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Cosa accade in Germania? – Le conseguenze della guerra che nessuno vuole ascoltare

L’economia della Germania è in recessione, dobbiamo fare i conti anche con questo aspetto.

Quella che un tempo era ritenuta la Locomotiva d’Europa da un po’ di mesi si trova in una situazione delicata, difficile e quanto mai decisiva per il futuro non solo dell’economia tedesca, ma di tutta l’Europa (Italia inclusa).

Non si tratta però solo della Germania. La genesi di questo pantano in cui tutta l’Europa si è andata a ficcare è strettamente legato alla guerra in atto, sebbene i motivi siano molteplici e mai solo uno.

Ma da dove arriva tutto questo tumulto nel cuore dell’economia tedesca?

Il settore automobilistico… in panne

Tanto per iniziare – facendola anche breve e semplice – l’industria tedesca è molto forte nel settore automobilistico, lo è sempre stata, tanto da farne uno dei principali settori capaci di dare lavoro ai propri cittadini e di far prosperare l’economia in ripresa dagli anni ’90, da dopo la caduta del Muro di Berlino (1989).

Grande sfida si è rivelata essere la competizione col drago cinese delle auto elettriche: potenza economica in rapida crescita, veloce nella produzione, efficace nel reperire materiali necessari e anche sovvenzionata da copiosi finanziamenti statali, i quali incentivano l’apertura e la proliferazione delle industrie e di nuove aziende.

Insomma, la Cina ci ha visto lungo e ha iniziato ad investire su due cavalli vincenti: le aziende e il settore dell’elettrico. L’Europa no. O meglio, se ne sta accorgendo tardi, solo nel momento in cui la Cina ha già iniziato a sottrarre grandi quote di mercato in Europa, vendendo sotto il naso di noi tutti veicoli elettrici ad un prezzo inferiore rispetto allo standard.

La reazione forte e anche un po’ spaventata da parte del governo centrale europeo è stata quella di imporre subito dei dazi (entrati in vigore dal 31 ottobre 2024) che impongono costi aggiuntivi ai produttori cinesi che vendono velivoli elettrici in Europa, iniziando una vera e propria guerra commerciale fatta di tasse e ricorsi.

Ma ormai la frittata è fatta e le uova utilizzate sono proprio le industrie come la Volkswagen. Quest’ultima ha infatti già chiuso uno stabilimento e si trova prossima a chiuderne altri, non tanto perché mancano operai (il tasso di occupazione tedesco rimane alto) bensì perché l’azienda non è stata subito al passo con le innovazioni necessarie per rimanere a galla, pronta e competitiva contro un oriente agguerrito.

La conseguenza che l’Europa forse non ha calcolato è che, con l’inizio di una guerra di dazi con la Cina, lo stesso gruppo Volkswagen andrà a perderci, in quanto vedrebbe in difficoltà anche il suo export in oriente. Questo indebolirebbe in modo significativo tutta l’economia europea. Il gruppo Volkswagen (Porsche Automobil Holding SE) detiene infatti la proprietà di altre società automobilistiche come Audi, Audi Sport, Bentley, Lamborghini, Ducati detenute tutte al 100%; poi ancora Porsche (75%), Bugatti Rimac (45%), Scout Motors (100%), SEAT (100%), Cupra (100%), Škoda Auto (100%), Traton, Volkswagen (marchio fondatore del gruppo) e molte altre.

È un quarto del mercato automobilistico europeo. Cosa significa? Che, come un domino, ferita la Locomotiva d’Europa, anche tutti gli altri vagoni avranno difficoltà a continuare su questi binari. Anche l’Italia, la quale ora esporta beni in Germania per un totale di 80 miliardi l’anno, vedrebbe il commercio azzoppato in modo repentino.

Ma c’è di più.

Le conseguenze del conflitto eterno

Ebbene sì, perché la causa non è solo una produttività tedesca più lenta e dovuta alla normale evoluzione della macroeconomia mondiale. Ricordiamo ad esempio che la Germania è stata sempre fortemente dipendente dal gas russo, trovandosi di recente a dover trovare altre soluzioni come la costruzione di altri canali nel Mar Baltico, accordi con altri paesi come il Qatar e la Norvegia, spendendo fior di quattrini. Questo ha generato non poca difficoltà nella gestione finanziaria tedesca.

Ovviamente non tutte le incertezze dell’economia europea sono imputabili al conflitto in Ucraina, ma di certo avere una guerra sull’uscio di casa influenza fortemente i mercati. Se poi ci aggiungiamo una profonda e grave crisi di governo, ecco che la Germania trema e, con essa, tutto il sistema economico che ne dipende. Per renderci conto del legame che abbiamo con il Nord Europa non ci dimentichiamo che i Buoni del tesoro italiani sono giudicati più o meno sicuri in base al confronto con quelli tedeschi, ritenuti invece più stabili.

Quel che non vogliamo guardare sono le conseguenze che sostenere un conflitto sta portando. Certo, arricchisce tutta l’élite dell’industria bellica, ma quei soldi vanno oltreoceano (per non parlare del costo di vite umane che si paga) ed ecco che arrivano i primi segnali di cedimento anche nel cuore industriale d’Europa.

In più, ora che l’America lascerà alla UE l’onere di gestire e sostenere la NATO, in base ai voleri di Trump, vedremo forse un aggravarsi della situazione.

La soluzione non è mai troppo semplice ma, tanto per iniziare, aiuterebbe slegarsi dall’obbligo di sostenere economicamente le scelte di mercato americane e le guerre che queste comportano.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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