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Superare il divario di genere: realtà o utopia? 

Superare il divario di genere: realtà o utopia? Intervista a Francesca Cipriani

Intervista a Francesca Cipriani 

Sono anni che si parla del divario di genere nel mondo del lavoro. Dal 2006 il World Economic Forum ha introdotto il Global Gender Gap Report, ossia un insieme di dati che fornisce un quadro del divario di genere in tutti i paesi del mondo. 

Questo report si basa su criteri che analizzano le condizioni economiche, politiche, educative e di salute di uomini e donne del Pianeta, di cui poi ne fornisce una classifica. Questo sistema presenta dati utili, ma anche tanti limiti e punti critici. Non è però mio intento parlarne qui.

Ciò su cui vorrei porre l’attenzione in questo articolo è più che altro il concetto stesso di “divario di genere”. O per meglio dire di “divario” in generale…

Differenza o divario? 

Ci sono dei contesti in cui sicuramente le donne sono nettamente svantaggiate rispetto agli uomini, ma questo accade anche al contrario. Non vorrei pertanto polarizzare la discussione rispetto a “chi sta meglio” o “chi sta peggio”. 

Quello che vorrei, è più che altro dare consistenza e voce ad alcune domande: 

come possiamo agire (insieme, sia uomini che donne) affinché questo “divario” sia sempre meno impattante? 

Come possiamo agire affinché emerga sempre di più la bellezza delle “differenze”, a scapito del “divario”? 

E infine: è possibile cambiare le cose partendo da noi? O siamo inesorabilmente costretti ad aspettare l’intervento di qualcuno dall’alto?

Dipende da noi 

Se hai una partita Iva sono piuttosto sicura che ormai tu abbia capito bene che aspettarsi che le cose succedano per mano di altri non porta guadagni né felicità. Se hai un’attività sai che i risultati, quelli veri, arrivano soltanto grazie a un continuo lavoro su di te: mettendoti costantemente in discussione, prendendoti tutti i rischi e le responsabilità del caso, evitando di lamentarti o di attendere passivamente l’aiuto da parte di qualcun altro. 

E allora chiediamoci: Quali sono le cose che possiamo fare a partire da ORA per rendere giustizia all’unicità, senza attendere che vengano approvati fondi, leggi, o chissà quali manovre da parte dei “potenti”? 

Ho parlato di tutto questo con Francesca Cipriani, giovane professionista nel mondo della consulenza e della formazione imprenditoriale, ad oggi Operation Manager presso OSM Partner Trapani. La sua storia è emblematica e ci accompagna in questa riflessione. 

“Sei donna: non puoi…” 

“Prima di conoscere Baldo Pipitone, che per me più che un titolare è un vero e proprio mentore, facevo la cameriera. 

Ho sempre lavorato per mantenermi gli studi all’università e devo dire che il mondo della ristorazione mi ha sempre affascinato. Il mio sogno era diventare il direttore di sala di un grande ristorante, un sogno che via via si è purtroppo (o per fortuna) trasformato nel tempo. 

Come cameriera avevo un bello stipendio, ma per una persona vulcanica e ambiziosa come me, lo stipendio non era l’unica cosa importante per essere davvero soddisfatta e felice.  Io volevo crescere, avanzare, imparare cose nuove, migliorare. E quando ho chiesto al titolare del ristorante quali opportunità io potessi avere nel mio futuro insieme a lui, lui mi rispose: le ragazze non fanno questo tipo di lavoro, il direttore di sala è un mestiere da uomini.”

Quando il gioco non vale la candela 

“Il mio cuore si frantumò in 1000 pezzi. Che cosa voleva dirmi? Io avevo tanti sogni tra cui un domani prendere in gestione quel ristorante, farlo funzionare al meglio, creare qualcosa di grande. E invece mi stavano dicendo che siccome era una donna non potevo fare niente di tutto questo, che non era cosa per me. Mi senti completamente bloccata. Ma non mi devi per vinta

Inizialmente cercai altri lavori. Un extra che non facevo per soldi, ma per avere l’opportunità di interagire con altre persone con nuove tipologie di clienti e assorbire tante tante tantissime nozioni.

A un certo punto però mi resi conto che non potevo più andare avanti così, che non ero felice. Mi piaceva tantissimo ciò che facevo ma al contempo era anche tantissima la fatica che non trovava corrispondenza con la mia soddisfazione personale. Il gioco non ne valeva più la candela.”

“Che cosa vuoi fare da grande?” 

“Fu così che il 1 gennaio del 2019 dopo aver staccato dal mio turno, mi sono detta: ora basta. In quel momento ho capito che continuare a lavorare in quel modo non mi avrebbe portato da nessuna parte. Nel frattempo stavo per laurearmi e le domande sul mio futuro si facevano sempre più fitte. 

Apri il mio computer e digitai su Google: “cerco lavoro Alcamo”. Trovai un annuncio per il ruolo di segretaria e mi candidai immediatamente. Fui chiamata a colloquio ed è lì che conobbi Baldo Pipitone.

