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Tra IA e nuove tecnologie, qual è il futuro dell’istruzione?

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Il sistema scolastico italiano non gode di particolare apprezzamento. Le critiche sono molteplici: tra chi considera i programmi di studio obsoleti e troppo teorici, a chi addita (certi) insegnanti di scarsa motivazione e, talvolta, preparazione. Tutte considerazioni condivisibili. È innegabile che una didattica basata quasi esclusivamente sulla trasmissione frontale di conoscenza, e che quindi lascia raramente spazio alla creatività e all’autonomia degli studenti, necessiti di una profonda revisione. Sono gli stessi imprenditori a chiederlo: secondo un sondaggio condotto da Confindustria nel 2023, il 70% delle aziende italiane ritiene che il sistema scolastico italiano non fornisca le competenze necessarie ai giovani per affrontare il mercato del lavoro. Le principali richieste riguardano un maggiore focus sulle competenze trasversali, come la creatività, il problem solving e la capacità di lavorare in team, e la flessibilità dei programmi scolastici, per consentire agli studenti di sviluppare le proprie competenze e interessi. Tutte proposte sensate, che mi auguro vengano prese seriamente in considerazione dal Ministero dell’Istruzione. Quel che è certo, è che la scuola, così come la conoscono la mia generazione e quelle precedenti, è comunque destinata a essere rivoluzionata dalle intelligenze artificiali e dalle tecnologie che seguiranno.

QUAL È LA CAPITALE DEL RUANDA?

Personalmente non condivido l’opinione di chi dice che grazie alle intelligenze artificiali non sarà più utile studiare le capitali del mondo o imparare il teorema di Pitagora, perché potremo godere di queste informazioni con un battito di tasti. La cultura è sempre stata, e sempre sarà, una condizione imprescindibile nell’apprendimento. E lo stesso discorso vale per il saper applicare un assioma matematico o il riuscire a tradurre una versione di latino. Questo perché il processo mentale dietro alla soluzione vale più di qualsiasi considerazione sull’utilità di certe competenze. L’IA può sicuramente aiutarci per l’apprendimento mnemonico, ma non potrà mai sostituirsi al pensiero critico che si cela alla base di tutto. Fatta questa premessa, vorrei analizzare pro e contro della scuola del futuro, provando a immaginare le sfide che ci accompagneranno nei prossimi anni.

I PRO

Il primo pro che mi viene in mente è la possibilità di personalizzare l’apprendimento. Sebbene molti docenti fatichino ad accettarlo, non tutti gli studenti apprendono allo stesso ritmo. C’è chi afferra immediatamente un concetto, e chi invece necessita di qualche lezione in più per metabolizzarlo. Ecco, allora, che l’IA potrebbe venire in soccorso creando percorsi personalizzati che aiutino gli studenti a colmare le proprie lacune insistendo sui concetti più ostici e monitorando in tempo reale i progressi.

Allo stesso tempo, l’IA può essere un ottimo strumento per gli insegnanti nell’ottimizzazione dei tempi. Per esempio, potrebbe supportarli nella correzione delle verifiche o nella preparazione delle lezioni, lasciando loro più tempo per aspetti talvolta trascurati come la relazione umana con gli studenti o lo sviluppo di nuove strategie didattiche.

Altrettanto interessante è la possibilità offerta dall’IA a supporto della realtà virtuale: si potrebbero creare degli ambienti di apprendimento virtuali in cui gli studenti riescano a interagire con i contenuti e con i propri compagni in modo più coinvolgente ed “empirico”.

O ancora, potrebbe aprirsi una nuova era per quanto concerne l’accessibilità all’istruzione, vero problema in molte parti del mondo. Pur necessitando di investimenti corposi, lo sviluppo tecnologico potrebbe permettere a tantissimi giovani di poter accedere alle lezioni, magari condotte da un docente lontano 10000 km che supportato dall’IA riuscirebbe ad essere “sul pezzo” con tutti gli studenti. O più banalmente, offrire tutor virtuali accessibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che possono fornire spiegazioni supplementari.

I DUBBI

Sarebbe improprio parlare di veri “contro”, e per questo preferisco scrivere “dubbi”. Il più immediato è ovviamente il solito: la questione etica. Chi detiene il controllo e la proprietà dei dati degli studenti e come vengono utilizzate le informazioni per influenzare le decisioni educative? Chi si occupa di addestrare l’IA sulle informazioni nozionistiche e sulle metodologie di insegnamento?

Quello che però mi spaventa di più è la possibile dipendenza tecnologica. Già oggi le nostre strade non pullulano di ragazzi che rincorrono un pallone, con i Social a rappresentare la forma più comune di interazione. Come potrebbe essere una scuola che pone al centro del sistema un’intelligenza artificiale? C’è il timore che una forte dipendenza dall’IA possa ridurre l’importanza dell’interazione umana in classe.

Per quanto concerne, invece, la personalizzazione dell’apprendimento, sebbene molto interessante lascia comunque spazio a interrogativi. Per esempio, per riallacciarci al punto precedente, se ogni studente segue un percorso di apprendimento altamente personalizzato, potrebbero mancare le opportunità di apprendimento collaborativo e di interazione con i propri compagni. Invertendo la prospettiva dal lato docenti, con percorsi creati ad hoc rischierebbe di venire a mancare la standardizzazione dell’istruzione, rendendo difficile valutare e confrontare le prestazioni degli studenti in modo equo.

CONCLUSIONI

Questo articolo, più che informare, vuole farvi riflettere su come le innovazioni tecnologiche potrebbero influenzare il sistema scolastico e, di conseguenza, la preparazione dei lavoratori del domani. Senza avere la presunzione di avere sottolineato tutti gli aspetti più interessanti e critici sull’argomento, mi auguro che vi abbia comunque offerto nuove prospettive su un tema tanto spinoso quanto fondamentale per il futuro della società.

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