Lo scorso agosto, un gruppo di azionisti ha intentato una causa collettiva contro Moderna negli Stati Uniti, accusando l’azienda di aver rilasciato dichiarazioni false e fuorvianti sull’efficacia del suo vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), causando perdite finanziarie significative agli investitori. La causa è stata presentata presso la Corte distrettuale del Massachusetts, coinvolgendo i principali dirigenti di Moderna, tra cui l’amministratore delegato Stéphane Bancel. Gli investitori affermano che, quando è stata rivelata l’efficacia inferiore del vaccino rispetto a quanto dichiarato inizialmente, il valore delle azioni è precipitato.
In particolare, Moderna aveva comunicato nel febbraio 2023 un’efficacia dell’83,7% del vaccino negli studi clinici di fase 3, ma nel maggio 2024, con l’approvazione della FDA, ha annunciato un’efficacia inferiore al 78,7% (decisamente inferiore all’efficacia dichiarata da Moderna). Questo ha causato un calo delle azioni del 5,9%. Come se non bastasse, nel giugno 2024, Moderna ha rivelato che, dopo 18 mesi, l’efficacia del vaccino si era ulteriormente ridotta al 49,9%-50,3%.
La questione fa scalpore specie perché solleva dubbi sull’affidabilità delle dichiarazioni delle multinazionali farmaceutiche, mettendo in discussione non solo gli interessi economici degli investitori, ma anche la sicurezza e la trasparenza dei farmaci prodotti. Il vaccino di Moderna, infatti, è stato approvato senza il contributo del comitato consultivo indipendente sui vaccini, un aspetto che ha alimentato ulteriori critiche.
Questo caso si collega anche ad altre vicende legate a problemi di sicurezza dei vaccini, come il vaccino Vaxzevria di AstraZeneca, che aveva ammesso il rischio di causare rari casi di trombosi, inizialmente negati e dei quali abbiamo anche parlato.
Infine, emerge un tema più ampio riguardante i profitti delle aziende farmaceutiche: Moderna puntava a conquistare una parte di un mercato stimato in 10 miliardi di dollari per l’RSV, dopo il drastico calo (91%) delle vendite del vaccino COVID-19. Tuttavia, diversamente da quest’ultimo, i produttori di vaccini RSV non godono della protezione legale offerta dal Public Readiness and Emergency Preparedness (PREP) Act, esponendoli a responsabilità legali.
A quanto pare, per accaparrarsi e recuperare le fette di mercato perse, è stata disposta a gonfiare un po’ i dati, ma attualmente dire questo spetta alle indagini.
Gravi implicazioni
Alla luce di ciò non possiamo che farci una grande domanda: quanto sono affidabili le precedenti dichiarazioni della casa farmaceutica in questione? Ma soprattutto, un simile gonfiore di dati è un caso isolato oppure è un metodo applicato anche in passato?
Non possiamo fare a meno di pensare agli affetti avversi dei quali si è discusso in merito al vaccino anti-COVID e alle possibili implicazioni che vedremmo a livello internazionale se si scoprisse che, quello di Moderna, non è un caso isolato, che è avvenuto anche in passato o che, peggio, anche altre case farmaceutiche come Pfizer e AstraZeneca hanno fatto altrettanto.



