Ennesimo caso di informazione pilotata sul territorio italiano.
Nelle settimane precedenti una bufera ha avvolto la redazione de “La Repubblica”, il tutto poco prima dell’evento “Italian Tech Week” edizione 2024, evento annuale dedicato all’innovazione tecnologica e organizzato da Exor, holding della famiglia Agnelli e guidata da John Elkann.
La critica da parte dei giornalisti è esplosa a causa di presunti condizionamenti proprio da parte di Exor sul lavoro giornalistico, in particolare sulla copertura mediatica dell’evento. La reazione è culminata in uno sciopero di due giorni (25 e 26 settembre) con lo scopo di difendere l’indipendenza redazionale e la propria dignità professionale.

L’annuncio dello sciopero e la sua motivazione
I giornalisti hanno denunciato che tali ingerenze minacciavano l’indipendenza del loro lavoro. La redazione ha quindi deciso di indire uno sciopero per protestare contro le pressioni subite, ribadendo la necessità di mantenere una netta separazione tra gli interessi commerciali degli sponsor e il lavoro giornalistico. Lo sciopero ha infatti privato l’ Italian Tech Week di una copertura giornalistica cruciale, sollevando preoccupazioni non solo all’interno dell’azienda, ma anche nel mondo dei media.
Il ruolo degli sponsor nell’Italian Tech Week
Uno dei punti più critici sollevati durante l’assemblea riguardava la presenza e l’influenza degli sponsor sull’evento “Italian Tech Week”.
In una lettera inviata ai giornalisti dell’Economia di “La Repubblica”, una dirigente di Exor ha descritto il programma dell’evento e le aspettative per la copertura mediatica. Tuttavia, la lettera si concludeva con una frase controversa: “A comandare sono gli sponsor”.
Questa affermazione ha suscitato grande preoccupazione tra i giornalisti, intravedendo un tentativo di manovra della linea editoriale agli interessi commerciali degli inserzionisti. Tutto ciò è diventato dunque una questione di principio: difendere l’indipendenza giornalistica e la deontologia professionale contro l’influenza degli sponsor.
Il file compromettente e la decisione di scioperare
Uno degli sviluppi più significativi della vicenda è avvenuto quando i giornalisti sono entrati in possesso di un file che documentava la pianificazione dell’inserto di 112 pagine dedicato all’”Italian Tech Week”. Questo documento includeva un elenco di articoli e contenuti previsti per l’evento, con tanto di descrizione sul tipo di pezzo da produrre (se un’ intervista, ritratto, racconto o altro) e, oltretutto, la cifra versata da ciascuna azienda per la pubblicazione del pezzo.
Il dettaglio che, infine, ha allarmato maggiormente la redazione è stato il fatto che Exor, la holding di Elkann, avrebbe avuto il controllo sulla supervisione dei contenuti dell’inserto. Questo ha rafforzato i sospetti dei giornalisti e ha portato ad un inevitabile sciopero.
La reazione di John Elkann e della proprietà
Nonostante lo sciopero, l’evento è stato comunque trasmesso in streaming sul sito di “La Repubblica”, una mossa che ha permesso a Exor di salvare parte dell’operazione mediatica, ma che non ha cancellato le tensioni interne al giornale. Lo sciopero infatti non è passato inosservato, ricevendo dure critiche da Elkann e dai suoi collaboratori, avendo rischiato di lasciare l’evento completamente sprovvisto di risonanza mediatica.
Cosa ci dice questa vicenda dell’informazione in Italia?
Indubbiamente lo sciopero denota una classe lavorativa stanca, intollerante ormai del trattamento ricevuto. Quella dei giornalisti di Repubblica non è certo la prima lamentela della categoria che arriva, già qualche mese fa si vociferava in RAI di pezzi pilotati e parole da dosare e centellinare, specie riguardo la politica.
Questo vuole dunque essere una riconferma del fatto che in Italia, così come in Europa, non c’è una vera informazione libera, bensì un filone di regime da dover seguire e rispettare, proprio come un copione. La versione ufficiale deve essere una, il resto è considerato disinformazione, come se etichettato con un bollino rosso.
Non si fanno domande scomode, non passano messaggi veramente di opposizione, non si mette in dubbio pubblicamente l’operato dei vertici (che sia il governo italiano o un diktat americano).
Non si parla dei morti in Palestina, né di quelli libanesi; magari della notizia sì, ma dei numeri non c’è traccia. Non si parla delle follie sul fronte ucraino né tantomeno della volontà dell’Occidente di far continuare il conflitto, evitando indissolubilmente i tentativi di trovare un accordo pacifico.
Fino ad arrivare a vendere i pezzi di giornale al miglior offerente, spacciandoli per notizie disinteressate.
Prendiamo coscienza del fatto che l’onesta eredità per le prossime generazioni sarà, come minimo, un’informazione onesta e veritiera.
Il come è semplice. La vera libertà, come sempre, sta nel leggere tra le righe degli eventi, in modo giudizioso e indipendente… e, coi tempi che corrono, anche con la TV spenta.



