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Trump VS Kamala – Cosa promettono davvero i due candidati?

Ci siamo, tra poche ore avremo il nome del candidato che avrà conquistato la Casa Bianca. Milioni di persone sono ora incollate agli schermi per monitorare i sondaggi e l’affluenza di americani al voto.

A noi non resta che aspettare e prestare attenzione a quanto arriva da oltreoceano, ma intanto possiamo rispondere alle principali curiosità dei nostri lettori: cosa hanno promesso i candidati come piano in caso di elezione?

Partiamo dai Repubblicani.

Cosa prevede l’agenda di Trump? Da quanto si può leggere sul suo sito personale gli obiettivi sono più che ambiziosi. Tra i primi punti dei 20 proposti svettano proposte come “sigillare i confini e fermare l’invasione di migranti” ed “effettuare la più grande opera di deportazione nella storia americana”; questi punti evidenziano principalmente il desiderio repubblicano di rinforzare le leggi sull’immigrazione rendendo più impegnativo il transito per molti migranti, rispedendo a casa chi viola la legge. È una promessa forte se si considera che uno dei punti deboli della campagna democratica è stata proprio la mal gestione dell’immigrazione da parte. di Kamala durante il mandato Biden.

Una promessa davvero impegnativa arriva sul fronte economico, a forza di Make America great again. L’obiettivo di abbattere l’inflazione e rendere gli USA un paese facilmente vivibile sembra banale, ma sarà di fatto la sfida più grande. Rinforzare l’utilizzo del dollaro e mantenerlo come valuta di scambio a livello mondiale è sicuramente il primo passo (e forse anche quello più difficile). Trump punta inoltre su una deregolamentazione energetica, abbattendo normative ambientali per sostenere il settore petrolifero e puntando all’indipendenza energetica. Obiettivi palesemente ambiziosi, piuttosto dal punto di vista economico.

Un altro aspetto delle proposte repubblicane vedono delle politiche utili alla gestione della pressione fiscale, riducendola ad esempio tramite la revisione e modifica dell’Affordable Care Act, il quale starebbe costando al governo più del previsto.

Quel che preoccupa (specialmente noi europei) è la politica aggressiva riservata alla Cina, vista più come una minaccia economica e tecnologica da arginare assolutamente. Tema, questo, sul quale anche i democratici sembrano prendere la stessa posizione.

Volgendosi ad oriente poi il candidato repubblicano propone un distacco dal conflitto in Ucraina, preferendo usare il denaro dei pacchetti riservati a quest’ultima per corroborare l’economia interna, mentre si cerca di creare un accordo di pace con Putin. Con Israele invece, così come si posiziona anche Kamala, c’è un totale sostegno incondizionato (“e te pareva?“, si potrebbe dire).

Dall’altra parte le proposte dei democratici sembrano speculari a quelle repubblicane.

Harris vuole ridurre i costi dei farmaci e migliorare l’accessibilità all’assistenza sanitaria, tornando sempre sull’Affordable Care Act. D’altra parte l’approccio all’immigrazione è molto diverso: ovviamente nessun muro con il Messico in previsione, bensì una regolamentazione più attenta (proposta però che fa meno presa sugli americani in questo momento storico).

Si avanzano proposte di tutela dei diritti LGBT, fino alla giustizia sociale e alla difesa dei diritti riproduttivi. Avanzando addirittura la possibilità di accesso gratuito a università pubbliche per le famiglie con reddito inferiore a 125.000 dollari e cancellazione parziale del debito per lavoratori pubblici. Proposte che, se portate a termine, significherebbero un grande passo in avanti per la politica americana dell’ultimo secolo.

Rimane tuttavia il sostegno politico ed economico all’Ucraina e quello indiscriminato all’egemonia israeliana (indipendentemente dalle crisi umanitarie create, ma di questo ne parleremo in un altro articolo).

Harris propone di aumentare le tasse per le società più grandi e per gli individui ad alto reddito con l’obiettivo di smorzare il potere del debito pubblico, prolungando poi i benefici fiscali per le famiglie e sostenere le piccole imprese con incentivi economici. Una politica decisamente meno aggressiva e travolgente rispetto a quella repubblicana ma che potrebbe comunque funzionare.

Per concludere, entrambi i candidati hanno presentato piani costosi e belli a vedere, eppure nessuno offre una strategia chiara per ridurre il debito nazionale. Le promesse fatte potrebbero, infatti, portare a un incremento del debito piuttosto che ad una sua diminuzione. Forse con Trump potremmo vedere un’America più chiusa, meno attenta ai bisogni dell’Europa e molto più concentrata a creare un’economia interna forte, nel mentre cerca di mantenere la forza e la valenza che il dollaro ha acquisito nell’ultimo secolo a livello mondiale. Con una Kamala Harris potremmo assistere forse ad un’America più “easy”, una sorta di mandato simile a quello di Biden, dai toni pacifici e con poche grandi rivoluzioni.

Cosa è meglio? Questo solo la storia può suggerirlo, intanto torniamo con il naso incollato sui sondaggi.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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