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Spiritualità e business secondo Mons. Giulio Dellavite

spiritualità e business
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Mettere nella stessa frase spiritualità e business potrebbe sembrare un paradosso, eppure non ci vuole molto per rendersi conto che esiste un legame forte tra la “fede” e i più grandi leader della storia.  

Che sia credere in Dio, in Budda o in sé stessi, poco cambia. Resta il fatto che esistono alcune doti imprescindibili in ogni persona carismatica che riesce a guidare un gruppo con successo.

Oggi Mons. Giulio Dellavite, Segretario Generale della Curia di Bergamo, ci aiuta a capire meglio il legame tra questi due mondi solo in apparenza in antitesi.

  • Ho visto una tua intervista in cui definisci Gesù un “influencer”, che ha passato 3 anni della sua vita a parlare alle persone e cercare “follower”. Come dici tu, lui stesso spiega agli apostoli l’importanza di gettare le reti per trasformarsi in pescatori di uomini. Mi piacerebbe capire cosa ne pensi del potere delle relazioni per un leader.

Secondo me la credibilità gioca un ruolo cruciale nel trasmettere un messaggio significativo. Un leader non riesce a convincere le persone dimostrando che è lui quello bravo. Un leader vede il potenziale delle persone che gli stanno accanto, si fida di loro e della forza del messaggio.

Gesù stesso ha dimostrato questa abilità nel coinvolgere le persone intorno a lui. Si è rivolto ai poveri, ai malati e alle donne, affidando loro i suoi messaggi. Ha creato una connessione autentica con le persone, generando fiducia e coinvolgimento alla base e questo ha contribuito a creare la fortuna del cristianesimo.

Ritornando al contesto aziendale, penso che ci sia un’importante lezione da imparare. Il fallimento dello “smart working” in Italia può essere attribuito proprio alla mancanza di fiducia tra i leader e i collaboratori. Qui è mancato uno “smart capo”, quello che si fida dei suoi collaboratori e gli permette di prendere decisioni e agire in autonomia. Questa fiducia reciproca crea un ambiente in cui i collaboratori si sentono valorizzati e responsabilizzati e così sono spinti a raggiungere risultati spesso al di sopra delle aspettative.

  • La normalità ci sembra sinonimo di noia, grigiore, rassegnazione”, mentre tu hai scritto un libro dal titolo “Elogio della normalità“. Come possiamo cambiare la prospettiva e riscoprire il valore immenso delle piccole cose quotidiane nel mondo degli affari? Quali benefici potrebbe portare questa visione?

Per cambiare prospettiva e riscoprire il valore delle piccole cose quotidiane, è necessario rivedere il concetto di normalità. Spesso associamo la normalità a qualcosa di avvilente, come la ruota del criceto, ma in realtà può essere avvincente e ricca di significato. Dobbiamo smettere di aspettare qualcosa dall’esterno e imparare a guardare dentro di noi per cambiare questo paradigma.

La spiritualità può giocare un ruolo importante in questo processo. Ci aiuta a percepire che abbiamo una grande ricchezza interiore, ma spesso non ci prendiamo il tempo di scoprirlo. Quando ci connettiamo con la nostra spiritualità, invece, ci sentiamo completi e troviamo valore nelle cose semplici e quotidiane.

Nel contesto aziendale, gli imprenditori hanno una doppia responsabilità. Oltre a rendere avvincente la normalità per sé stessi, devono anche aiutare i propri dipendenti nel loro percorso. Questo significa incoraggiare la consapevolezza, la crescita personale e professionale, e creare un ambiente che valorizzi e celebri le piccole cose quotidiane. Quando i dipendenti si sentono apprezzati e vedono valore nel proprio lavoro, diventano più motivati, creativi e impegnati nel raggiungimento degli obiettivi aziendali.

  • Nel tuo libro “Benvenuti al ballo della vita“, utilizzi l’immagine della danza per descrivere il cammino spirituale. Come possiamo lasciarci coinvolgere dal ritmo nel contesto del business?

Il ballo rappresenta la qualità della vita e può offrire interessanti spunti anche nel contesto aziendale (e nella vita).

