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Rivelazioni shock sulle torture nelle prigioni segrete della CIA: cosa c’è di vero?

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Il contenuto di questo articolo è solo per un pubblico di lettori forti e non facilmente impressionabili.

Siamo abituati ai film e ai viaggi di fantasia che i registi imprimono sui nostri schermi. Più sono violenti, espliciti e assurdi e più attirano l’attenzione del pubblico. Eppure la realtà può essere assai più cruenta. 

Gli orrori esistono e sono più vicini a noi di quel che pensiamo. 

Mai sentito parlare di black site? Si tratta di siti la cui ubicazione è nascosta e dove vengono condotte tendenzialmente operazioni segrete da parte di un governo e con violazione dello stato di diritto.

Già nel 2005 alcuni media avevano sollevato la possibilità che potessero esistere, come il Washington Post e successivamente nel 2006 la BBC e la CNN.

Per poi arrivare all’aperta conferma (2006) del presidente americano George W. Bush, il quale ammette l’esistenza di questi siti gestiti dalla CIA all’interno dei quali sono detenuti alcuni sospetti terroristi. Siamo infatti nei primi anni dopo l’11 Settembre e la caccia al terrore del governo Bush trova in questi anni la sua massima espressione. 

Le tracce di questa guerra al terrore del governo americano, fomentata da membri del partito Repubblicano come Dick Cheney, sono ancora oggi evidenti nelle manovre militari americane in Iraq e nei paesi limitrofi, dove il potere bellico statunitense si è fatto strada nel controllo del territorio e delle risorse presenti. 

Meno evidenti sono invece le tracce lasciate in questi siti sconosciuti sparsi per il mondo, dove detenuti fantasma (spesso prigionieri di guerra) sono tutt’ora imprigionati, sottoposti a estenuanti interrogatori e, in base a quello che alcune fonti lasciano trapelare, vessati con trattamenti al limite delle convenzioni di Ginevra. E il termine detenuto “fantasma” non è usato a caso, proprio perché questi sono trattenuti e accusati senza un regolare processo o con un tempo determinato di detenzione.

Famoso è infatti il campo di detenzione di Guantanamo Bay, dal quale arriva una delle testimonianze più note agli esperti dell’argomento, cioè quella del palestinese Abu Zubaydah. Nel 2002 Zubaydah viene catturato in Pakistan, sospettato di terrorismo. Viene subito spedito in un black site in Polonia e poi in Lituania, per poi essere trasferito a Guantanamo nel 2006 da dove non è più uscito.

La denuncia viene dal legale del cittadino palestinese, Prof. Mark Denbeaux, il quale insieme ad alcuni suoi allievi ha messo insieme in un documento la serie di disegni che il detenuto avrebbe creato per descrivere le torture alle quali è stato sottoposto tra il 2002 e il 2006. Il documento redatto presso la Seton Hall University (New Jersey) ha poi fatto il giro del mondo grazie al The Guardian, mettendo il mondo davanti ad una dura verità.

Il programma di torture ripetuto nei mesi era composto di waterboarding, privazione del sonno tramite acqua fredda e musica ad alto volume, minacce di stupro tramite bastoni e oggetti simili, simulazione del soffocamento, obbligo di rimanere incatenato in posizioni scomode o dolorose (stesi o in piedi); si aggiungevano poi umiliazioni fisiche e mentali, ad esempio rimanere nudo davanti ad estranei durante gli interrogatori o assistendo al maltrattamento del Corano, essendo costretto a guardare impotente mentre questo veniva immerso in contenitori pieni di feci. 

Qui riportiamo un esempio delle rappresentazioni contenute nel documento raffigurante una sessione di waterboarding, cioè la simulazione dell’annegamento.

Sembrerebbe il copione di un cruento film di spionaggio, eppure è la versione di più prigionieri sottoposti a questo tipo di detenzioni. 

Certamente qui non si questiona il fatto che un individuo possa aver commesso un crimine e che vada processato per questo, dopotutto l’invenzione del sistema giudiziario nasce proprio con l’intento di perseguire chi vìola la legge. Piuttosto qui si intende sottolineare i mezzi utilizzati affinché sia fatta giustizia.

Davvero possiamo affermare che il fine giustifica i mezzi? È tollerabile che nel XXI secolo un essere umano riceva un trattamento da Inquisizione spagnola? 

Il terrorismo non è certamente un amplificatore della sicurezza e della felicità di una nazione, così come non lo sono però le guerre di potere e le torture di vendetta. Al lettore le conclusioni.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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