La Commissione di von der Leyen ha perso una controversa causa sulla trasparenza dei contratti per i vaccini alla vigilia di un voto cruciale nel Parlamento Europeo per confermare la sua nomina a Presidente della Commissione.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha annullato una decisione della Commissione Europea di nascondere alcune parti dei contratti per i vaccini COVID proprio nel mezzo degli sforzi di von der Leyen per ottenere supporto per la rielezione.
Ripercorriamo la vicenda. Nell’Ottobre 2021 alcuni deputati verdi del Parlamento Europeo richiedono l’accesso ai contratti per i vaccini COVID-19 negoziati dalla Commissione. L’intenzione è di verificarne termini e condizioni. I contratti arrivano ma fortemente censurati e, non ricevendo un trattamento di totale trasparenza né tantomeno risposte sufficienti dalla Commissione Europea, dopo svariati mesi il caso arriva alla Corte Superiore.
Ieri si presenta la sentenza al pubblico. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito che la Commissione Europea non ha, come detto, agito con trasparenza, limitando l’accesso agli accordi di acquisto: le versioni redatte dei contratti risultano infatti irregolari.
Perché tanto mistero sui contratti più importanti della storia sanitaria europea? Perché il Parlamento non ha potuto controllarli già prima dell’accordo ma ha aspettato fino a quasi tre anni dopo?
Intanto questo rimane un duro colpo per Ursula von der Leyen, la quale oggi 18 Luglio si trova in un momento delicatissimo, davanti il voto del Parlamento Europeo che deciderà se riconfermarla o meno come Presidente della Commissione.
Per ottenere un secondo mandato, von der Leyen avrà bisogno di almeno 361 voti su 720 membri del Parlamento Europeo.
Von der Leyen, supportata dal Partito Popolare Europeo (EPP), dovrà probabilmente negoziare con altri gruppi centristi come i Socialisti e Democratici (S&D) e Renew Europe per assicurarsi il supporto necessario. Tuttavia, ci sono dubbi sul sostegno riservatole, dato che esistono già potenziali dissensi all’interno del suo stesso partito e opposizioni dai gruppi dei Verdi e dei Socialisti.
Ora però la situazione potrebbe cambiare drasticamente.
Secondo quanto comunicato dalla Corte, la Commissione “non ha dimostrato che un accesso più ampio a quelle clausole avrebbe effettivamente compromesso gli interessi commerciali di quelle imprese”.
Sentenza che mette in difficoltà la candidatura di von der Leyen, la quale si trova – forse troppo tardi – a dover recuperare compensi e poi rispondere direttamente alla Corte. Per fare ricorso la Commissione ha due mesi di tempo, ma intanto deve gestire e superare il voto di oggi.
Parlando poi di acquisti di vaccini COVID-19, la Corte di Giustizia dell’UE sta esaminando un caso sollevato dal New York Times in merito alla richiesta di accesso ai messaggi di testo scambiati tra von der Leyen e il CEO di Pfizer, Albert Bourla, durante le negoziazioni sui contratti per i vaccini COVID-19 (negoziazioni che hanno fruttato un contratto per l’acquisto di 1,8 miliardi di dosi). Attualmente la causa è in corso e non è stata ancora fissata una data per la sentenza.
Si mette male per Ursula? Dovrà rispondere, tenendo il conto, di praticamente due scandali relativi alla gestione della crisi COVID. Intanto oggi seguiamo la votazione in Parlamento, seguiamo l’eventuale ricorso che verrà presentato dalla Commissione e attendiamo con pazienza una data per conoscere cosa, in privato, si son detti la la presidente della Commissione Europea e il CEO di Pfizer.
Certo, una rondine non fa primavera, ma forse tante briciole di pane sul sentiero portano alla conclusione che le cose non sono state fatte in totale onestà ed etica? Perché tanta attesa e censura da parte dei vertici dei governi europei?
Domanda azzardata, ma decisamente legittima.


