La scena europea non è omogenea.
Forse non lo è mai stata.
Alcuni stati europei – Germania, Francia, Paesi Bassi, Irlanda – stanno mostrando segni di ripresa economica significativa post-pandemia. Si direbbe grazie a politiche di investimento e riforme supportate dai fondi di recupero dell’UE.
D’altra parte, altri stati – in bella vista l’Italia, poi Spagna, Grecia, Ungheria – stanno ancora lottando con le conseguenze economiche della crisi energetica e dell’inflazione causate dalla guerra in Ucraina. Oltre, ovviamente, affrontare le carenze e le ferite arrecate all’economia (e non solo) dal Covid.
In più ci avviciniamo al periodo di elezioni e questo contribuisce a dipingere un quadro davvero interessante. Vediamo quale.
Le elezioni europee che si terranno tra il 6 e il 9 giugno 2024 sono un evento in cui circa 400 milioni di cittadini europei dei 27 stati membri sono chiamati a votare. Nello specifico si sceglieranno i 720 eurodeputati che formeranno il nuovo Parlamento Europeo dell’UE.
Politicamente parlando, c’è una crescente tensione tra i partiti tradizionali e quelli di estrema destra e ultraconservatori, i quali stanno guadagnando terreno, ma delle conseguenze di ciò ne parleremo in un secondo momento.
Per dare un’idea, i principali partiti in gioco sono:
- Partito Popolare Europeo (PPE) – Centro-destra, rappresentato da Ursula von der Leyen.
2. Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) – Centro-sinistra, con Nicolas Schmit come candidato principale.
3. Renew Europe – Liberali e centristi, con un team composto da Valérie Hayer, Sandro Gozi e Anne-Marie Strack-Zimmermann.
4. Verdi/EFA – Ambientalisti, rappresentati da Terry Reintke e Bas Eickhout.
5. Identità e Democrazia (ID) – Destra euroscettica, con partiti come la Lega in Italia e il Rassemblement National in Francia.
6. Conservatori e Riformisti Europei (ECR) – Destra conservatrice.
7. Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL)- Sinistra radicale.
Ma come mai tanta tensione?
Fondamentalmente la politica europea dei prossimi 5 anni sarà influenzata dalla formazione del prossimo parlamento. L’agenda scelta dalla maggioranza e difesa dal futuro Presidente della Commissione (attualmente Ursula von der Leyen, in carica dal 1º dicembre 2019) deciderà le sorti di economia, politiche ambientali e tanto altro.
Cosa accadrà se vincerà l’estrema destra piuttosto che una sinistra più moderata?
Cosa potrebbe invece significare – politicamente ed economicamente – un ripetersi degli ultimi 5 anni sotto la guida della von der Leyen?
Sono dubbi legittimi, specie se si pensa che l’Europa sembra non avere più lo stesso volto che aveva appena nata, come esposto in questo altro articolo.
Ma anche di questo ne parleremo più avanti. Per ora non ci resta che osservare i prossimi sviluppi.
I principali candidati sono ad esempio la stessa von der Leyen (PPE), Nicolas Schmit (PSE), Valérie Hayer, Sandro Gozi e Anne-Marie Strack-Zimmermann (Renew Europe) e altri.
In modo inaspettato esce fuori il nome dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea ed ex Primo Ministro italiano: Mario Draghi. Da qui nascono ovviamente altre ipotesi e nuovi scenari da discutere.
È un nome ben accolto? Da alcuni sì, come Emmanuel Macron, da altri meno (tipo il partito PPE). Intanto queste sono le principali nozioni da aver chiare per seguire questo importante pezzo di storia in evoluzione.
Per rimanere aggiornati, nei prossimi pezzi vedremo meglio le conseguenze economiche di queste elezioni e delle casistiche possibili.



