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Ucraina: emergono retroscena sulle trattative di pace fallite

Russia e Ucraina
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Nuove fonti gettano luce sul perché il conflitto non si sia ancora risolto per vie diplomatiche

Nel 2022, durante un Summit tenutosi ad Istanbul tra i rappresentanti diplomatici di Russia e Ucraina, sembrava che il conflitto si sarebbe risolto attraverso la diplomazia. Il summit era stato voluto da Erdogan, premier Turco, che essendo sia alleato strategico di Putin, che membro di peso della Nato, poteva agire da intermediario e avvicinare i due paesi. Dopo un primo round di proposte e richieste che sembrava destinato a portare ad una pace diplomatica, le trattative si sono bruscamente interrotte e sono ripresi gli scontri. Cosa è successo?

Il presidente russo Vladimir Putin ha accusato l’Ucraina di aver firmato un trattato di pace con la Russia per porre fine alla guerra in corso e di averlo gettato nella “spazzatura della storia” poco dopo. I commenti di Putin sono stati fatti durante un incontro con i leader dell’Unione Africana, guidati dal presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, presso lo storico Palazzo Konstantinovsky a San Pietroburgo sabato 17 giugno.

All’incontro hanno partecipato leader del Sudafrica, del Senegal, dell’Egitto, dello Zambia, dell’Uganda, della Repubblica del Congo e delle Comore. Questi leader avevano precedentemente visitato la capitale ucraina di Kiev prima del loro incontro con il presidente Putin.

“Si chiamava Trattato di neutralità permanente e garanzie di sicurezza dell’Ucraina”, ha detto Putin, dopo aver sventolato il presunto progetto del trattato in aria, affermando: “Non abbiamo mai concordato con la parte ucraina che il testo fosse confidenziale, ma non l’abbiamo mai mostrato né commentato prima.”

“Questo progetto di trattato è stato firmato dal capo del gruppo negoziale di Kiev. Ha apposto la sua firma. Esiste”, ha aggiunto mostrando il presunto progetto del trattato.

La parte ucraina non ha reagito ai commenti di Putin.

Si suppone che l’accordo di pace fosse basato sulla condizione che Mosca ritirasse le proprie truppe da Kiev. Inoltre, specificava il numero di truppe da schierare in altre parti dell’Ucraina.

Putin ha continuato affermando che dopo che i Russi hanno mantenuto la loro parte dell’accordo, ritirando le truppe da Kiev, l’Ucraina ha deciso di rinunciare agli accordi, e di proseguire il conflitto.

Queste dichiarazioni del Presidente Russo arrivano a pochi giorni dalle dichiarazioni del Segretario del Consiglio di Sicurezza Russo, Nikolay Patrushev, che afferma che “se non fosse stato per la pressione degli Stati Uniti su coloro che loro stessi hanno messo a capo dell’Ucraina, questa situazione non esisterebbe”. Patrushev ha poi proseguito aggiungendo “anche i leader Ucraini erano pronti per firmare un trattato di pace, e hanno pure consegnato alla Russia una proposta scritta che noi, in principio, avremmo approvato”, riferendosi alle trattative fallite di Istanbul.

Questa mancanza di chiarezza intorno alle vicende relative alle trattative di pace tra Ucraina e Russia non sono una novità, dato che durante la prima mandata di trattative di pace avvenute al confine con il Belarus, a pochi giorni dalla deposizione delle richieste Ucraine e Russe per il cessate il fuoco, uno dei membri della missione diplomatica Ucraina, Denys Kiryeyev, è stato assassinato dalle stesse forze di sicurezza Ucraine, la SBU, dietro diretta ammissione del Generale Kyrylo Budanov, a capo di un altro servizio di sicurezza interno Ucraino, il GUR.

Secondo quanto riportato dal Generale Budanov, Kiryeyev è stato giustiziato mentre si dirigeva in macchina verso il quartier generale dell’SBU, da degli agenti dello SBU, lo stesso giorno in cui sarebbe dovuto ritornare in Belarus per continuare le trattative di pace. 

Di lì a poco, le trattative di pace in Belarus si sarebbero interrotte, e i combattimenti sarebbero ripresi.

Dopo dichiarazioni di questo genere, che provengono da figure di alto rilievo di entrambe le parti in gioco, Russia e Ucraina, pare che all’interno del quadro strategico la fine del conflitto possa rappresentare un problema per alcuni membri dell’arena internazionale. 

Non è da dimenticare che le enormi sanzioni sull’esportazione di petrolio e gas naturale dalla Russia all’Unione Europea, che ne hanno drasticamente alzato i prezzi, hanno spinto molti stati europei a valutare fornitori alternativi alle materie prime Russe, da cui i leader europei dichiarano di volersi emancipare entro il 2027.

Pochi giorni dopo la ratifica delle sanzioni, gli Stati Uniti hanno immesso sul mercato europeo 180 milioni di barili di petrolio, e programmano di immetterne dell’altro.

Non servono grandi salti logici per comprendere quali siano gli attori in gioco che possono avere degli interessi a mantenere il conflitto in Ucraina attivo, con le conseguenti sanzioni sulla Russia e la dipendenza da armamenti, logistica, e intelligence estera dell’Ucraina.

Non sarebbe una forma di politica estera, le cosiddette proxy wars, o guerra per procura, nuova per questi attori, ed in fondo non dovrebbe sorprenderci scoprire come alla base di un conflitto militare ci siano ragioni prettamente economiche.

Dovremmo anzi, con grande onestà intellettuale, non affrettarci a parteggiare per una o l’altra parte in un conflitto, quando la nostra vera posizione dovrebbe essere, sempre, quella della risoluzione diplomatica delle dispute internazionali.

Quando delle trattative di pace falliscono, soprattutto se si era già raggiunto un accordo, dovremmo chiederci chi ha degli interessi a mantenere un conflitto armato attivo.

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Rami Nazha

Rami Nazha è Direttore Commerciale di OSM Real Estate, società di consulenza in gestione d’impresa specializzata nel settore immobiliare. Dottore in Studi Internazionali, Rami è da sempre appassionato di tematiche di attualità, di storia, di geopolitica e relazioni internazionali, anche a causa delle sue origini Italo-Siriane. Questo, e il suo amore per la scrittura, che ha dato vita nel 2021 al suo romanzo d’esordio, “Germogli”, spingono Rami a cercare di essere una voce lucida e penetrante nel panorama del giornalismo d’informazione, portando analisi e approfondimenti circa il panorama internazionale dell’imprenditoria e politica.

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