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Ri-Scopri la leader che è in te: come ottenere leadership sfruttando le proprie abilità “femminili” 

Ri-Scopri la leader che è in te: come ottenere leadership sfruttando le proprie abilità “femminili”
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Spesso viene fatto notare che le donne in posizioni di comando assumono atteggiamenti “maschili”. Ne ho parlato anche io diverse volte in questa rubrica, raccontandoti  la storia imprenditoriale di tante grandi donne. Tra loro c’è stata chi mi ha confidato di essersi ritrovata a cambiare il proprio linguaggio, di alzare la voce, di aver indurito i propri modi di fare con le persone. Tutti questi atteggiamenti non hanno fatto altro che portarle a sentirsi in squilibrio, a non essere così efficaci come avrebbero pensato, e ad avere, al contrario, sperimentato malessere interiore.

Passare per una leadership “maschile” sembra dunque una costante di tante donne che ricoprono ruoli al vertice di un’azienda. Ma è davvero un pattern obbligato? E se sì, come possiamo fare per evitarlo? Come possiamo evitare di ritrovarci nei panni di qualcun altro e indossare direttamente i nostri, quelli che ci stanno meglio e ci fanno ottenere risultati migliori? Ne ho parlato qualche tempo fa con un’altra straordinaria donna, Anna Catanzaro, una consulente di Open Source Management che opera nella provincia di Bari. 

Il tuo grado di Leadership si misura in base alla felicità delle persone che gestisci!

“Fin da quando sono entrata nel mondo del lavoro, cosa che è successa quando ero molto giovane, ho avuto l’occasione di vedere tanti stili di leadership in azione. Fra questi ho sperimentato gli effetti della leadership di ferro sulle persone, me compresa, e devo dire che ogni volta rimanevo stupita dal circolo di paura, stress e tensione che certe “generali” incutevano sui propri collaboratori. 

Da una parte ammiravo quelle donne, dall’altra comprendevo quanto stessero sbagliando: fuori sembrava fossero delle leader efficaci ed efficienti, sapevano come far funzionare le loro aziende, avevano il “rispetto” degli altri, ma poi andando a fondo, i loro collaboratori testimoniavano tutt’altro. Non può infatti essere efficace una leadership che terrorizza le persone, che le fa sentire inadatte, sempre sull’orlo del rimprovero e dell’ammonimento. 

Quanto stanno bene le tue persone? Quanto si sentono libere di parlarti, di ammettere di aver fatto un errore? Quanto si sentono amate e sostenute? 

La via del “potere”: la prima falsa pista da evitare

Sono queste le domande che dovremmo farci per comprendere se siamo o non siamo sulla strada giusta, se siamo o non siamo delle buone leader. Tutto il resto è una questione di “gestione”. Una cosa, infatti, è ispirare e far crescere le persone sotto di sé; un altro conto è “gestirle”, controllare che facciano ciò che devono.

Agire in modo “maschile” è una falsa pista. È una scorciatoia che paradossalmente comporta per noi meno fatica. Lo so, dire questa cosa potrebbe non piacere a tante persone, ma è il mio personalissimo modo di vedere le cose. Quando ci comportiamo “da uomo” semplicemente imitiamo un modo di fare che noi stesse pur inconsciamente reputiamo migliore e più efficace. la durezza e la fermezza sono da sempre simbolo di potere, ma la verità è che la leadership e l’imprenditorialità con il “potere” hanno meno a che fare di quanto sembri. 

L’imprenditorialità è donna! 

Fare impresa infatti, così come guidare gruppi di persone è molto più affine alla creatività e all’abilità di educare, ispirare e accogliere gli altri. Non serve infatti battere i pugni sul tavolo o alzare la voce per avere accanto persone entusiaste di aiutarci nel concretizzare i nostri progetti. Al contrario, per avere seguito fra le persone è necessario mettere in campo tante qualità che noi donne conosciamo molto bene. 

Le donne sono manager dentro, noi tutte per natura e per cultura sperimentiamo fin dalla nostra tenera età un grande senso pratico, il senso di accudimento, di persuasione e di accoglienza. Noi da subito operiamo sulle persone e viviamo una vita in relazione che ci richiede di sviluppare organizzazione, capacità di vendita, time management, ascolto e tanto tanto altro.

