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Se tu non avessi paura, che cosa faresti davvero? Un’intervista a Sara Renossi 

Se tu non avessi paura, che cosa faresti davvero? Un’intervista a Sara Renossi
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Quando mi sento incartata, quando mi sento persa, bloccata, da un po’ di tempo a questa parte mi faccio sempre questa domanda: “Sara, se tu ora non avessi paura, che cosa faresti davvero?”

Sara Renossi è CEO di BE (Beauty-Experience) Srl , un’azienda in Franchising che opera nel settore dell’estetica avanzata e che ad oggi conta sei centri estetici tra le province di Padova, Verona e Vicenza. Un sogno iniziato quando Sara aveva solo 23 anni. Un sogno che via via ha cambiato forma, identità e intensità. 

Sì perché Sara, quando ha iniziato, aveva solo una cosa ben chiara in mente: che diventare un’imprenditrice nel settore dell’estetica sarebbe stato il suo destino, la naturale estensione di sé, la cosa per cui era venuta al mondo. Ma anche con questa assoluta certezza addosso, Sara di difficoltà ne ha dovute superare parecchie; una su tutte: la sua paura… 

Sogno o follia? 

A 18 anni ho iniziato a lavorare in una casa cosmetica in cui insegnavo a fare trattamenti e utilizzare macchinari di estetica avanzata sulle clienti. Ciò che facevo mi piaceva tantissimo e inoltre guadagnavo anche molto bene. Tant’è vero che quando ho iniziato a immaginare di aprire un mio centro, le persone che avevo vicino si chiedevano se fossi impazzita. 

Perché avrei dovuto rischiare di perdere un posto di lavoro del genere, con compensi del genere? Ma come sappiamo, la logica fa pensare. Sono le emozioni che fanno agire… 

Se mi fossi messa a pensare a tutti i pro e i contro probabilmente oggi non saremo qui a fare questa intervista. Forse non sarei mai diventata una imprenditrice. E invece… Hanno vinto le emozioni. Ha vinto quella parte di sana incoscienza tipica dei bambini, che si buttano al di là delle conseguenze, al di là delle possibili cadute. 

5 € di benzina al giorno

Apro così il mio primo centro. Volevo fare il mio lavoro e lo volevo fare bene. Ma non sapevo nulla di impresa. Presi tanti schiaffi in faccia. Lavoravo notte e giorno, non avevo orari, non avevo weekend. Non avevo nemmeno utili. Il poco che guadagnavo lo reinvestivo in strumentazioni, macchinari e formazione. 

Avevo molti debiti da pagare e nessuno che mi garantisse che ce l’avrei fatta. Potevo permettermi di fare solo 5 euro di benzina al giorno, perché non sapevo se, facendo il pieno, mi sarebbero rimasti altri soldi. 

A un certo punto le cose poi hanno iniziato a girare per il verso giusto. Non avrei accettato la sconfitta per nessuna ragione. Sono arrivate i clienti, sono arrivate le mie collaboratrici, mio fratello è entrato in società. Ho iniziato a fare il pieno alla macchina. 

L’unione fa la forza 

Mio fratello aveva sempre lavorato per grandi multinazionali, aveva grande esperienza nel mondo del management e dei numeri. Unirmi a lui è stata una decisione davvero fondamentale per la crescita del mio business.  È stata sua l’idea di affiliare altri centri che adottassero il nostro metodo e i nostri prodotti e non sarò mai abbastanza grata per ciò che ha fatto e continua a fare me. 

La prima volta che abbiamo parlato con il nostro commercialista riguardo all’idea del franchising è scoppiato a ridere. Credevo cadesse dalla sedia. 

Fatturavamo forse 200mila euro all’anno. Devo dire che anche io ci avessero messo un po’ per convincermi che fossimo all’altezza, e appena decisi che sì, ce la potevamo fare, mi sono di nuovo sentita piccola piccola. Era il 2017. 

Quattro anni dopo, il sogno si è avverato. 

“Dipende da me!”

Finalmente dopo tanti sacrifici, sberloni in faccia, debiti saldati e altrettanti fatti, nel 2021 passo da essere un’estetista ad essere una vera e propria imprenditrice. Inizio a formarmi con Open Source Management, comprendo che le mie lacune caratteriali mi stavano allontanando dalla realizzazione del mio sogno. 

Smetto di sentirmi effetto delle cose, di lamentarmi se qualcosa non andava per il verso giusto e inizio a sentirmi la causa di ogni cosa. Capisco il vero significato di prendersi la responsabilità, dell’importanza di mettere in discussione vecchi paradigmi che sebbene avessero funzionato in passato, ora mi stavano ostacolando. Mi rendo conto che fare l’imprenditrice significa fare i conti con me stessa: ogni giorno! 

Ed è così che le cose iniziano davvero ad andare alla grande. Miglioro nel rapporto con le mie collaboratrici, sviluppo la mia leadership e la mia consapevolezza. Arrivano investitori interessati a diventare nostri partner, i fatturati aumentano, eppure… 

 “Perché non sono felice?” 

Nonostante tutto, io mi non mi sentivo pienamente soddisfatta. Non mi sentivo felice. Mancavo un pezzo, mancava qualcosa… perché non riuscivo a godere delle cose belle che io e mio fratello avevamo costruito? Perché pur potendo permettermi la vita che tanto desideravo, continuavo a sentirmi insoddisfatta? Perché continuavo a non provare quella grande gioia ed energia che mi aspettavo di provare arrivata a questo punto? 

