Un’intervista a Giada Melis
Che cos’è il potenziale?
Spesso usiamo questa parola per definire il “potere interiore” di qualcuno, l’insieme delle sue doti e talenti, dimenticandoci però di una parte importante della definizione. Il potenziale è infatti una qualità, una possibilità, un talento che ancora non si è manifestato.
Parlare dunque di potenziale umano, significa parlare di quegli aspetti invisibili delle persone, di quel potere sì, ma ancora inespresso, che ognuno di noi ha.
Ecco allora che nel ruolo di leader, sviluppare il potenziale delle risorse umane significa riuscire a individuare qualcosa che ancora non ha preso piede nella realtà, vedere le nostre persone non per ciò che sono oggi, ma per ciò che saranno domani.
Il potenziale umano: un libro di Giada Melis
Ho parlato di potenziale insieme a Giada Melis, autrice del libro, Il potenziale umano: come sviluppare le tue risorse umane in azienda. Un libro che attraversa la sua esperienza di manager e imprenditrice. Giada coordina ed è responsabile di più di cinquanta persone all’interno del team di Mab Management, una società di consulenza e formazione aziendale, partner di Open Source Management.
Nel suo libro condivide le esperienze e le strategie che l’hanno aiutata ad espandere la sua realtà imprenditoriale, insieme al marito e socio Andrea Podda. Qui Giada parla del titolare del nuovo millennio assimilandolo alla figura di un vero e proprio allenatore. Il quale non solo “ordina” cosa fare ai componenti della propria squadra, ma appunto fa sì che ognuno continui ad esercitarsi per dare il meglio di sé, con la grande convinzione che “il bello deve ancora venire”.
Gestire le persone: un brutto modo per definire il lavoro più bello del mondo
Non sempre infatti ci accorgiamo di avere dei grandi campioni tra le mani se ci arrendiamo alle apparenze, se ci limitiamo a vedere le persone che abbiamo in squadra come monoliti incapaci di cambiare, con pregi sì, ma anche con grandi difetti da “gestire!”
Gestire è una parola che ha più che fare con il contenere, rimediare, arginare, il cui focus è su come poter fare in modo che le persone performino NONOSTANTE i loro difetti, problemi e lacune.
La prospettiva di Giada invece è decisamente diversa. “Noi non dobbiamo gestire le persone, noi le dobbiamo allenare affinché si sviluppino, affinché il loro vero e grande potenziale si manifesti. Se parliamo di gestione delle risorse umane, rischiamo di far ridurre la nostra attività a un insieme di procedure e tecnicismi che non rendono giustizia al vero valore del nostro ruolo!”
Il leader sta sul palco o dietro le quinte?
La leadership si costruisce silenziosamente “dietro le quinte”: il leader spesso agisce in maniera “invisibile”, talvolta anche per far sembrare che un’azione decisiva sia farina del sacco dell’altra persona, al fine di infondergli autostima e consapevolezza dei propri mezzi.
La leadership è un qualcosa che proviene direttamente dal basso verso l’alto, ma che nessuno può auto-conferirsi. È del tutto inutile che io affermi di essere un leader. L’unico modo per far sì che la mia leadership emerga in un determinato contesto è perché sono altre persone a conferirmela: non c’è un altro sistema.
Dal libro: Il potenziale umano: come sviluppare le tue risorse umane in azienda.
Sebbene sia vero che il leader è colui che il palco se lo mangia, un frontman dal carisma irresistibile, se vuole far crescere davvero le proprie persone deve sapere anche agire da dietro le quinte. Perché è da dietro le quinte che riesce a motivare, consigliare e correggere i suoi collaboratori.
Non solo. Da dietro le quinte ha l’abilità di osservare, di cogliere l’insieme delle cose. Poiché il leader il finale dello spettacolo lo conosce e guardando gli attori sul palco in modo fortemente interessato a loro può condurre la regia della sua azienda al meglio. L’allenatore infatti non gioca mai la partita.
Il metodo fiducia: 3 consigli pratici per metterlo in funzione
“Fidarsi è bene, non fidarsi è peggio”, questo il titolo di uno dei capitoli del libro di Giada. Sviluppare il potenziale delle proprie risorse richiede una buona dose di fiducia e di fede. Se infatti abbiamo detto che il potenziale è nell’invisibile e nel futuro di una persona, una leder necessita di avere nella propria cassetta degli attrezzi queste due importanti componenti caratteriali e attitudinali.
Ma fidarsi non è sempre così semplice. Soprattutto quando si sperimenta il tradimento sulla propria pelle. Eppure senza fiducia il futuro rimarrebbe sempre tale e quale al passato. Ma allora come possiamo fidarci delle nostre persone? Come possiamo superare la paura di rimanere deluse dai comportamenti altrui? Giada ci fornisce tre importanti suggerimenti a riguardo.
- Metti in preventivo che le persone sbaglieranno
Errare è umano. Ognuno di noi ha sbagliato e sbaglierà. Commettere errori è infatti il primo motore della crescita e del cambiamento. Mettere in preventivo che le persone sbaglino, ti prepara alla cosa.
Ciò non significa essere negativi e mettere l’accento o l’attenzione solo sui problemi. Significa non farsi cogliere impreparate e fare il possibile per fare in modo che questi non si ripetano. Significa mettersi nell’ottica di avere la piena responsabilità dei risultati dei propri collaboratori mettendoli nelle condizioni di fare sempre di più e sempre meglio
- Non cadere nella trappola del perfezionismo
Lo so, a volte è difficile, ma il perfezionismo è nemico dello sviluppo. Se tutti sapessero fare le cose che fai tu nel modo in cui le fai tu, sarebbero tuoi cloni o semmai tuoi competitor. Sebbene sia giusto ambire ad alti standard, non ti puoi permettere di diventare una maniaca del controllo.
Questo infatti ti porterebbe a non delegare, a sovraccaricare ulteriormente le tue giornate e a sospettare continuamente dell’operato delle tue persone. Prendi in considerazione che qualcosa ti sfuggirà o non sarà esattamente così come lo avevi immaginato.
ANCHE PERSONE PROFONDAMENTE MOTIVATE E COMPETENTI, SE NON RICEVONODIMOSTRAZIONI DI FIDUCIA DA PARTE DEL PROPRIO RESPONSABILE, FINIRANNO PER NON ESSERE PIÙ PRODUTTIVE
- Interrogati sul perché rimani delusa
Restiamo delusi di qualcosa perché quel qualcosa non combacia perfettamente con le nostre aspettative. Talvolta però sono le nostre stesse aspettative ad essere errate. Cerca di capire che cosa ti ferisce e poi chiediti: qual era la mia aspettativa? Era un’aspettativa verosimile? Su cosa si basava questa mia aspettativa?
Devi imparare a riconoscere le aspettative che hai sulle tue persone e saperle valutare. Per riuscirci devi poter instaurare dei rapporti che vadano oltre la linea titolare-dipendente e cercare di creare vere e proprie relazione di amore. Sì amore, perché là dove non c’è amore non c’è nemmeno alcun tipo di relazione. Se impari a conoscere a trecentosessanta gradi le tue persone il tuo lavoro da allenatrice sarà diverso in base ad ognuno dei tuoi collaboratori in base alle loro capacità, età, obiettivi e ambizioni. Perché non siamo tutti uguali e la sfida più grande che abbiamo oggi come leader è saper valorizzare ognuna di queste differenze.
Le persone che ottengono successo, riescono a farlo perché hanno uno spazio in cui sia possibile conquistarlo. questo spazio è la fiducia che tu riponi in loro.
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