbiamo vissuto con tassi di interesse molto vicini allo zero.
La maggior parte delle persone più adulte non ha grande esperienza di quello che accade o di come si vive in un ambiente ad alta inflazione.

Negli Stati Uniti in dodici mesi si è passati da tassi di interesse a zero, o quasi, fino a tassi di interesse che oggi sono oltre il 5%. E, nonostante c’è chi dice che i rialzi sono terminati, non è previsto a breve che scendano.

Fermo restando che il 5/6% non è certo un livello che potremmo definire “alta inflazione”, è interessante capire come cambia la vita delle persone quando i tassi di interesse e l’inflazione rimangono elevati. Come si vive, per esempio, in Argentina – dove l’inflazione è al 100% – o in Turchia dove è al 40%? E come cambia la vita in Paesi ad altissima inflazione, come ad esempio il Venezuela e lo Zimbabwe dove l’inflazione era anche del mille percento all’anno? E da ultimo, possiamo aspettarci che l’inflazione nel mondo occidentale si avvicini a livelli di quel tipo?

Innanzitutto c’è da dire che in un ambiente ad altissima inflazione il Mercato della Borsa spesso sale in modo sorprendente anche quando le cose vanno male nell’economia. In tali ambienti, infatti, peggio vanno le cose per l’inflazione e più il mercato sale.

Questo è quello che osserviamo, per esempio, nei mercati borsistici di Iran, Turchia, Argentina.
In Iran, dal 2018 il valore della Borsa in valuta locale è salito di quasi otto volte, quello della Borsa di Istanbul si è quintuplicato. L’indice della Borsa Argentina, invece, si è triplicato negli ultimi dodici mesi. Questo fenomeno è causato dal fatto che, mentre la moneta locale si svaluta, le aziende tendono comunque a mantenere un certo valore, anche se l’economia non se la passa bene. 

Chiaramente ci possono essere delle forti momentanee cadute, ma questo è comunque un fenomeno che si manifesta in mercati che hanno una tendenza in crescita.

In Zimbabwe dal 2014 al 2015 il mercato azionario è calato del 50%, seguito poi da una crescita di ben 87 volte! Ai tempi le cose stavano lentamente deteriorando passando da un periodo di relativa calma ad un periodo di iper-inflazione.

Queste crescite, come abbiamo detto, accadono non tanto per i fondamentali delle aziende, quanto per il fatto che la moneta perde di valore più velocemente delle imprese.
Prendiamo l’esempio della Delta Corp in Zimbabwe, la più grande azienda produttrice di birra del Paese. L’economia non va bene, anzi va piuttosto male.
Ci sono spesso interruzioni nella produzione di energia, non vengono creati nuovi posti di lavoro e non si aprono nuove aziende. Come conseguenza il numero di bevitori di birra, o la birra consumata, rimane stabile o semmai peggiora.

Nonostante ciò, gli utili della Delta Corp – essendo espressi in una valuta che si svaluta – sono in forte crescita. E le persone vedono comunque nel possesso di un’azienda che non se la passa benissimo una protezione del proprio denaro migliore rispetto a tenere il denaro sul conto corrente bancario dove in un anno potrebbe perdere anche il 90% del valore.

La Banca Centrale di quei Paesi non alza mai a sufficienza i tassi di interesse. Anche se l’inflazione sale, la Banca Centrale rimane sempre indietro ed esprime tassi di interesse più bassi rispetto a quanto il denaro sta perdendo di valore. Questo per un paio di motivi: a) perché se alzasse troppo i tassi di interesse farebbe fallire lo Stato (che non può permettersi di pagare tassi di interesse così elevati sul debito pubblico); b) perché ha paura che alzando troppo i tassi di interesse farebbe crollare l’economia (quello che, per esempio, è accaduto per tanto tempo in Turchia dove Erdogan si è sempre opposto ad aumenti troppo marcati del tasso di interesse per non demotivare le imprese).

In Zimbabwe ci sono stati lunghi periodi in cui l’inflazione annuale era al 66% mentre il tasso che applicavano le banche era fermo al 26. È chiaro che in una situazione del genere il mercato borsistico sale mentre la moneta continua a svalutarsi (la gente vende la valuta e compra azioni o altri strumenti che permettono di preservare meglio il capitale).

E veniamo ora all’Europa, o all’Italia. Possiamo considerare il nostro un Paese ad alta inflazione? Ad aprile 2023 l’inflazione media europea era del 7% all’anno mentre il tasso di interesse applicato dalla Banca Centrale Europea è del 3,25%. Questo porta, per esempio, a rate sui mutui a tasso variabile che si aggirano, se uno ha comprato abbastanza bene, intorno al 5%, una percentuale sì elevata ma comunque inferiore all’inflazione effettiva del momento.

