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Robert F. Kennedy Jr: il candidato presidente che spaventa le lobby, i grandi partiti e la CIA

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Robert F. Kennedy Jr. , nipote del defunto John Fitzgerald Kennedy, ex-Presidente degli Stati Uniti assassinato a Dallas nel 1963, concorrerá alle Presidenziali del 2024 come candidato indipendente, dopo essere entrato in rotta con il Partito Democratico nel 2023. Dopo aver abbandonato la corsa alle primarie del Partito Democratico, che avrebbero dovuto decidere chi dei candidati Democratici avrebbe concorso alla Presidenza degli Stati Uniti, Robert Junior ha difatti annunciato lo scorso 9 ottobre la sua candidatura indipendente alle Presidenziali.

Avvocato, attivista politico ed autore bestsellerista, Robert Kennedy Jr è da sempre un forte antagonista delle misure prese durante la crisi del COVID-19 negli Stati Uniti, avendo criticato l’industria farmaceutica e le scelte draconiche prese dal governo americano. Ha inoltre denunciato come la guerra in Ucraina fosse un modo per gli Stati Uniti di muovere guerra indirettamente alla Russia, e come la CIA sia virtualmente impunibile e debba essere riformata. 

A fronte di posizioni molto forti e critiche dell’operato degli Stati Uniti, di cui denuncia inoltre il lobbismo delle multinazionali del petrolio e delle armi, non stupisce immaginare come il partito Democratico abbia potuto preferire a Robert Kennedy Jr l’ottantenne Joe Biden come candidato preferenziale alle Presidenziali, molto più moderato e tiepido nelle dichiarazioni, nonché decisamente meno lucido.

I parallelismi con lo zio, John Fitzgerald Kennedy, al suo tempo critico del coinvolgimento americano in Vietnam e della CIA, hanno inoltre dell’incredibile, dato che tali posizioni allo zio sono costate un mirino sulla tempia. Non sono in pochi negli Stati Uniti a pensare che l’omicidio di J.F. Kennedy, data la plateale falla nella sicurezza della sua persona, possa essere stato un inside job. Ad animare i sospetti, il fatto che lo stesso presunto (e condannato come) assassino di JFK, sia stato a sua volta assassinato poche settimane dopo, molto prima che potesse essere portato a processo. Fa pensare come Joe Biden, attualmente presidente, si sia rifiutato di fornire la protezione dei Servizi di Sicurezza a Robert Kennedy Jr, nonostante le ripetute richieste.

Con una strategia preventiva, sembra che sia lo stesso partito democratico, prima sostenitore di RFK Junior, ad averlo cercato di allontanare dalla scena politica.

L’opera di screditamento nei confronti di Robert Jr.  non si limita però al boicottaggio dei Democratici, dato che viene apertamente definito complottista e anti-vax, negli Stati Uniti divenuto sinonimo di paranoico da cappellino di stagnola, al punto da essere stato oggetto di dichiarazioni da parte della sua stessa famiglia che definiscono la sua candidatura “un pericolo per il paese”.

Apertamente critico della guerra alla sanità pubblica in atto negli Stati Uniti, dell’operato belligerante della CIA nel mondo, delle lobby del petrolio, delle armi e della farmaceutica, se Robert Kennedy Jr. dovesse davvero mettere a rischio la presidenza dei candidati Repubblicani e Democratici, non stupirebbe se anche lui dovesse guadagnarsi uno sguardo di precisione da un balcone di Dallas.

Ciononostante, nei sondaggi di gradimento Robert Kennedy supera ampiamente sia Joe Biden che Donald Trump, avversari alla corsa presidenziale, e la sua campagna elettorale ha raccolto già decine di milioni di dollari, anche da donatori che alle precedenti Presidenziali avevano sostenuto proprio Trump. Indiscrezioni recenti inoltre, vedrebbero tra i sostenitori di Robert F. Kennedy lo stesso Elon Musk. Un supporto di questo calibro spiegherebbe a questo punto perchè la propaganda americana e la macchina di disinformazione si stiano muovendo con così tanta premura nei confronti del candidato indipendente, che di colpo non pare più un “complottista alla casa bianca”.

Lo screditamento sistematico di cui è oggetto, difatti, ci dice soprattutto che è un antagonista politico molto temuto, con una forte trazione popolare, che viene da una famiglia riconosciuta e stimata della storia politica americana.

Soprattutto, un candidato presidente di un partito Indipendente potrebbe finalmente porre fine al bipartitismo che flagella ormai da decenni gli Stati Uniti, e portare ad una nuova ventata di rinnovamento per un paese deteriorato.

Staccandosi dal supporto dei due partiti di maggioranza americani, tra l’altro, nel caso di successo, o di una corsa quantomeno dignitosa, Robert F. Kennedy Junior potrebbe dimostrare che la politica americana non è poi così a tenuta stagna, e che forse c’è spazio per il cambiamento di paradigmi ormai consolidati. Una perdita di potere, per i due partiti di assoluta maggioranza, che quest’ultimi non sembrano intenzionati ad accettare senza lottare. Pulito, o sporco.

Asini Liberal contro Elefanti Republican, come sempre, ma con un Leone Kennedy in agguato.

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Rami Nazha

Rami Nazha è Direttore Commerciale di OSM Real Estate, società di consulenza in gestione d’impresa specializzata nel settore immobiliare. Dottore in Studi Internazionali, Rami è da sempre appassionato di tematiche di attualità, di storia, di geopolitica e relazioni internazionali, anche a causa delle sue origini Italo-Siriane. Questo, e il suo amore per la scrittura, che ha dato vita nel 2021 al suo romanzo d’esordio, “Germogli”, spingono Rami a cercare di essere una voce lucida e penetrante nel panorama del giornalismo d’informazione, portando analisi e approfondimenti circa il panorama internazionale dell’imprenditoria e politica.

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