Nel settore della ristorazione, dove la creatività e la passione si intrecciano con le sfide quotidiane, Salvio Passariello emerge come un imprenditore di successo.
Titolare di vari ristoranti in Italia, tra cui Agristor Le Due Torri, Salvio ha saputo costruire un impero gastronomico fondato sull’amore per il buon cibo e l’ospitalità. Questa intervista offre uno sguardo esclusivo sulla sua filosofia imprenditoriale, le sfide affrontate e i progetti futuri.
Leggere le parole di Salvio significa immergersi in un mondo in cui i sogni si trasformano in realtà e le esperienze di vita diventano insegnamenti preziosi per chiunque aspiri a intraprendere un percorso simile nel campo della ristorazione.
Come hai iniziato il tuo percorso imprenditoriale?
Ho iniziato il mio percorso imprenditoriale molti anni fa, da un semplice bevandino in un ristorante su tre piani, senza ascensore. Ricordo spesso i momenti in cui tornavo a casa e mia madre mi chiedeva perché facessi quel lavoro. Lei voleva che continuassi a studiare, ma io ero convinto che un giorno avrei avuto il mio ristorante e sarei stato il responsabile delle mie risorse.
A 24-25 anni, sono diventato sommelier. Dopo ho aperto il mio primo ristorante, e lì ho realizzato il mio sogno, iniziando con pochi dipendenti, tra cui mia moglie e mia madre, una gestione familiare.
Tuttavia, il lavoro ha iniziato a pesarmi e sono entrato in una sorta di depressione. Mi chiedevo se sarei riuscito a sostenere il ritmo di lavoro: dalle 8 del mattino alle 2 del mattino, sette giorni su sette. Fortunatamente, ho incontrato persone che mi hanno aiutato a vedere le cose in modo diverso. Ho iniziato a comprendere che l’impresa non è solo sopravvivere, ma anche vivere pienamente.
La svolta è arrivata quando ho conosciuto OSM – Open Source Management, dove ho intrapreso una formazione importante. Oggi ho quasi 140 dipendenti e sono in procinto di aprire il mio decimo locale.
Ho una visione diversa: voglio portare il mio brand nel mondo. Ho anche superato le difficoltà iniziali e oggi i miei collaboratori, alcuni dei quali sono con me da oltre dieci anni, sono diventati soci.
Il sogno si è realizzato: ho costruito un ambiente di lavoro basato sulla fiducia e sull’affetto reciproco. Ora, come manager, mi concentro sulle performance, misurando e incentivando il lavoro dei miei collaboratori. È bello vedere come, partendo da una stalla di famiglia dove producevamo carne, siamo riusciti a creare un brand di successo come la mia “chiancheria”.
E poi c’è una persona molto importante per me, Laura, mia moglie, con la quale condivido ogni sogno ed ogni progetto. Lei è il mio Porto sicuro, con lei al mio fianco credo di poter realizzare ancora tantissimo. Ho tre figli, Federica Francesca e Vincenzo i primi tifosi del loro Super Papy!
Quali sono state le azioni che consideri vincenti per la crescita del tuo business?
Le azioni che considero vincenti per la crescita del mio business sono principalmente legate alle persone con cui lavoro. Ho avuto la fortuna di avere 15 ragazzi che chiamo i miei “amori”, i miei partner. Loro sono il vero risultato del mio impegno, non i dieci locali che ho aperto o i 15 milioni di fatturato. Sono le relazioni che ho costruito e il legame che ho instaurato con il mio team.
Per me, per accendere la motivazione e l’entusiasmo nelle persone, è fondamentale accendere un sogno. Quando fai sentire i tuoi collaboratori parte di qualcosa di grande, quando li coinvolgi in una visione che va oltre il lavoro quotidiano, allora davvero accade la magia.
Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare nel tuo percorso imprenditoriale?
La sfida più grande che ho dovuto affrontare nel mio percorso imprenditoriale è stata imparare a leggere le persone. Questo è un potere: sapere cosa si nasconde dietro quel sorriso in un colloquio e riconoscere chi è davvero la persona che hai davanti.
Essere un imprenditore significa anche avere la responsabilità di gestire le emozioni e le aspettative altrui. Ho sempre cercato di prendermi cura di chi ha più bisogno di me, piuttosto che di chi è già a posto. Per me, questo approccio è un valore fondamentale.
Sento una grande responsabilità verso i miei collaboratori.
Un esempio è Giuseppe Ventriglia, un ragazzo di trenta anni che lavora con me da dieci. All’inizio sognava di diventare carabiniere, ma ho avuto il privilegio di aiutarlo a trovare il suo posto nel mio team. Oggi è responsabile di due delle mie strutture e contribuisce in modo significativo al fatturato.
Un altro esempio è Pasquale Di Nuccio, il mio primo socio e il mio cameriere di fiducia. Ha scalato ogni ruolo, partendo da bevandino fino a diventare socio. Recentemente mi ha detto che crede in me più che mai, nonostante le difficoltà del mercato.
Questo è il vero valore del nostro lavoro: il carisma e la leadership si basano sull’aiuto reciproco. Essere un leader per me significa anticipare i bisogni degli altri e assicurarsi che si sentano supportati.
Se potessi dare un unico consiglio agli imprenditori che ci leggono, quale sarebbe?
Se potessi dare un unico consiglio agli imprenditori che ci leggono, direi: “Se conosci chi è abituato a vincere, frequentalo”. Circondarsi di persone che hanno già raggiunto il successo è fondamentale. Queste persone possono offrirti preziosi insegnamenti, esperienze e ispirazione.
Quando sei in contatto con chi ha una mentalità vincente, impari da loro. L’energia e la determinazione di chi ha già superato ostacoli possono spronarti a dare il massimo e a non arrenderti mai.
Quali sono i progetti su cui stai lavorando attualmente?
Attualmente, sto lavorando all’apertura di un nuovo locale che avrà un format molto importante. A differenza del precedente, che era focalizzato esclusivamente sulla carne, questo nuovo ristorante offrirà una varietà di piatti, inclusi pizza e gelato. Questo ci permetterà di prendere spazi più ampi, passando da locali di 300 mq a strutture da 800 mq. È un passo significativo che ci consentirà di ampliare la nostra offerta e accogliere un numero maggiore di clienti.
Inoltre, l’estero è diventato il mio desiderio più forte. Ho già iniziato a pensare a come espandere il mio brand al di fuori dei confini nazionali. È importante per me, non solo per la crescita del business, ma anche per il futuro dei miei figli. Voglio che possano vedere le opportunità che ci sono nel mondo e possano costruire un percorso che li appassioni.
Come vedi l’evoluzione del mercato nel tuo settore nei prossimi anni?
Attualmente, il settore sta attraversando una crisi evidente, e il mercato riflette questa confusione. Oggi, non è più sufficiente essere bravi nel proprio lavoro; conta molto anche saper comunicare in modo efficace.
Nei prossimi anni, credo che assisteremo a un’evoluzione ancora più marcata in questo senso. Chi saprà adattarsi e utilizzare gli strumenti digitali per comunicare la propria proposta di valore avrà un vantaggio competitivo. È fondamentale investire in questa direzione per rimanere rilevanti nel mercato.



