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Regime forfettario: tutto quello che devi sapere

regime forfettario
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Come funziona il regime forfettario? Cos’è? Quante tasse devo pagare, quando devo pagarle, perché devo pagarle? 

Queste sono le domande che si fa chi sta per lanciarsi nella libera professione e in questo articolo risponderemo a tutte.

Probabilmente hai letto già altri articoli e non hai capito nulla, perché sono spiegati da commercialisti e addetti ai lavori in un linguaggio difficilmente comprensibile a chi non è del mestiere! Rilassati: questo articolo è scritto da un libero professionista come te, molto “terra terra”.

Prendi carta e penna e preparati a prendere appunti. Salva l’articolo e stampalo, perché è probabilmente il più completo che troverai sull’INTERA gestione del regime forfettario.

Per iniziare: il regime forfettario è un regime fiscale, ovvero un insieme di “regole” che determinano il calcolo del reddito, delle tasse, dei contributi di un lavoratore. 

Si tratta di un regime molto agevolato, caratterizzato da questi punti:

  • ha un tetto massimo di 85.000€ di fatturato
  • le imposte sono molto più basse rispetto a qualsiasi altro regime fiscale
  • non è possibile “scaricare” i costi

DEFINIZIONI

Iniziamo con il definire alcuni termini che sentirai spesso, sia in questo articolo sia nel tuo percorso nella libera professione e nell’imprenditoria.

Fatturato

Il fatturato è la somma delle fatture emesse. Se da gennaio a dicembre hai emesso fatture per un totale di 30.000€, quello è il tuo fatturato (indipendentemente dai costi sostenuti per farlo).

Incassato

L’incassato è ciò che è effettivamente arrivato sul tuo conto corrente. Immaginiamo che di quei 30.000€ che hai fatturato un cliente sia “sparito” lasciando un pagamento non fatto da 1.000€, e che tu abbia fatto una fattura da 3.000€ il 31 dicembre che è stata saldata il 5 gennaio.

Il tuo fatturato è di 30.000€, ma l’incassato è di 26.000€! 

In regime forfettario le tasse si pagano sull’incassato, non sul fatturato.

Imponibile

L’imponibile è la quota su cui si pagano le tasse e i contributi. Per un libero professionista NON in regime forfettario l’imponibile è dato dal fatturato meno i costi.

Esempio: ho un piccolo negozio di abbigliamento e ho una ditta individuale.

  • Fatturo 200.000€;
  • ho due collaboratori che mi costano un totale di 60.000€;
  • acquisto vestiti all’ingrosso per 80.000€;
  • ho altri 20.000€ di costi fissi tra servizi e utenze;

Ciò che rimane sono 40.000€: quello è l’imponibile, su questo si calcolano le imposte e i contributi.

In regime forfettario funziona in modo diverso, lo vedremo tra poco.

Contributi: cosa sono?

I contributi sono denaro che versiamo all’INPS e che l’INPS dovrebbe ridarci quando saremo anziani sotto forma di pensione.

Possiamo dividere i contributi sulla base di due casi.

CASO 1: casse professionali

Ad esempio la cassa degli artigiani, la cassa dei commercianti, la cassa degli ingegneri, dei commercialisti, degli avvocati, dei medici, degli psicologi e chi più ne ha più ne metta.

Se ti iscrivi a una di queste casse professionali avrai dei contributi fissi (ad esempio, 1.000€ al trimestre) che ti coprono fino a un certo reddito imponibile e poi dei contributi variabili oltre quel reddito.

CASO 2: gestione separata inps

Per tutti quei professionisti non inquadrabili in una cassa professionale, ad esempio consulenti, coach, personal trainer, marketer etc. Qui paghi di più rispetto alle casse professionali, con il vantaggio che non hai contributi fissi ma solo variabili. E’ particolarmente comoda quindi per chi inizia.

Imposta sostitutiva: cos’è?

