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Rompere i paradigmi: reinventarsi per crescere nel business e nella vita – con Ludovico Zamarian

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Nel mondo del business, distinguersi significa affrontare sfide complesse, spesso mettendo in discussione certezze radicate e trovando il coraggio di cambiare. 

Ludovico Zamarian di Promocolor, ci racconta il suo percorso di crescita personale e professionale, segnato da trasformazioni profonde e dall’abilità di reinventarsi.

Questa intervista offre spunti preziosi per chiunque voglia andare oltre le convenzioni e trovare nuove strade per il successo. Tra aneddoti personali e riflessioni sul ruolo dell’imprenditore, emerge un messaggio chiaro: per crescere davvero, bisogna sapersi mettere in gioco, creare connessioni forti e trovare soluzioni innovative.

Come hai iniziato il tuo percorso imprenditoriale?

Vengo da una famiglia di lavoratori: mio padre era un bravissimo pittore edile, e ho respirato il cantiere fin da giovanissimo. Durante le vacanze scolastiche e nei periodi senza lavoro fisso, ero spesso con lui, e questo mi ha dato una base solida, anche se non avrei mai pensato che mi sarebbe servita per avviare un’impresa.

Nel 2002 io, mia moglie e mio papà, abbiamo aperto un negozio, Promocolor, senza arte né parte, come dico io. Io ero un perito meccanico, abituato a lavorare in officine e studi di progettazione, quindi il mondo commerciale era completamente nuovo per me. Abbiamo iniziato grazie alla fiducia di un marchio importante, che conosceva mio padre e lo rispettava. Però, per quanto fossi creativo e pieno di idee, la verità è che ci mancava esperienza. Ho fatto tanti errori, preso tante “botte”, ma è stato proprio in quel caos che ho trovato la mia strada.

Ho avuto un grande aiuto da persone come Giuseppe Cinel e percorsi formativi come quelli con OSM – Open Source Management. È stato lì che ho veramente capito chi ero e ho iniziato a costruire la visione che mi guida ancora oggi.

Ci sono stati momenti duri, di confusione totale, ma anche trasformazioni profonde, quelle che io chiamo “speciazioni”, come piccoli rami che crescono dal tronco principale e diventano nuove direzioni di vita. Ho imparato a migliorare me stesso, l’azienda e l’ambiente attorno a me, passo dopo passo.

Oggi posso dire con orgoglio che Promocolor è un riferimento nel settore edile, riconosciuto per innovazione e visione. Lo affermo con la massima umiltà, perché molte delle iniziative che ho portato avanti negli ultimi 10-12 anni, inizialmente sottovalutate, oggi sono diventate tendenze, mode o addirittura linee guida.

Questa evoluzione è anche il cuore del mio libro “Dalla muffa alla consapevolezza”, che rappresenta un riassunto, romanzato e personale, delle esperienze che ho vissuto e di ciò che ho imparato per migliorare gli ambienti e far star bene anche le persone che li vivono. 

Quali sono state le azioni che consideri vincenti per la crescita del tuo business?

Le azioni vincenti per la crescita del mio business si basano soprattutto sulla capacità di mettermi in discussione costantemente. È un percorso che richiede coraggio, ma è fondamentale per evolversi e trovare nuove strade. Un’altra chiave importante, che considero una sfida ancora aperta, è il vero ascolto degli altri: non solo sentire ciò che dicono, ma comprenderlo in profondità e usarlo per migliorarmi. Lo sanno bene i miei collaboratori di sempre e di oggi, ai quali cerco di dare la massima attenzione, e nel tempo ho imparato che questa vera attenzione diventa reciproca.

Allo stesso tempo, non mi sono mai sentito inferiore a nessuno. Ho mantenuto l’umiltà, con i piedi ben saldi a terra, ma sempre con la convinzione di avere qualcosa di unico da offrire. Credo fermamente che oggi, in un mondo dove molti si omologano, la vera forza stia nel sapersi reinventare ogni giorno ed essere diversi. 

Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare nel tuo percorso imprenditoriale?

La sfida più grande che ho affrontato nel mio percorso imprenditoriale è stata quella con me stesso. È stata una lotta interiore per superare retaggi e paradigmi che mi portavo dietro, un’eredità culturale e familiare della generazione precedente, dove il mantra era sempre quello: “fai un passettino alla volta, vola basso, fai soldi ma senza osare troppo.” Queste convinzioni mi hanno guidato per molti anni, ma a un certo punto ho capito che mi stavano limitando.

Il vero cambiamento è arrivato circa quattro o cinque anni fa, quando ho deciso di mettere in discussione tutto ciò che credevo fosse una linea guida sicura. Non è stato facile: affrontare le proprie certezze e smontarle è doloroso. Ma grazie alla formazione e a un intenso lavoro su di me, ho trovato una nuova consapevolezza e ho preso una posizione diversa, più solida e allineata con quello che volevo davvero essere.

Questo cambiamento non è stato privo di costi. Ogni trasformazione comporta delle perdite, e anch’io ho lasciato per strada pezzi del mio vecchio mondo. Tuttavia, oggi mi sento un uomo nuovo, sia personalmente che professionalmente. La sfida con me stesso è continua, ma è anche la forza che mi spinge a crescere e a reinventarmi costantemente.

Se potessi dare un unico consiglio agli imprenditori che ci leggono, quale sarebbe?

Se dovessi dare un unico consiglio agli imprenditori, sarebbe di non affrontare tutto da soli. Cercate un alleato, qualcuno con cui condividere la visione, le sfide e le responsabilità. Da soli è facile perdersi nei dettagli, rimanere intrappolati nel lavoro quotidiano, e questo può portare a sentirsi demotivati o sopraffatti. Per questo, un altro consiglio è investire nella consapevolezza di sé e dei propri collaboratori. Strumenti come il questionario I-Profile, ad esempio, non sono solo uno specchio per capire chi siamo, ma possono essere utilizzati per costruire relazioni migliori con il team, per comunicare e collaborare in modo più efficace.

Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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