Le qualità delle donne sono più “utili” a casa e in famiglia: la seconda falsa pista da evitare 

L’altra scorciatoia riguarda l’idea che le donne debbano occuparsi per lo più di certe cose: la cura della casa e della famiglia poiché è lì che una donna si realizza davvero. Cosa c’è infatti di più gratificante di essere madre? Ora non fraintendermi, io sono madre e ne sono stra-orgogliosa, ma la mia identità non si esaurisce nel mio ruolo di madre. 

Infatti prima ancora di essere madri, mogli e donne siamo persone. E in quanto tali abbiamo bisogno di qualcosa che dia pieno senso alla nostra identità nella quotidianità delle cose a cui ci dedichiamo. Parlo di progetti che coinvolgano un numero sempre maggiore di persone e che veicolino i nostri valori fondamentali, impattando positivamente sulla società e sul mondo intero. 

La nostra carriera non è solo una cosa che facciamo tra le tante, non è una cosa che viaggia parallela al resto della nostra vita, tutt’altro! Il nostro lavoro è qualcosa di estremamente importante, che occupa la stragrande maggioranza delle nostre energie e del nostro tempo. Non possiamo pensare che sia “accessorio” o  talmente necessario da doverci piegare a tutto pur di avere delle entrate. 

Basta farci raccontare la storia che le donne siccome sono madri, più propense all’ascolto, più empatiche devono per forza occuparsi delle cose di casa! Il mondo del lavoro richiede ognuna di queste abilità e queste abilità ad oggi sono le caratteristiche più richieste per crescere in azienda e per sviluppare leadership sui propri clienti e collaboratori”

Non puoi vivere una vita fra le urgenze: pensa al tuo futuro! 

Quando diventiamo mamme e ci ritroviamo a stringere tra le braccia un essere meraviglioso che richiede tutte le nostre attenzioni, non possiamo non esserci per lui/lei. Fin quando non conquisterà sempre più autonomia noi saremo lì, in balia talvolta di urgenze e/o di necessità improvvise. Ma questa cosa a un certo punto finisce e noi ne dobbiamo essere consapevoli.  

Se quindi noi rinunciamo a pensare al nostro lavoro, a far funzionare la nostra azienda, a  sviluppare nuovi progetti, a un certo punto ci troveremo a correre dietro le urgenze degli altri senza mai dedicare del tempo a noi stesse: a ciò che vogliamo davvero, a ciò che ci rende orgogliose di noi non come donne, non come mamme, non come mogli, ma come PERSONE”.

Ricerca il tuo ikigai! 

La visione di Anna mi ricorda molto la filosofia dell’Ikigai, che se volessimo tradurre dal giapponese suonerebbe qualcosa di simile a “ragione di vita”, “ragion d’essere”. L’ikigai è infatti il punto di incontro di quattro aree fondamentali del vivere: 

  • le cose che  ti piacciono
  • quello di cui il mondo ha bisogno
  • ciò in cui sei brava
  • le cose per cui puoi essere pagata

Se riflettessimo su ognuna di queste aree e ci prendessimo il tempo per osservarci dall’alto, dando valore alle nostre qualità (senza guardare quelle degli altri) ci metteremmo molto meno tempo ad “essere noi stessi”. Troveremmo molto più velocemente il nostro stile di leadership, senza per forza indossare i panni di qualcun altro. 

“Se le donne ogni tanto si godessero il legittimo lusso di pensarsi e di trattarsi come delle PERSONE prima ancora che come delle DONNE, riuscirebbero a guardarsi allo specchio in modo molto più nitido. Riuscirebbero a vedere quanta imprenditorialità e carisma c’è in loro stesse! 

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Una delle cose che mette al proprio posto il nostro Ego è l’attività di gestire e far crescere collaboratori sotto la nostra guida. Per riuscire in questo intento, infatti, bisogna essere pronti a dedicare una grande quantità di tempo, cure ed energie ad altre persone in modo totalmente disinteressato. Bisogna essere coscienti di star piantando dei semi in azienda, i cui frutti, probabilmente non riusciremo a vedere. Semi che però faranno la grande differenza nel futuro delle nostre organizzazioni. 

Coloro che pensano di far vincere le proprie persone mettendo avanti se stessi, puntando ad un immediato tornaconto, difficilmente ottengono risultati straordinari. Difficilmente riescono a godere di una vera e propria leadership tra i propri collaboratori. Questo perché l’autorevolezza è qualcosa che ti viene riconosciuta dal basso, non ha a che fare con il ruolo o la targhetta che si trova alla porta del tuo ufficio. E quando abbiamo la responsabilità di far vincere qualcuno, si sente, se in verità ciò che puntiamo a far crescere è il nostro potere o il nostro stipendio.

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