A forza di farmi queste domande l’ho capito: mancava il mio perché. 

Ed è così che dal chiedermi continuamente che cosa non andasse in me, ho spostato l’attenzione sulle ragioni da cui era nato tutto. Mi sono focalizzata sul senso più profondo del mio lavoro e della mia vita. 

Perché lo stavo facendo? Qual era la vera motivazione? Qual è il mio scopo in questa vita? Perché sono qua? Fra cinquant’anni quando avremmo aperto 100 centri, che cosa resterà alle persone? Per cosa mi ricorderanno? 

Fare l’estetista: un ruolo meraviglioso che necessita di essere nobilitato 

Quando ho iniziato a pensare di avere qualcosa di mio, avevo il forte desiderio di esprimermi, di essere me stessa, di fare ciò che amavo, mentre facevo del bene ad altre persone. Mentre facevo stare bene il maggior numero di persone possibili. Lo stavo facendo davvero? 

Dopo anni di duro lavoro ho capito che i soldi, anche se ti mettono nelle condizioni di fare una bella vita non sono la garanzia unica della tua felicità. Se di tanto in tanto non ripristini il tuo sogno, non ti chiedi perché stai davvero facendo tutto questo, rischi di perderti, e in un attimo ti ritrovi a inseguire la meta di qualcun altro senza nemmeno comprendere come ci sei arrivata. 

Per  una vita mi sono detta che le estetiste fanno il lavoro più bello del mondo, che troppo spesso il loro ruolo è considerato una seconda scelta, un ripiego per coloro che non hanno idea di cosa fare nella vita. Un mestiere in cui non si può guadagnare, un lavoro che si esaurisce in qualche mandata di smalto sulle unghie e in qualche strappo di peli. Mentre lo dico ribolle la rabbia per le umiliazioni subite, per tutte le volte che ho avuto paura di dire la mia “perché ero solo un’estetista”. 

Eccola qua la mia vera missione. Eccolo qua il mio vero perché. 

Oltre la paura: al di là di ogni compromesso 

Il mondo dell’estetica è un mondo vastissimo e pieno di opportunità. Opportunità di crescita, di carriera, di guadagni. Un mondo che non ha che fare soltanto con l’apparenza e l’immagine, ma con il benessere globale delle persone. Con la loro autostima, la loro salute. 

Finché ho dato ragione alle persone che vedevano le estetiste in quel modo così limitato e limitante, il mio potere e la mia energia sono rimasti a metà del loro potenziale. Ho fatto diversi compromessi, ho accettato idee che non erano mie, mi sono fatta andare bene molte cose che in verità sapevo essere sbagliate per me. Sono rimasta in silenzio per la paura di fare la figura della scema, dell’ignorante, della stupida. Non ho avuto il coraggio di essere me stessa per davvero. 

Poi un giorno tutto è cambiato. Riprendendo in mano la mia vera missione ho compreso che con la paura addosso non sarei mai andata da nessuna parte. O meglio, non sarei andata incontro alla mia felicità. 

Si tratta di integrità: rispetto di se stessi, dei propri valori. 

Fai tesoro della tua sofferenza 

In fondo Il mio primo ostacolo di me stessa ero io. Ero io che non mi sentivo all’altezza, ero io che ascoltavo le opinioni degli altri, che mi lasciavo influenzare dalla massa e dai suoi pregiudizi. Vivevo nella paura delle conseguenze, nella paura delle critiche, nella paura di sbagliare e senza accorgermene stavo corrodendo me stessa un pezzettino alla volta. 

Appena ho aperto il mio primo negozio a Monselice ho perso mio padre. E con il magone in gola andavo avanti, perché con i debiti addosso e un’attività da avviare il tempo per piangere talvolta non ce l’hai. Quando perdi la terra sotto i piedi tutto sembra assurdo, ma è quando tocchi il fondo che capisci di poterti dare la più forte spinta possibile per risalire in superficie e tornare a respirare. 

Ho ben presente tutte le volte che sono stata a un passo dal mollare, a un passo dal mandare tutto all’aria perché era troppo difficile, troppo doloroso, troppo stancante. Ed è in quei momenti che la mia missione il mio perché e i miei valori mi hanno soccorso. Mi hanno salvato. 

Ricorda chi sei, ricorda da dove sei partita

Ora che so di poter portare a regime in modo sistematico un centro estetico nel giro di un paio di mesi so anche molto bene quanto è importante sempre ricordare da dove si è venuti. Chi ero quando sono partita? Cosa desideravo davvero realizzare? Quante cose ho sopportato e superato? Quanta sofferenza ho attraversato? 

Ecco, queste cose non bisogna dimenticarle. Sono la tua polizza sul futuro, sono la garanzia del tuo successo. Non solo economico, ma anche e soprattutto emozionale. 

Se oggi non avessi più alcuna paura: che cosa faresti? Prendine nota, poi, agisci con coraggio! 

Non c’è nulla di turpe in una cicatrice se è stato il coraggio a causarla.

Publilio Siro

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Ho parlato di questo con Jessica Laconi, donna, mamma, imprenditrice e moglie. Da anni è titolare, assieme al marito, Alessandro Viviani, della Autotrasporti Viviani SRL, un’azienda valtellinese di trasporto merci su strada in conto terzi.

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