Dobbiamo riconoscere che è raro per un politico in Italia essere popolare in modo equo e senza troppe critiche. In effetti da dopo la guerra in Italia non c’è mai stata una figura completamente apprezzata. Anzi, ci sono, ma rare sono quelle presenti sull’attuale scena politica.
Forse è un po’ l’effetto della polverosa mentalità da criticone che caratterizza alcuni italiani, talvolta senza motivo e talvolta con buone ragioni (dopotutto siamo notoriamente un paese dalla politica difficile).
Questa riflessione scaturisce da un recente discorso tenuto da Vannacci in parlamento europeo.
Il generale in parlamento europeo veste la maglietta della Lega e, spesso, è stato attaccato e criticato. I media hanno fatto la loro parte, ma il pensiero pubblico si è espresso nello stesso senso.
È un dato oggettivo, non è simpatico a tutti. Se per una volta, però, snoccioliamo il messaggio che trasmette senza dover per forza assegnare una pagella al personaggio, possiamo trarre una conclusione davvero utile (o che almeno condividono molti italiani, anche senza saperlo).
Nel discorso Vannacci si rivolge a Valdis Dombrovskis, vicepresidente della commissione europea e a Josep Borrel, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, chiedendo una soluzione pacifica a quanto sta accadendo a est, tra Russia e Ucraina.
I punti toccati sono pochi ma validi.
Il generale avanza onesti dubbi. Perché aiutare e fomentare una guerra in atto con armi che inizialmente erano destinate esclusivamente ad un uso difensivo?
Perché trascinare l’Italia in un vortice di guerra che, da più di due anni, non porta da nessuna parte sul fronte ucraino (nonostante questo cerchi di dare slancio alla guerra con atti eroici e anche un po’ folli)?
Certamente scoperchiamo un vaso di Pandora, perché proseguendo su questo filone potremmo anche chiederci: perché continuiamo ad appoggiare una guerra nella quale, quelli che in teoria dovrebbero essere le vittime da difendere e coloro i quali stiamo aiutando, addirittura sabotano sotto copertura il Nord Stream nel mar Baltico, uno dei sistemi più importanti gasdotti in Europa (e creando una provocazione bellica vera e propria)?
Volendo fare proprio gli avvocati del diavolo potremmo avanzare un’ulteriore questione: perché di quest’ultima notizia se ne è parlato così poco, liquidando la questione a qualche articolo sparso? Sembra che ne abbiano parlato più le testate americane che quelle europee. Indubbiamente la notizia faceva più rumore quando si pensava che l’avessi fatto i russi. Ora, scoperta la verità, tutto tace.
Interessante.
Se facessimo queste domande ad un politico italiano, che reazione ci aspettiamo, successivamente ad un visibile imbarazzo?
Guardiamo la realtà, stiamo combattendo una guerra che non è nostra, perché non si tratta più di difendere, ma di offendere, e a farlo ci sono anche le armi italiane. In merito a questo, sembra profetico l’intervento di Aleksandar Vučić (Presidente della Serbia dal 2017) in un’intervista, dichiarando che eravamo vicini al punto di non ritorno.
Riflettiamo per un momento: se fossero stati i russi (avendone le prove, non supponendolo e basta) ad attaccare un sito su territorio europeo quale sarebbe stata la risposta della stampa ufficiale?
Ecco, il fatto che lo stesso eco mediatico non esista per altre situazioni dentro e fuori l’Europa, come ad esempio per il genocidio in Palestina, la dice lunga su chi realmente tira le fila della politica globale.
Tutti sull’attenti, pronti a rispondere al richiamo: “Sì signora America, subito! ”.
Orban e Vannacci saranno pure poco simpatici ed essere distanti dall’essere eletti o avere lunga vita in politica, eppure stanno diventando portavoce di un corposo numero di cittadini pacifisti e ignorati. Non sorprendiamoci se acquistano consensi.
Sul fatto che la guerra non fa vincere nessuno, almeno, siamo d’accordo.
O no?



