Cosa ci aspettiamo dall’Est Europa nei prossimi mesi? Probabilmente il regalo di Natale più gradito di sempre sarà evitare un conflitto nucleare, o meglio ancora la conferma del cessate il fuoco.
Questo augurio viene principalmente da un’analisi degli ultimi eventi. L’Ucraina ha colpito la Russia con dei missili a lungo raggio forniti dagli aiuti statunitensi. Il bersaglio colpito pare sia stato un deposito di munizioni, ma l’evento ha cambiato le carte in tavola. Sebbene l’intervento statunitense non sia stato diretto, la Russia potrebbe considerare l’aiuto fornito all’Ucraina come una collaborazione congiunta con gli USA. Aggiungiamo che, per utilizzare quel tipo di armi a lungo raggio, è necessario sia il permesso che il sostegno diretto del personale americano, mettendo i vertici militari russi nella posizione di considerarlo un vero e proprio coinvolgimento diretto nell’attacco. Questo cambierebbe tutto, spostando il conflitto ad un livello superiore.
Situazione occidentale: il via libera di Biden
La situazione è diventata ancor più delicata davanti la notizia dell’aggiornamento della dottrina nucleare da parte di Putin, il quale ha dato il permesso di utilizzare la tecnologia nucleare “come misura estrema e ultima risorsa” davanti ad un massiccio attacco all’interno della Russia. La scelta estrema arriva proprio davanti l’evidenza del coinvolgimento diretto statunitense, una potenza nucleare, affianco una potenza non-nucleare.
Sembrerebbe essere il lascito di Biden, l’ultimo grande intervento prima di salutare definitivamente la Casa Bianca. E con grande non ci riferiamo alla fama o alla portata strategica, bensì alla sua gravità. Che Putin sia una testa calda e che abbia dei deterrenti per schermarsi dall’offensiva occidentale è sempre stato chiaro, ma permettere un conflitto del genere – con armi americane e colpendo direttamente l’interno del paese – è decisamente da folli. Ci aspettiamo forse una resa da parte di una nazione che sta resistendo da anni a sanzioni, attacchi di ogni tipo e condanne internazionali?
Situazione orientale: gli aiuti dalla Corea Del Nord
La risposta orientale infatti era prevedibile: corsa alla difesa suprema, il deterrente nucleare. Eppure un risvolto della medaglia è la legittimazione a richiedere l’aiuto ad altre nazioni. “Così come tu, America, aiuti la tua cara Ucraina, io Russia mi rivolgo ai miei amici”. Stiamo parlando proprio dei soldati inviati da Pyongyang, Nord Corea (Nell’immagine in evidenza, una parte degli armamenti inviati da Pyongyang in Russia).
Servizi segreti sudcoreani affermano che circa 12000 soldati siano stati inviati in aiuto al fronte russo, gli USA invece ne stimano 3000. Fatto sta che l’evoluzione del conflitto lo sta collegando ed espandendo non solo in termini di territorio, ma anche geopolitici.
Dopotutto la Russia aveva bisogno di alleati, di mostrare che non è isolata in questi conflitti; dall’altra la Corea del Nord ha tutt’ora bisogno di denaro, sostegno e di interfacciarsi con altri governi grazie ai quali legittimare la propria autorità.
Tutto questo sicuramente altera gli equilibri internazionali e forse veramente, se lasciassimo tutto così, saremmo vicini all’escalation. In cosa possiamo sperare a questo punto?
Tanto per iniziare che, all’insediamento di Trump da Gennaio, la situazione possa diventare meno tesa tra America e Russia, facilitando la comunicazione. Poi anche che prevalga il buonsenso, ricordandosi gli svantaggi globali e comuni di un conflitto nucleare.
Svantaggi già evidenti di un conflitto che, ormai, è già mondiale.


