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Se George Orwell avesse riscritto la Fattoria degli Animali oggi, quale sarebbe stata la trama? E chi avrebbero rappresentato i Maiali?

Lavoriamo di fantasia e immaginiamo la risposta a questa domanda.

George Orwell è stato forse uno dei più grandi scrittori e giornalisti britannici, conosciuto spesso per le opere di critica politica e sociale. Insomma, uno che non te la manda a dire.

Prendiamo La Fattoria degli Animali, una delle sue opere più conosciute (non di certo un libro per bambini, sebbene il titolo possa essere fuorviante).

La trama è semplice quanto tagliente.

Trama

In una moderna azienda agricola, gli animali vivono sotto il controllo di un’azienda che fa di tutto per massimizzare i profitti. I maiali, animali intelligenti e ambiziosi, guidano una ribellione contro i loro umani padroni, ispirati dalle promesse di una vita migliore e più equa per tutti.

Dopo il successo iniziale della rivolta, i maiali prendono il controllo della fattoria e iniziano a gestirla secondo i principi di uguaglianza e giustizia. Tuttavia, con il passare del tempo, i maiali iniziano a comportarsi sempre più come i padroni che hanno sostituito, sfruttando gli altri animali e imponendo nuove forme di controllo attraverso la tecnologia e la manipolazione delle informazioni.

L’azienda agricola diventa così una distopia moderna, dove la promessa di un’utopia egalitaria si è trasformata in un regime autoritario, dominato da pochi eletti che controllano le risorse e l’informazione. Gli animali comuni vivono in condizioni precarie, mentre i maiali godono di lussi e privilegi, giustificando il loro comportamento con slogan ingannevoli e propaganda.

Cosa significa?

A seguito delle due guerre mondiali, un mondo ferito e acciaccato è emerso dalle macerie, senza tuttavia perdersi d’animo. Parliamo dell’Europa, ad esempio, strisciata fuori a fatica dalla povertà e dalla morte della guerra.

Qui sono emerse e nate, anche se a caro prezzo, la democrazia, la pace, un nuovo modo di fare Repubblica e di parlare di diritti. Libertà, uguaglianza, giustizia. Questi gli intenti. 

Libertà di stampa, governi equilibrati, sguardo positivo verso il futuro. 

Eppure quello di oggi non sembra essere un futuro vivido e roseo come pensavamo. Perché? Forse perché quei “maiali” che nella storia sono stati i paladini della giustizia, le micce di una rivoluzione volta al bene comune, sono divenuti nel tempo i sostituti dei precedenti poteri forti e senza scrupoli. 

Le analogie con la storia sono evidenti, ma provvediamo a dare qualche spunto. 

Leader autoritari

I leader politici che partono sorridenti con promesse di cambiamento e giustizia, ma finiscono per scivolare in corruzione o, peggio, ad assumere l’atteggiamento di conquistatore, spazzando via intere generazioni. Basti vedere come Ucraina e Palestina stiano ardendo sotto il fuoco di guerre accese e fomentate da chi, in trincea, non c’è mai (e non parliamo solo dalle fazioni coinvolte ma anche di chi investe per far continuare la guerra). Possiamo pensare ad un Netanyahu, Putin, Zelensky, così come ad un Biden o ad un Trump. Ma l’elenco potrebbe scorrere per molti nomi.

Potremmo avere anche l’esempio di leader europei, come quello che ha obbligato un intero continente a usare un medicinale anche contro la sua volontà, creando ricatti legalizzati. O ci siamo già dimenticati che per lavorare avevamo bisogno di un’iniezione indipendentemente da cosa personalmente preferivamo?

Corporazioni Multinazionali

I maiali potrebbero simboleggiare le grandi aziende che, puntando ai grandi profitti e tramite la libertà di commercio regalata da internet, sfruttano o sottopagano lavoratori con un forte bisogno di portare a casa il pane, oppure impattano negativamente sull’ambiente. Parliamo ad esempio di chi supporta il fast fashion.

Oppure di chi tira i fili della politica senza tuttavia partecipare direttamente. Mai sentito parlare di Blackrock?

Elites Tecnologiche

Addirittura i maiali potrebbero essere l’incarnazione dei leader delle industrie tecnologiche che, attraverso il controllo dei dati e delle piattaforme di comunicazione, esercitano un potere enorme sulla società, spesso senza responsabilità o trasparenza. Dopotutto non dimentichiamo che, oggi, le sentenze, le mode e le opinioni nascono (prima ancora che nel cervello) sui contenuti di Facebook, Instagram, TikTok e molti altri.

Media Manipolatori

Infine non manca l’associazione coi media i quali, controllando l’informazione, manipolano l’opinione pubblica per servire gli interessi dei potenti, invece di promuovere la verità e la giustizia.

E no, non è distante dalla realtà odierna. Proprio in Italia ne viviamo le conseguenze. Dopotutto abbiamo constatato come RAI e testate giornalistiche in cima alla lista abbiano una narrazione scelta dai piani superiori, non di certo neutrale: ad esempio, abbiamo mai visto un servizio sulla pulizia etnica in atto in Palestina?

Ci ritroviamo in una parentesi storica nella quale, chi era inizialmente il liberatore, coloro i quali avrebbero dovuto portare libertà di parola e giustizia politica, si sono rivelati essere gli stessi capaci di creare un mondo di plastica e apparenze, fatto di controllo mediatico e impostazione della società per soddisfare i voleri di lobby e piani alti.

Le libertà tanto desiderata, quella democratica e quella di stampa, si sono tramutate in un mezzo funzionale e ben oliato grazie al quale un’ élite governa nascondendosi dietro un dito. Eppure basta vederlo, basta essere consapevoli del gioco per poter vivere, se non liberi, almeno consapevoli che i “maiali” stanno solo recitando un ruolo. La vera libertà sarà una conseguenza di ciò.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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