Le imposte sono invece una tassa che paghiamo per il fatto che usufruiamo dei servizi che l’Italia ci mette a disposizione, ad esempio la sanità pubblica garantita. Generalmente c’è l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), che aumenta a scaglioni man mano che aumenta il reddito della persona.

In regime forfettario c’è l’imposta sostitutiva, che è pari al 15% dell’imponibile, a prescindere da quanto questo è alto.

Inoltre, nei primi 5 anni dall’apertura della partita iva, sotto alcune condizioni, questa imposta può abbassarsi al 5%, che è ESTREMAMENTE vantaggioso.

Il codice ATECO

Il codice ATECO (ATtività ECOnomiche) è un codice che è legato al tipo di attività che svolgi. Ad esempio se sei un marketer avrai un codice ATECO 73.11.01, ne avrai un altro se sei un consulente, un altro ancora se sei un commerciante. La stessa partita IVA può avere più codici ATECO per svolgere nel contemporaneo più attività.

Il coefficiente di redditività nel regime forfettario

Ricordi che dicevamo che l’imponibile in regime forfettario si calcola in modo diverso? Ecco come.

In base al tuo codice ATECO hai un certo coefficiente di redditività. Ad esempio, se hai un’attività di tipo consulenziale, hai un coefficiente di 0,78.

Questo significa che l’imponibile è pari al 78% del fatturato. Hai fatturato 20.000€? Il tuo imponibile sarà di 15.600€. 

In pratica è come se lo Stato avesse detto: “un consulente ha costi relativi all’attività pari a circa il 22% di quello che fattura. Quindi il suo reddito imponibile è pari al 78% del fatturato.”

La dichiarazione dei redditi

È quel fatidico momento a giugno di ogni anno in cui vengono calcolati i redditi dell’anno precedente, su cui vengono calcolate le imposte e i contributi. Sulla base della dichiarazione dei redditi ti verranno forniti gli f24, che funzionano un po’ come dei bollettini postali per fare il versamento all’agenzia delle entrate e all’INPS.

L’acconto: cos’è?

“L’acconto sulle tasse” è la bestia nera dei liberi professionisti. La realtà è che con la giusta attenzione non è assolutamente un problema, vediamo come funziona.

Immaginiamo che io sia un consulente in gestione separata INPS.

Nel 2023 fatturo 20.000€. Nell’arco del 2023, però, non pago nulla, né di imposte né di contributi.

Arriva giugno 2024 e c’è la dichiarazione dei redditi. Mi viene calcolato che sul fatturato del 2023 dovrò pagare 5.000€ tra imposte e contributi (il 25%, ragionevole).

Però, sorpresa: oltre al saldo per il 2023 di 5.000€ devo pagare anche:

  • 2.500€ di acconto per il 2024 a giugno;
  • 2.500€ di acconto per il 2024 a novembre.

In pratica, lo Stato mi dice: “portati avanti, e paghi anche imposte e contributi per quest’anno ipotizzando che nel 2024 fatturi come nel 2023”.

Immaginiamo quindi che io paghi tutto questo (con un po’ di amarezza), e che nel 2024 io fatturi 30.000€.

A giugno 2.025 cosa dovrò pagare, se la percentuale rimane circa del 25%?

  • 7.500€ di saldo per il 2024, ma 5.000€ li ho già pagati! Quindi solo 2.500€;
  • altri 7.500€ divisi tra giugno e novembre come acconto per il 2025.

Capito il giochino? Come lo si gestisce?

E’ sufficiente sapere PRIMA quale sarà la percentuale che dovremo pagare tra imposte e contributi (lo capirai più avanti in questo articolo) e metterla da parte OGNI SINGOLO MESE.

Infatti, nota questo: l’acconto per il 2024 lo pagherai metà a giugno e metà a novembre. Tu, ovviamente, tra gennaio a giugno fatturerai, così come anche tra luglio e novembre, quindi potrai mettere da parte quello che ti serve per pagare tutto. 

Attenzione solo a non far calare il fatturato!

