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Threads infiamma la diatriba tra Zuckerberg e Musk

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Siamo onesti: Mark Zuckerberg ed Elon Musk non si sono mai amati particolarmente. Un rapporto diventato ancora più aspro da quando, nel 2022, il magnate sudafricano è entrato nel mercato dei Social Media con l’acquisto di Twitter, minacciando – almeno in teoria – l’impero di Meta.

LA DIVERSA OPINIONE SULLA GESTIONE DEI SOCIAL MEDIA

In realtà Elon Musk criticava la cattiva gestione dei social media già in tempi non sospetti, e non era difficile individuare in Meta il bersaglio delle sue parole al vetriolo. Musk si è sempre presentato come un paladino della libertà di parola e ritiene che sui social media di Zuckerberg la moderazione sia troppo restrittiva. Motivo per cui, da quando si è insediato su Twitter – o meglio, da alcuni giorni dovremmo chiamarlo X: scusateci se per “comodità” nell’articolo continueremo a parlare di Twitter – sono stati apportati enormi stravolgimenti nel “back office” della piattaforma, che ha visto la riduzione della moderazione dei contenuti e la rimozione degli algoritmi di raccomandazione.

Gli algoritmi sono, fin dagli albori, uno dei misteri meglio celati da Meta, figli di una visione più “cauta” imposta da Zuckerberg. Per lo statunitense i social media hanno la responsabilità di proteggere gli utenti da contenuti dannosi, come la disinformazione, la violenza e l’incitamento all’odio.

I numeri, per ora, sembrerebbero dare ragione a Zuckerberg: da quando Elon Musk è al timone, Twitter ha vissuto un crollo di interazioni, con un calo nel primo trimestre del 2023 di oltre 2 milioni di utenti attivi giornalieri. E i dati rischiano di peggiorare ulteriormente ora che Threads, il nuovo social di casa Meta, è ufficialmente disponibile negli States e si appresta ad andare alla “conquista del mondo”.

CHE COS’È THREADS?

Lanciata il 5 luglio, Threads è la nuova app di Meta. Un’autentica infrangi-record: 30 milioni di utenti nel primo giorno e 100 milioni dopo soltanto cinque. Pensate che il precedente primato apparteneva a TikTok, che ha toccato i 100 milioni di utenti solamente dopo 9 mesi. Tutto questo, tra l’altro, senza essere ancora presente nell’Unione europea – e quindi anche in Italia – per alcune questioni ancora da risolvere relative all’utilizzo dei dati personali, al momento non conformi con le normative comunitarie.

Non abbiamo avuto, quindi, la possibilità di testare con mano le funzionalità del nuovo social, ma possiamo dire, senza timore di smentita, che si candida fortemente come l’anti-Twitter, sebbene non sia esattamente una sua copia.

Threads è, come prima cosa, un’app di messaggistica diretta che necessita di un account Instagram. I due social saranno, infatti, integrati e si potrà condividere contenuti sull’uno o sull’altro con un paio di click.

Dove l’app di Zuckerberg sfida apertamente Twitter è nella possibilità di pubblicare post testuali lunghi fino a 500 caratteri, a cui è possibile allegare link, foto e video di una durata massima di 5 minuti.

Per usare un eufemismo, Elon Musk non l’ha presa bene.

TRA GLI AVVOCATI E LE MAZZATE

Tramite i propri avvocati, Musk ha accusato Meta di avere assunto ex dipendenti di Twitter che avevano accesso ai segreti industriali e ad altre informazioni altamente riservate, che sono servite alla creazione di Threads.

Il portavoce di Meta, Andy Stone, ha usato lo stesso Threads per rispondere che nessuno nel team di ingegneri del social network è un ex dipendente di Twitter.

Saranno i tribunali a stabilire chi ha ragione. Quel che è certo, è che Elon Musk ha lanciato il guanto di sfida a Mark Zuckerberg su diversi palcoscenici. O per meglio dire, ring: tra il serio e il faceto – mi auguro più il faceto! -, il sudafricano ha proposto al papà di Facebook un combattimento in un ottagono con le “regole” – ne esistono? – delle Arti Marziali Miste. Proposta che Zuckerberg ha prontamente accettato chiedendo dove avrebbe dovuto farsi trovare, mossa che ha scatenato gli utenti e dato vita a una miriade di fake news. Su tutte, l’invito da parte del Ministro della Cultura italiano a far tenere al Colosseo l’incontro del secolo. Ovviamente una bufala, ma per alcune ore la falsa notizia ha tappezzato le home di tutti i social network, trovando spazio persino sulle pagine dei quotidiani online.

Ancora più puerile è la seconda sfida proposta da Musk: una gara di misurazione del pene. Ogni commento sarebbe superfluo…

CONCLUSIONI

A prescindere dalle boutade, la vera diatriba tra Elon Musk e Mark Zuckerberg si giocherà sul campo in cui entrambi sono dei fuoriclasse: il business. Threads è entrato a gamba tesa, forte di un’utenza potenziale amplissima e di un’expertise del settore che non ha eguali.

Ma Musk ha sicuramente in serbo qualche carta da giocare: l’indizio numero uno è nella nuova denominazione e nel nuovo logo del fu Twitter, che abbandona l’iconico uccellino blu in favore di una banale X, lettera che accompagna gran parte delle sue aziende. Voci di corridoio sostengono che nel nuovo corso del social network vi siano i pagamenti digitali e, in generale, i servizi bancari. Se la carta si rivelerà un asso, ce lo dirà la risposta del pubblico.

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