Sulla pandemia da COVID19 si è detto e scritto davvero tanto materiale e, per quanto riguarda la peculiarità dell’evento, costituisce uno dei tratti storici più caratteristici del nostro secolo corrente.
Ma qual è stata la scintilla che ha scatenato la pandemia?
Tra supposizioni e accuse di inutile complottismo si sono identificate due possibili macro-cause dello sviluppo del fenomeno che ha messo in ginocchio la sanità mondiale per almeno due anni:
La prima è l’ipotesi di origine naturale, secondo la quale Il virus è passato da animali a esseri umani, presumibilmente in un mercato di Wuhan in Cina, identificata come prima città a riempirsi di contagi.
La seconda ipotesi prevedeva una fuga da Laboratorio o, in casi estremi, una diffusione volontaria. Secondo la teoria non volontaria, il virus è fuoriuscito da un laboratorio di ricerca proprio nella città cinese appena citata.
Quest’ultima teoria, quella della fuga da laboratorio, è stata supportata con forza dai Repubblicani americani e da Trump, i quali hanno più volte cercato di dimostrarne la sua validità. Ora invece, al secondo mandato del neo-eletto Trump, vediamo il districarsi della vicenda.
Recentemente la CIA (istituzione dei servizi segreti americani) ha infatti modificato la sua valutazione sull’origine del COVID-19, indicando che è più probabile che il virus sia derivato da una “fuga accidentale da un laboratorio” (CNN) in Cina, piuttosto che da una trasmissione naturale. La CIA tuttavia non nega apertamente che uno scenario di “origine naturale” rimane possibile, anche se protende più per la prima ipotesi.
Questa nuova valutazione è considerata una delle prime mosse significative da parte del nuovo direttore della CIA, John Ratcliffe (nuova amministrazione Trump, foto in evidenza), il quale aveva espresso pubblicamente il suo favore per la teoria della fuga dal laboratorio.
Ratcliffe ha affermato in un’intervista a Breitbart: “Sono stato esplicito nel dire che la nostra intelligence, la nostra scienza e il nostro buon senso indicano che le origini del COVID sono state una fuga dal Wuhan Institute of Virology”.
Asserzione davvero forte, specie da un uomo dell’importanza e del rango di Ratcliffe. Alcuni a questo punto penserebbero che è ovvio, un membro dell’amministrazione Trump tira acqua al suo mulino e corrobora le ipotesi fatte dai repubblicani stessi. È legittimo sospettare che possa trattarsi di una decisione politica guidata da Ratcliffe, tuttavia un funzionario statunitense ha sottolineato che la valutazione è anteriore all’amministrazione Trump! Già l’ex direttore della CIA sotto l’amministrazione Biden, Bill Burns, aveva spinto gli analisti a prendere una posizione sull’origine della pandemia; la valutazione è stata fatta e pubblicata internamente al governo statunitense prima che Donald Trump entrasse in carica, basandosi non su nuove informazioni di intelligence, ma su una revisione delle informazioni esistenti.
Infine, nonostante ci sia un cambiamento nella posizione della CIA, non c’è consenso tra le agenzie di intelligence statunitensi. Un rapporto del 2023 dell’Office of the Director of Intelligence indica che le agenzie non hanno una posizione unanime sull’origine del virus, fatto sta che il cambio di narrativa è decisamente interessante. Fino a qualche anno fa chiunque ipotizzasse un’origine diversa dal salto di specie del virus veniva tacciato di essere un complottista, di diffondere fake news o di voler solo creare scompiglio, eppure non tutti quelli che hanno sostenuto questa idea si possono definire complottisti o autori di teorie ingegnose per descrivere quegli anni delicati. Una scusa dalle istituzioni, a questo punto, sarebbe doverosa, ma difficilmente vedremo organismi tanto complessi piegarsi e dar ragione a chi, in modo democratico, dissente dalla narrazione di regime.



