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Ucraina: Tutto un piano per sabotare Trump? Per ora niente escalation

Siamo al secondo atto. Il clima si fa più caldo. Qualche giorno fa abbiamo descritto la situazione come delicata e la scelta di Biden di consentire l’uso di missili a lungo raggio contro la Russia come avventata e folle, specie perché a fine mandato. È stato un po’ come apparecchiare un gran problema per i successori repubblicani prima di lasciare la Casa Bianca.

Eppure ora questa gatta da pelare spetta a noi. Quali sono gli ultimi sviluppi?

Dagli USA arriva anche il permesso di usare mine antiuomo, sistemi bellici vietati di comune accordo in più di 160 paesi (Ucraina inclusa), a partire dal Trattato di Ottawa (1997). Questo ulteriore permesso dimostra due cose: la fazione ucraina è alle strette e quanto mai disperata e il sostenitore americano sta compiendo una scelta folle. Quest’ultima affermazione comporta infatti più conseguenze: le suddette mine sono una tecnologia crudele, pericolosa e difficile da gestire, capace di generare danni a civili anche dopo molti anni dopo la fine del conflitto. Oltretutto scelte così azzardate ribaltano il conflitto, portandolo su un panorama mondiale.

Nel frattempo Putin ha varato la possibilità di utilizzare il deterrente nucleare in casi estremi, oltre che dato il via nelle ultime ore alla produzione e ai test di missili Oreshnik, missili a lungo raggio capaci di colpire in tutta Europa.

In ultima analisi, arriva la conferma da alcune fonti della presenza di truppe nordcoreane a Mariupol e Kharkiv, le quali rendono il conflitto un vero e proprio confronto tra blocco occidentale e orientale. Un confronto fino ad ora mai visto.

Questo è il lascito dell’ultima amministrazione americana, della lentezza e della poca fermezza europea, della follia della NATO posizionandosi pericolosamente vicina ad una nazione troppo sensibile per lasciar stare e far finta di niente. Certamente una reazione bellica dei russi è sempre sgradita, ma davvero NATO e compagnia bella si aspettavano una reazione diversa? È un po’ lo stesso effetto che ebbero i missili impiantati a Cuba: un freddo clima di guerra mondiale nell’aria. Ora stiamo rivivendo il passato, una seconda Guerra Fredda, smorzata solo grazie ad anni di confronti diplomatici.

Ora la domanda aleggia necessaria: i personaggi politici sono all’altezza di sostenere un dialogo tanto complesso e di superare gli unici interessi delle singole nazioni in un’ottica più globale e soprattutto pacifica?

Non è infatti difficile notare come la situazione sia delicata, ma certamente aggravata da decisioni poco lungimiranti della classe dirigente. Le ultime scelte di Biden, indubbiamente pilotate da burattinai silenziosi dietro l’attuale presidenza, appesantiscono il clima, rendono più lontane e difficili i dialoghi. Quanto più preoccupa è la dichiarazione di Putin, il quale considera già il conflitto esteso a livello mondiale (anche per giustificare l’intervento nordcoreano).

Ad ogni modo, una possibilità è che tutto questo polverone sia stato permesso dall’amministrazione americana in modo da avere qualche moneta di scambio più solida e concreta al tavolo delle trattative – rimane infatti costante l’avanzamento delle truppe russe in questi giorni – ma rimane solo un’ipotesi. Così come rimane ipotetico, ma comunque probabile, il piano di sabotaggio attuato contro Trump, in modo da lasciare una situazione ben più intricata di quella precedente.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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