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Robert Kennedy smaschera apertamente il riciclaggio di denaro ai danni dell’Ucraina

Sul ruolo americano nella guerra in Ucraina ne abbiamo parlato abbondantemente e anche senza andare troppo per il sottile, ma la musica cambia (e il volume si alza) nel momento in cui a farlo è direttamente uno dei più importanti esponenti politici statunitensi.

Parliamo di Robert Fitzgerald Kennedy Junior, avvocato ambientalista, nipote del presidente John Fitzerald Kennedy e figlio di Robert F. Kennedy (fratello di John, anche lui assassinato). RFK ha portato avanti una campagna elettorale senza aderire ad alcun partito specifico per concorrere alle presidenziali che si terranno a breve negli USA; nel recente Agosto 2024 si è tuttavia ritirato dalla corsa per appoggiare Trump.

Il candidato indipendente si è sempre contraddistinto per il suo pensiero controcorrente e per non risparmiarsi davanti al pubblico.

Leggendo o ascoltando interviste e discorsi che lo vedono protagonista non è raro imbattersi nelle sue opinioni riguardo la guerra e le dinamiche globali. Non è infatti una novità che dietro il fuoco che alimenta le guerre ci sia un mercato molto profittevole. Qui un articolo per chi volesse approfondire.

In una di queste interviste rilasciate dai social di RFK (e ricondivisa poi da più fonti indipendenti su X, dalle quali la riportiamo perché ormai è introvabile da altre piattaforme) descrive in modo elegante e diretto il meccanismo di riciclaggio di denaro attuato in Ucraina:

I grandi costruttori militari (Boeing, Raytheon, General Dynamics, Lockheed Martin) vogliono sempre aggiungere nuovi paesi alla NATO. Perché?

Perché il paese deve conformarsi ai suoi acquisti militari, alle specifiche delle armi della NATO, il che significa che alcune aziende come Northrop Grumman, Boeing, Raytheon, General Dynamics e Lockheed Martin ottengono un mercato “bloccato”.

Nel marzo 2022, abbiamo impegnato 113 miliardi di dollari; solo per darti un esempio: con quei soldi potresti costruire una casa per ogni senzatetto. Poi abbiamo impegnato altri 24 miliardi, ora Zelensky sta chiedendo altri 60 miliardi, ma le grandi, grandi spese arriveranno dopo la guerra, quando dovremo ricostruire tutto ciò che abbiamo distrutto.

A Mitch McConnell è stato chiesto: “Possiamo davvero permetterci di spendere 113 miliardi per l’Ucraina?”.
La sua risposta è stata: “Non preoccupatevi, non stanno davvero andando in Ucraina, stanno andando ai produttori di difesa americani.”

Quindi ammette che è uno schema di riciclaggio di denaro. E chi pensi possieda ognuna di queste aziende?

Esatto: BlackRock.

E poi continua.

Durante il dibattito repubblicano, Tim Scott ha detto: “Non preoccupatevi, non è un regalo all’Ucraina, è un prestito”. Ma questo prestito verrà mai ripagato? […] Praticamente no.

Lo chiamano prestito così possono imporre condizioni di prestito.

Numero uno: un programma di austerità, quindi se sei povero in Ucraina, resterai povero per sempre.

Numero due: l’Ucraina dovrà mettere in vendita tutti i suoi beni governativi alle multinazionali, compresi tutti i terreni agricoli, che sono il più grande patrimonio unico in Ucraina e nell’UE; […]l’Ucraina è il granaio dell’UE.

Hanno già venduto il 30% di questi terreni, e gli acquirenti sono stati Dupont, Cargill, Monsanto.

Chi pensi possieda tutte queste aziende? Esatto: BlackRock.

A dicembre, Biden ha assegnato il contratto per ricostruire l’Ucraina. E chi pensi abbia acquisito il contratto? Sì, BlackRock.

Lo stanno facendo davanti ai nostri occhi, non si preoccupano più nemmeno di nascondersi. […]

Quanto descritto da RFK non è altro che lo schema neocolonialista messo in pratica non da un governo, che in questo caso si riduce ad essere una semplice pedina della scacchiera, bensì da una piovra economica con tentacoli ovunque: senati, parlamenti, potere esecutivo, industrie di armi, multinazionali, organizzazioni laiche e religiose, testate giornalistiche e media principali.

Se si analizzano infatti i passaggi e gli investimenti di Black Rock, della quale già abbiamo scritto e che sono reperibili molto facilmente sul web, si può vedere come questa sembri creare la domanda tramite una repentina espansione della NATO, l’offerta tramite corposi prestiti forniti alle nazioni coinvolte e le armi per necessarie. Poi come se non bastasse, vende anche i cerotti e il nastro adesivo per ricostruire tutto una volta terminato il conflitto.

Insomma, il business perfetto. Business acceso dalla miccia americana e non ancora spento nonostante i tentativi, a detta di RFK in altre occasioni.

Ora possiamo anche non credere a Robert Kennedy, ma dobbiamo anche ammettere che questa guerra non sembra proprio come quella raccontata sui nostri giornali.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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