  1. Flusso e adattamento: Nella danza, non è necessario andare sempre avanti, ma si possono fare anche passi avanti e indietro, o persino girare su se stessi. Analogamente, nel business, è importante riconoscere che i progressi possono essere non lineari e che il cammino può essere caratterizzato da cambiamenti di direzione. Dobbiamo essere flessibili e adattarci alle diverse situazioni e sfide che incontriamo lungo il percorso.
  1. Relazioni e collaborazione: Nella danza, può capitare che qualcuno ci pesti i piedi o ci dia delle gomitate, spesso involontariamente. Allo stesso modo, nel contesto aziendale, siamo chiamati a lavorare con persone che potrebbero non condividere la nostra stessa visione o lo stile di lavoro. È importante sviluppare la capacità di gestire le relazioni in modo armonioso, cercando di comprendere gli altri e collaborando per raggiungere gli obiettivi comuni.
  1. Adattamento al ritmo: La danza è influenzata dalla musica, che può assumere diverse forme e ritmi. Così, anche se parliamo di tecno, country o di un lento, si tratta sempre di musica. Allo stesso modo, nel business, ci troviamo spesso a dover affrontare cambiamenti e condizionamenti esterni. È fondamentale evitare di giudicare e abbracciare la capacità di adattarsi ai nuovi ritmi e alle nuove sfide che si presentano, pur mantenendo saldi i nostri valori e principi.
  1. Scelte consapevoli: Nella danza, facciamo delle scelte riguardo all’abbigliamento, al partner e ai tempi. Nel contesto aziendale, possiamo applicare questa consapevolezza nel definire la nostra cultura aziendale, scegliendo con cura i collaboratori e stabilendo ritmi di lavoro che favoriscano il benessere e l’equilibrio. Integrando la spiritualità nella nostra visione del business, possiamo coinvolgere gli altri in questi concetti con più facilità, creando un ambiente armonioso e ispiratore.
  • “Mentre leggo, sono letto”, così parli delle tue riflessioni sul Vangelo. Anche a me è successo di leggere dei libri e pensare “Wow, mi sento capita al 100%”. Così come forse capita anche alle persone che si emozionano per una canzone. Quando comunichi, tu DIVENTI uno specchio in realtà. È la chiave del tuo libro “Se ne ride chi abita i cieli: il manager e l’abate, lezioni di leadership tra le mura di un monastero”. Ti va di spiegarci come questo concetto possa portare un imprenditore a guardarsi dentro e avvicinarsi alla spiritualità?

Io l’ho capito scrivendo libri, perché le persone ci vedevano dentro tanto altro che io non ci avevo messo. Allora che tu scriva o dia delle indicazioni ai collaboratori, questa cosa non la devi dimenticare. 

Un buon leader questa cosa la capisce leggendo. Infatti gli americani dicono “Good leader is a good reader”. 

Tu fai fare delle domande alle persone, non puoi aspettarti che i compiti vengano compresi ed eseguiti alla lettera. D’altronde se Cristoforo Colombo fosse stato il fattorino dell’azienda, avrebbe avuto un sacco di problemi con il suo capo. Se ci pensi bene, lui può essere visto come quello che ha scoperto l’America o come uno che ha sbagliato strada.

  • Secondo te, quali sono i passi pratici che i leader delle aziende possono intraprendere per integrare la spiritualità nei loro ruoli di guida?

I vecchi preti gli direbbero di farsi un esame di coscienza ogni sera e analizzare i loro peccati. Il mio consiglio, invece, è quello di “Baciare la giornata”. Come dicono gli americani, un leader dovrebbe usare la tecnica del KISS:

Keep – rigusto le cose belle, quelle che voglio rivivere.

Improve – penso alle cose che ho fatto bene, ma che voglio migliorare.

Stop – queste sono le cose che so di dover interrompere.

Start – e infine ciò che devo fare domani per ripartire e avere ancora più positività.

La connessione tra spiritualità e business può sembrare inusuale, ma è proprio nella fusione di queste due dimensioni che possiamo scoprire un potenziale ispiratore per i leader imprenditoriali. Riflettendo sulle parole di Mons. Giulio Dellavite, possiamo percepire come i princìpi spirituali possano trasformare radicalmente la nostra prospettiva e avvicinarci a una leadership autentica e significativa.

L’importanza delle relazioni e della fiducia nel contesto aziendale diventa evidente quando consideriamo il modo in cui Gesù ha coinvolto le persone attorno a sé. Ha saputo creare una connessione autentica con i suoi seguaci, affidando loro il suo messaggio e generando un coinvolgimento profondo. Questo ci ricorda che un buon leader non si limita a imporre la propria volontà, ma riconosce il potenziale delle persone che lo circondano, costruendo fiducia reciproca e permettendo loro di crescere e contribuire attivamente.

Integrare la spiritualità nella propria visione di leadership non solo arricchisce la vita personale, ma può portare ad approcci innovativi e ispiratori nel mondo degli affari. Connessioni profonde, valori autentici e una comprensione più profonda del significato del proprio lavoro possono stimolare la creatività, la motivazione e il coinvolgimento dei dipendenti, trasformando un’azienda in una comunità prospera.

Perciò, invito tutti gli imprenditori e i leader a considerare il potere delle relazioni autentiche e a integrare la spiritualità nei propri ruoli di guida. Attraverso questa fusione, possiamo creare un futuro in cui l’imprenditorialità si basi su valori profondi, fiducia reciproca e ispirazione continua, portando a un successo duraturo e significativo per sé stessi, per le persone che guidano e per la società nel suo insieme.

Se ti interessano queste tematiche, non perdere i nostri articoli della rubrica “Spiritualità” in uscita ogni domenica. E se pensi che potrebbe essere utile a qualcuno che conosci, condividi il blog con i pulsanti qui sotto!

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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