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Strategie per la gestione delle crisi aziendali

crisi aziendali
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Le crisi aziendali sono eventi che ogni impresa può affrontare nel corso della sua esistenza. Comprendere le cause e sviluppare strategie efficaci per gestirle è fondamentale per la sopravvivenza e il successo a lungo termine. 

Oggi il Dott. Sergio Ceccotti, Dottore Commercialista e Revisore Legale, ci offre preziose intuizioni e consigli su come affrontare le crisi aziendali. 

Gli imprenditori troveranno in questa intervista una guida pratica e approfondita che può aiutarli a prevenire, gestire e superare le difficoltà aziendali, assicurando la stabilità e la crescita delle loro imprese.

Quali sono, secondo te, le principali cause di crisi aziendali e come pensi possano essere prevenute?

Nella letteratura aziendale vengono individuate due tipi di cause che determinano la crisi aziendale.

Le prime, di tipo interno-soggettivo, sono legate alla capacità del management a cui dipende larga parte del cattivo andamento dell’azienda. Il management lo identifichiamo con i soggetti che hanno un ruolo primario e a cui sono affidate le sorti dell’impresa. Le loro incapacità, la resistenza al cambiamento, la cultura, i comportamenti errati, il mancato esempio di dedizione al lavoro rappresentano molte volte una causa primaria che concorre poi a scatenare una serie di concause che sfuggono poi al controllo del management.

Più precisamente, vi possono essere:

  • Crisi di inefficienza: a sua volta può essere di tipo produttivo (es.: strumenti di produzione e tecnologie obsolete o insufficienti), commerciale (es.: spese in marketing e vendite maggiori dei ricavi che ne derivano) e/o organizzativo (es.: vi è mancanza di adeguati strumenti di controllo e programmazione e soprattutto se non viene svolta una pianificazione a medio-lungo termine).
  • Crisi da errori strategici/incapacità di programmare/carenza di innovazione: cioè quando l’impresa si trova in una situazione in cui manca non solo di innovazione interna, ovvero è incapace di sviluppare nuove e soprattutto profittevoli idee, ma anche dell’abilità a redigere opportuni programmi aziendali. 

Le seconde, di tipo esterno-oggettivo, sono indipendenti dalla gestione umana e, se non subito riconosciuta e gestita, può inficiare il buon lavoro svolto fino a quel momento.

Ovvero:

  • Cause generali: la situazione economica generale (disoccupazione, inflazione, ecc.), lo stato delle istituzioni (il livello di tassazione, la politica del lavoro, ecc.), il livello di servizi ed infrastrutture (che servizi ed infrastrutture vengono forniti all’impresa), la politica del territorio (se ostile allora ostacolo all’azienda), la situazione demografica (se cambia allora dovrà cambiare anche l’offerta di prodotti e servizi)
  • Cause tecnologiche: la mancanza della tecnologia necessaria a rendere attualizzabili le teorie scientifiche, il livello di ricerca e lo stato delle scoperte scientifiche.
  • Cause di mercato: mercato del lavoro (da cui si attingono le risorse umane basilari per impostare una crescita aziendale), mercato dei capitali (in cui vengono scambiate le risorse finanziarie), mercato dei fattori (dove si recuperano le risorse necessarie al processo produttivo), mercato di sbocco (quel settore di mercato in cui è fondamentale osservare e comprendere il comportamento di clienti, consumatori e concorrenti).

Quali sono, secondo te, le strategie chiave che si dimostrano efficaci nella gestione delle crisi aziendali?

È essenziale dotarsi di un assetto organizzativo adeguato per garantire l’efficienza dei processi aziendali, la corretta attribuzione del potere decisionale e l’individuazione delle responsabilità dei singoli. Allo stesso modo, un assetto amministrativo solido assicura che le attività aziendali si svolgano in modo ordinato e corretto. Infine, un buon assetto contabile permette la corretta traduzione dei fatti di gestione in termini contabili, facilitando la programmazione e la consuntivazione. Questo deve comprendere la contabilità generale e i sistemi di reporting, al fine di produrre dati utili per le decisioni aziendali e di individuare tempestivamente segnali di allarme nei bilanci.

Al fine della rilevazione tempestiva della crisi d’impresa, le misure e gli adeguati assetti che deve adottare l’imprenditore, devono permettere di, secondo l’Art.3 CCII:

  • Determinare eventuali squilibri patrimoniali ed economico-finanziari.
  • Verificare la sostenibilità del debito e la continuità aziendale per i successivi 12 mesi.
  • Verificare reiterati e significativi ritardi nei pagamenti (c.d. segnali di allarme interni ed esterni).
  • Ricavare le informazioni necessarie per utilizzare la check-list per la verifica della fattibilità del risanamento ed effettuare il test pratico preliminare (debito da ristrutturare/flusso di cassa al servizio del debito).

Come ritieni debba essere gestita la comunicazione durante una crisi aziendale? Qual è, secondo te, l’importanza della trasparenza e della coerenza nella comunicazione con gli stakeholder interni ed esterni?

Nelle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza, e durante le trattative che le precedono, debitore e creditori devono comportarsi secondo correttezza e buona fede, non tacendo alcuna informazione rilevante, collaborando all’obiettivo della migliore soluzione della crisi e non utilizzando gli strumenti a loro disposizione per scopi incompatibili con le finalità della procedura.

In particolare, il debitore ha il dovere di:

  1. illustrare la propria situazione in modo completo, veritiero e trasparente, fornendo ai creditori tutte le informazioni necessarie ed appropriate allo strumento di regolazione della crisi o dell’insolvenza prescelto;
  2. assumere tempestivamente le iniziative idonee alla rapida definizione della procedura, anche al fine di non pregiudicare i diritti dei creditori;
  3. gestire il patrimonio o l’impresa durante la regolazione della crisi o dell’insolvenza in modo da conservarne l’integrità e il valore nell’interesse prioritario dei creditori.

Quali sono gli errori più comuni che ritieni le aziende commettano durante una crisi e come pensi si possano evitare?

  • Incapacità di adattamento al cambiamento e di interpretare la crisi come un’opportunità per prosperare in futuro.
  • Sottovalutazione e conseguente posticipazione del problema.
  • Mancanza di assunzione delle responsabilità del management e conseguente attribuzione delle cause della crisi a fattori esogeni.

Si tratta di problematiche connesse alla cultura imprenditoriale e alla resistenza al cambiamento (mancanza di flessibilità) frutto della tradizione e dei risultati aziendali storici (ancorarsi al passato), che richiedono una netta inversione di tendenza e profonde modifiche della mentalità o sostituzione del management.

Qual è il tuo consiglio finale per gli imprenditori?

Riflettere su cosa si sarebbe potuto fare prima della crisi è fondamentale, perché aiuta a imparare dagli errori e a evitare di ripeterli in futuro. È anche importante analizzare le strategie attuali per adattarle alle nuove circostanze. In tempi di turbolenza economica e sociale, è essenziale acquisire competenze di leadership. Gli imprenditori devono essere un esempio vivente dei valori e della visione aziendale, ispirando fiducia e determinazione nel loro team. La capacità di produrre risultati anche in condizioni difficili è ciò che distingue un vero imprenditore.

Infine, non dimenticate di rivolgervi a professionisti come i Partner d’Impresa. La loro consulenza e supporto possono essere fondamentali per affrontare le sfide e trasformare le difficoltà in opportunità.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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