Durante il colloquio mi fece questa domanda: Francesca tu che cosa vuoi fare da grande?  Io gli risposi: voglio fare un lavoro a contatto con le persone, ma non voglio fare la cameriera. Voglio stare accanto ai ragazzi, ma non voglio fare l’insegnante. Voglio viaggiare ma non voglio fare la hostess.”

Quando il talento incontra l’opportunità 

“Avevo 21 anni sapevo molto di più di quello che non volevo rispetto ciò che volevo, ma i miei occhi pieni di entusiasmo comunicarono molto di più di quello che erano in grado di fare le mie parole.

Baldo mi guardò e mi disse che dal suo punto di vista passare le giornate dietro un pc a una scrivania non faceva per me. Sentivo che aveva ragione, sapevo che aveva ragione, ma avevo paura di ricevere di nuovo un no. Invece quello che è successo e dopo mi cambiò letteralmente la vita. 

Baldo mi propose di fare la consulente aziendale, mi diede fiducia fin da subito facendomi vedere il mio piano di carriera con tanto di incentivi e provvigioni da lì ai successivi tre anni. Sono sincera capì poco e niente di quello che avrei dovuto fare, ma ero talmente felice ed entusiasta di aver incontrato una persona che aveva visto qualcosa di buono in me che gli dissi immediatamente sì. Il giorno dopo incominciare a lavorare con lui.”

Libera di sbagliare 

“Nel mio percorso di errori ne ho fatti tanti.  Ma ogni volta che sono andata da Baldo a chiedergli scusa o chiedergli aiuto per un errore commesso lui mi ha sempre risposto in questo modo: ok Francesca hai imparato qualcosa? E quando io rispondevo di sì lui replicava dicendomi: allora questo non è un errore. 

Questa cosa per me era davvero nuova, poter sbagliare non era consentito nel mio vecchio lavoro. Ma imparare a sbagliare è stata la cosa che più mi ha fatto crescere nel corso del tempo. 

Sentirsi liberi di poter sbagliare significa sentirsi liberi di crescere. Significa smettere di aver paura di tentare, di essere se stessi, di dare. Nessuno può diventare davvero bravo o davvero libero quando è soffocato dal terrore di essere fuori posto, di essere inadatto o incapace.”

Dove c’è amore, non esiste “divario” 

“Oggi sono riuscita a realizzare tantissime cose di cui vado orgogliosa. Viaggio per partecipare alle convention aziendali e per visitare i miei clienti. Sono sempre a contatto con le persone, perché aiutarle è la parte principale del mio ruolo. Vivo la realtà dei ragazzi curandomi della partnership tra aziende e scuole. 

Il problema allora non era tanto che io fossi donna o uomo. Vengo da un paese di 700 abitanti e avrei tutti le ragioni del mondo per nascondermi dietro all’idea che non c’è abbastanza spazio per avere la giusta opportunità. Oppure no. Oppure si tratta solo di alimentare quel senso di fiducia nei confronti degli altri esseri umani. Un sentimento che prima di tutto nasce dalla consapevolezza e dalla fiducia in noi stessi. 

Quando critichiamo qualcuno, quando giudichiamo, puntiamo un dito contro noi stessi. E quando lo facciamo, lo facciamo perché la nostra energia, il nostro vero potere ha smesso di fluire nella giusta direzione. Dove c’è amore, non c’è divario.”

Il primo grande passo: lavorare sulla propria energia emozionale

“Credo che se tutti noi lavorassimo per conoscere e riconoscere le nostre emozioni, non ci sarebbe più motivo di dare un significato negativo alle “differenze”. Anzi. Chi impara a connettersi al meglio con la propria energia, andando ad eliminare i propri scheletri nell’armadio e a curare le proprie ferite più profonde, vede gli altri per quello che sono: esseri unici dal potenziale infinito, pieni di vita, con una missione da compiere e dei sogni da realizzare.  

Qualunque aiuto provenga dall’esterno, se non è accompagnato da un processo di miglioramento personale ed educazione emozionale, non servirà a molto… 

Ogni volta che siamo scarichi, tristi, arrabbiati, dobbiamo avere il coraggio di fermarci un istante, prenderci del tempo per risolvere e stare meglio. Non possiamo sfogare le nostre frustrazioni e le nostre paure “distruggendo” qualcun altro, insultando, criticando o giudicando. Il primo grande passo che ognuno di noi dovrebbe fare è quello di aprirsi all’abbondanza e all’amore, praticando quotidianamente la gratitudine e prendendosi cura delle proprie emozioni. Questa è la nostra più grande responsabilità nei confronti di noi stessi e degli altri. 

Così, ogni differenza sarà unicità, così ogni differenza sarà ricchezza.”

“Su cosa vorresti che scrivessimo? Manda una mail a redazione@imprenditore.info per farcelo sapere”

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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