CALCOLO DI IMPOSTE E CONTRIBUTI – GESTIONE SEPARATA

calcolo tasse

Entriamo nel vivo del calcolo. Immaginiamo che tu sia un consulente in regime forfettario, hai appena aperto la partita iva e sei iscritto alla gestione separata INPS nel 2023. Come funziona?

Riassumiamo i punti chiave: 

  • hai un coefficiente di redditività del 78% dovuta al codice ATECO;
  • hai l’imposta sostitutiva al 5% perché hai appena aperto la partita iva;
  • la percentuale da versare all’INPS è del 26,23%.

Quindi dovrai pagare:

  1. il 26,23% del 78% del fatturato in contributi, ovvero il 20,46%;
  2. il 5% del 78% di imposte, ovvero il 3,9%.

In totale, il 24,36% del tuo fatturato andrà pagato in imposte e contributi. 

Questo vale INDIPENDENTEMENTE dal fatturato che fai, perché abbiamo visto che in questa situazione non hai nessun fisso.

Le tue uniche scadenze di pagamento saranno:

  • fine giugno, quando dovrai versare il saldo dell’anno passato e il 50% dell’acconto per l’anno in corso;
  • fine novembre, quando dovrai versare il restante 50% dell’acconto per l’anno in corso.

CALCOLO DI IMPOSTE E CONTRIBUTI – CASSA COMMERCIANTI

calcolo contributi

Sei sempre un consulente in regime forfettario, ma hai deciso di iscriverti in camera di commercio e aderire alla cassa commercianti. Come funziona?

Riassumiamo i punti chiave:

  • hai un coefficiente di redditività del 78% dovuta al codice ATECO;
  • hai l’imposta sostitutiva al 5% perché hai appena aperto la partita iva;
  • dovrai versare 4.292€ di contributi FISSI, a prescindere da quanto fatturi, divisi in quattro rate trimestrali;
  • questi contributi fissi ti coprono fino a un imponibile di 17.504€. Se stai sotto questo imponibile non devi pagare altro. Se lo superi, invece, paghi il 24,50% della differenza tra il tuo reale imponibile e il tetto di 17.504€.

Vediamo un esempio pratico. Fatturi 40.000€

→ Imponibile: 40.000*0,78 = 31.200€

Notiamo subito che questo imponibile è MAGGIORE di 17.504€, per la precisione la differenza è di 13.696€.

→ Pagherò 4 rate trimestrali da 1.073€, per un totale di 4292€ di contributi fissi.

→ Pagherò il 24,50% dei 13.696€ scritti sopra, ovvero: 3.355€ di contributi variabili.

→ Pagherò il 5% dell’imponibile in imposte: 1.560€ di imposta sostitutiva.

Il totale è di 9.207€ pagati su 40.000€ di fatturato, circa il 23%.

Noti che si parla di pagare un po’ meno rispetto a alla gestione separata INPS?

Vista la presenza dei contributi fissi, la cassa commercianti inizia ad essere conveniente rispetto alla gestione separata inps una volta superati i 22.000€ di fatturato.

Ridurre i contributi del 35%

Se siamo in cassa commercianti o in cassa artigiani, è possibile chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS. E’ una figata!

Versiamo meno contributi, e questo ci permette di avere entrate nette più alte.

Questa riduzione si applica sia ai contributi fissi sia a quelli variabili!

Rifacciamo i conti di prima con questo aggiornamento.

  • hai un coefficiente di redditività del 78% dovuta al codice ATECO;
  • hai l’imposta sostitutiva al 5% perché hai appena aperto la partita iva;
  • dovrai versare 2.790€ (anziché 4.292€) di contributi FISSI, a prescindere da quanto fatturi, divisi in quattro rate trimestrali;
  • questi contributi fissi ti coprono fino a un imponibile di 17.504€. Se stai sotto questo imponibile non devi pagare altro. Se lo superi, invece, paghi il 15,93% (anziché il 24,5%) della differenza tra il tuo reale imponibile e il tetto di 17.504€.