Se l’inflazione dovesse stabilizzarsi al 7%, dopo dieci anni il valore di 100 euro che avevi in banca si sarà dimezzato. Dopo altri 10 avrà perso l’80% del proprio valore… Ipotizzando anche un’inflazione, più bassa, per esempio al 5%, i nostri 100 euro in 10 anni saranno diventati 58.  È vero quindi: l’Italia non è certo nella situazione della Turchia o dell’Argentina ma comunque è opportuno fare qualcosa per non vedere la propria situazione finanziaria deteriorare.

Ecco alcuni consigli:

A parte il denaro che potrebbe servirti per gestire le spese di tre-sei mesi, tutto il resto lo devi mettere al sicuro dall’inflazione. Come abbiamo già detto anche con un’inflazione che rimanesse al 5%, dopo 10 anni il valore di 100 euro che possiedi si sarebbe quasi dimezzato. Pensa, per esempio, a quanto sono aumentati gli affitti o i prezzi degli immobili negli ultimi due o tre anni. Vero, potrebbero scendere, ma sei proprio sicuro/a che torneranno ai precedenti livelli?

I settori che beneficiano maggiormente in ambienti ad alta inflazione sono le materie prime, e soprattutto, i metalli preziosi, le aziende più importanti del settore energetico (in quanto in un ambiente inflattivo anche il prezzo dell’energia, e di conseguenza i fatturati e i profitti delle aziende che la producono e la vendono, tende a salire), gli investimenti nell’immobiliare in centri urbani dove sono presenti delle università o dove c’è aumento della popolazione. Se possibile, scegli investimenti che non dovrai vendere per almeno dieci anni.

Un altro modo per proteggere il denaro dall’inflazione è quello di acquistare dei Titoli di Stato di Paesi che siano abbastanza sicuri (tipo BBB, come per esempio Italia, Bulgaria, Romania, Ungheria, ecc.).

Sappi, però, che, come abbiamo detto prima, i rendimenti di queste obbligazioni stanno sempre un po’ sotto l’effettivo livello dell’inflazione per non far fallire lo Stato: oggi, per esempio, si trovano tra il 4.5 e il 5.5%, un po’ sotto la svalutazione del denaro. Anche con questa premessa, però, questi titoli costituiscono una migliore protezione contro la svalutazione del denaro rispetto al tenere i propri soldi fermi su un conto corrente.

Riteniamo quindi che, fermi restando, i cali e le risalite improvvise dei mercati, farebbe bene chi invece che tenere i denari sui conti correnti li investisse sull’immobiliare, o su titoli di aziende che abbiano un buon business e una buona prospettiva di crescita.

Fai attenzione anche a quando acquisti: cerca di acquistare all’ingrosso, o in grandi quantità, in quanto i tuoi soldi domani varranno meno. Se esistessero, cerca di usare tutte le opportunità per diluire i pagamenti o per sfruttare il tasso zero. Quello che non paghi ora, domani ti costerà meno. 

Le cose chiaramente si fanno dure per i pensionati che, di solito, devono o ridurre il proprio tenore di vita o trovare lavori saltuari per integrare i loro assegni pensionistici.    

Se sei un imprenditore: a) concentrati sull’export, in particolare verso Paesi che abbiano una valuta più forte: avere incassi in valute forti aiuterà la tua azienda a far fronte agli aumenti generalizzati dei costi; b) cerca di investire all’inizio della crisi inflattiva (chi prima investe sarà avvantaggiato rispetto ai competitor che dovranno pagare prezzi più elevati); c) sii rapido nell’aumentare o sistemare i prezzi e d) cerca di prenderti cura anche di quanto guadagnano le tue persone.

Da ultimo, applicabile a tutti, in momenti di forte inflazione devi cercare di guadagnare più denaro. Investi su te stesso, se puoi. Migliora le tue skill, sali la scala del valore aggiunto. Non è detto che siccome nel tuo Paese le cose non vanno alla grande, debbano per forza andare male anche a te. Se cambi e migliori tu, inflazione o non inflazione, le cose anche economicamente ti andranno meglio.  

Ricordati il tuo denaro un giorno varrà zero. Il denaro non è solo una sicurezza per il futuro ma è anche il mezzo per costruire la vita che hai sempre desiderato.

Paolo Ruggeri

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Paolo Ruggeri

Paolo A. Ruggeri è un imprenditore che gestisce numerose aziende in diversi paesi nel mondo. Socio fondatore di OSM, società Italiana di consulenza che aiuta gli imprenditori a comunicare con i dipendenti, a far crescere il loro business e ritrovare la motivazione in azienda, con più di quindici sedi distribuite in Europa, Stati Uniti, Canada, Russia e Medio Oriente. Inoltre, dirige o possiede partecipazioni in aziende in svariati altri settori intorno al mondo, dall'immobiliare all'Editoria, dalla consulenza per l'internazionalizzazione d'impresa al marketing e alla ristorazione.

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