Vediamo un esempio pratico, lo stesso di prima. Fatturi 40.000€

→ Imponibile: 40.000*0,78 = 31.200€

Notiamo subito che questo imponibile è MAGGIORE di 17.504€, per la precisione la differenza è di 13.696€.

→ Pagherò 4 rate trimestrali da 698€, per un totale di 2.790€ di contributi fissi.

→ Pagherò il 15,93% dei 13.696€ scritti sopra, ovvero: 2.181€ di contributi variabili.

→ Pagherò il 5% dell’imponibile in imposte: 1.560€ di imposta sostitutiva.

Il totale è di 6.530€ pagati su 40.000€ di fatturato, circa il 16,33%.

Nota bene: hai versato 2.677€ in meno, che sono rimasti puliti nelle tue tasche.

Con questa riduzione la cassa commercianti inizia a convenire già intorno ai 15.000€ di fatturato rispetto alla gestione separata INPS.

NOTA IMPORTANTE: ridurre i contributi significa versare meno soldi per la nostra pensione. Attenzione a iniziare fin da subito a mettere da parte del denaro per il futuro e costruirti una pensione che sia indipendente dall’INPS. Non è questo però l’argomento di questo articolo. 

I contributi abbassano l’imponibile

Ora devo rivelarti una cosa: i calcoli che abbiamo fatto prima sono sbagliati! O meglio, incompleti.

Infatti, in realtà, dobbiamo considerare un altro punto importante: i contributi versati in un certo anno abbassano l’imponibile relativo a quell’anno.

Facciamo un esempio pratico:

  • a gennaio 2023 apro la p.iva in gestione separata inps, con coefficiente di redditività 78% e imposta sostitutiva al 5%;
  • fatturo 20.000€, e nell’arco del 2023 non pago imposte né contributi;
  • nel 2024 ho la prima dichiarazione dei redditi e pago:
    • 4.100€ di contributi come saldo 2023;
    • 780€ di imposte come saldo 2023;
    • 4.100€ di contributi come acconto 2024;
    • 780€ di imposte come acconto 2024.
  • Nel 2024 fatturo 30.000€.

A questo punto, qual è il mio imponibile nel 2024?

Lo calcolo così: 

Fatturato * coefficiente di redditività – contributi versati

Ovvero: 30.000€ * 0,78 – 8.200€ = 15.200€

Il che significa che quando avrò la dichiarazione dei redditi nel 2025 avrò:

  • 4.000€ di contributi come saldo 2024;
  • 760€ di imposte come saldo 2024;
  • 4.000€ di contributi come acconto 2025;
  • 760€ di imposte come acconto 2025.

Per un totale di circa 9.500€. In realtà, però, nel 2024 avevo già versato 4.900€ di acconto, quindi avrò da versare tra giugno e novembre soltanto 4.600€.

In pratica nel 2024 io ho maturato 4.760€ tra imposte e contributi su 30.000€ di fatturato, quindi meno del 16%.

Quando si pagano le tasse?

Veniamo a un’altra domandona: quando devo pagare le tasse? Anche qui bisogna distinguere i due inquadramenti, quello della gestione separata INPS e quello delle casse previdenziali professionali.

Segna in agenda tutte queste scadenze!

In gestione separata INPS

Ci sono soltanto due scadenze: il 30 giugno e il 30 novembre. Nello specifico:

  • il 30 giugno versi il saldo di imposte e contributi dell’anno precedente, e il 50% dell’acconto per l’anno in corso;
  • il 30 novembre versi il restante 50% dell’acconto per l’anno in corso.

Molto semplice. Oltre a questo ci sono 4 occasione in cui devi versare le marche da bollo: 28 febbraio, 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre. Ovvero, devi versare 2€ per ogni fattura elettronica emessa.

Nelle casse professionali

Qui ci sono più scadenze, nello specifico:

  • 16 febbraio: contributi fissi trimestrali;
  • 16 maggio: contributi fissi trimestrali;
  • 30 giugno: saldo di imposte e contributi dell’anno precedente, e il 50% dell’acconto per l’anno in corso;
  • 21 agosto: contributi fissi trimestrali;
  • 16 novembre: contributi fissi trimestrali;
  • 30 novembre: restante 50% dell’acconto per l’anno in corso.

Oltre a questo ci sono 4 occasione in cui devi versare le marche da bollo: 28 febbraio, 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre. Ovvero, devi versare 2€ per ogni fattura elettronica emessa.

Come gestire il denaro

Arriviamo verso la fine di questo articolo, e voglio concludere con una parte estremamente pratica: come dovresti gestire il tuo denaro, se sei un libero professionista in regime forfettario?

E’ molto semplice ed è FONDAMENTALE che impari a farlo.

Abbiamo visto in questo articolo che noi che siamo in questo regime fiscale possiamo definire quanto pagheremo in imposte e contributi come una percentuale del nostro fatturato.

Per farlo dobbiamo:

  • sapere in che inquadramento siamo (in gestione separata inps o in una cassa professionale?)
  • conoscere il nostro coefficiente di redditività
  • fare una stima di quanti contributi pagheremo quest’anno
  • calcolare di conseguenza la percentuale del nostro fatturato che dobbiamo accantonare

Ti lascio qui un foglio di calcolo che puoi scaricare e utilizzare. Immaginiamo che da questo calcolo ti esca che devi accantonare il 23%: sempre meglio andare un po’ in eccesso, quindi diciamo che accantoniamo il 27%.

A questo punto devi aprire un conto corrente nuovo, che ti servirà SOLO E SOLTANTO per:

  • accantonare imposte e contributi;
  • pagare imposte e contributi.

Questo conto non devi usarlo per nient’altro al mondo. Quando ti arriva a casa il bancomat, buttalo via subito. I soli che hai lì sopra NON SONO SOLDI TUOI!!

A questo punto ogni volta che incassi una fattura, prendi il 27% di quell’incasso e lo sposti su questo nuovo conto corrente. Ad esempio incasso 5.000€, e subito faccio un bonifico da 1.350€ al conto corrente in cui accantono le tasse. 

Ciò che resta sul mio conto principale posso usarlo per le spese che devo sostenere per la mia vita personale e professionale, ciò che va nel conto per l’accantonamento non deve più essere toccato se non per versare imposte e contributi.

Fare in questo modo ti eviterà grandi mal di pancia e grandi problemi!

Devi guadagnare bene!

Se hai preso la strada della libera professione, sappi questo: è un percorso bellissimo, pieno di stimoli e che ti può portare enormi soddisfazioni. Non devi assolutamente abbassare il tuo standard!

Non ha semplicemente senso essere libero professionista per guadagnare poco. Mettiti come target di arrivare il prima possibile intorno al tetto del regime forfettario, quindi di fatturare sui 6-7.000€ al mese. 

Non accontentarti! Dovrai imparare a vendere, a gestire il denaro, a incassare, a fare marketing di te stesso. Da ora non sei più un semplice lavoratore ma sei un piccolo imprenditore a tutti gli effetti.

Goditi il viaggio!

Giorgio Rigoldi

I miei contatti

Puoi metterti in contatto con me in questi modi:

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/rigoldi-giorgio/

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YouTube: https://www.youtube.com/c/GiorgioRigoldi Email: rigoldi.giorgio@gmail.com

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Giorgio Rigoldi

Classe '96, Milanese, con una profonda passione per la formazione, lo sviluppo personale e la finanza. Condivido su tutti i miei canali quello che scopro sulla mia pelle, sia perché mi aiuta a rielaborare le mie esperienze sia perché spero possano aiutare qualcuno a evitare errori e a crescere! Mi trovi su LinkedIn, su Facebook, su YouTube, ovunque. Buona lettura!

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