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Quanto costa a un’azienda non avere donne al vertice? Un’intervista a Paolo Ruggeri 

Quanto costa a un’azienda non avere donne al vertice? Un’intervista a Paolo Ruggeri
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Quando si parla di business, spesso ancora oggi si parla prevalentemente di uomini. Esistono infatti ancora molte aziende in cui a decidere davvero ci sono solo figure maschili, mentre le donne sono relegate a ruoli marginali. 

Il cliché della segretaria che porta il caffè al boss però è qualcosa che (grazie al cielo) ad oggi fa rabbrividire i più. Eppure c’è chi ancora non si è accorto che i tempi sono profondamente cambiati. 

Ma quali sono i veri vantaggi di avere manager donne nel proprio consiglio di amministrazione? 

Quali sono i rischi per un’impresa che non abbia donne al vertice?

Quante opportunità, risorse e denaro si sta perdendo un’azienda che non stia costruendo un management al femminile?

Le aziende di Paolo Ruggeri: le donne al vertice!

L’ho chiesto a Paolo Ruggeri, socio fondatore di OSM, società italiana di consulenza con sedi in Europa e nel mondo, imprenditore seriale e un mentore per moltissime persone che abbiano a cuore il proprio miglioramento personale. 

A capo delle sue aziende le donne non mancano, anzi, si può dire che siano la maggioranza, in netta controtendenza rispetto al resto delle grandi aziende. Molto spesso, infatti, a ricoprire ruoli direzionali, a gestire rapporti delicati con clienti e collaboratori, nonché a coordinare tutte le operations, nelle aziende di Ruggeri troviamo donne, spesso mamme. 

 “A mio modo di vedere le cose, un’azienda che oggi non abbia donne in posizione chiave è un’azienda che sta mettendo a repentaglio il proprio futuro. Le imprese in cui a decidere ci siano solo ed esclusivamente uomini sono destinate a morire.

Come imprenditore e consulente, nella mia carriera ho avuto il privilegio di confrontarmi con migliaia di persone che fanno impresa e ti garantisco che una delle cose più importanti che ho imparato nel tempo è che un management privo di donne ti porterà primo poi inevitabilmente a implodere”. 

Inizia così,lapidario e diretto il discorso di Ruggeri in fatto di leadership al femminile

Ma perché un management fatto di donne è una garanzia per il futuro delle nostre imprese? 

Le donne che ricoprono ruoli chiave in azienda sono la garanzia del futuro della tua impresa

“Non avere nessuna donna in ruoli chiave di responsabilità strategicamente, è un autogol clamoroso. Se ci fai caso, le aziende che hanno ancora loro interno soltanto uomini nel management fanno più fatica ad attirare le persone delle nuove generazioni e fanno molta più fatica ad instaurare un sistema virtuoso fatto di meritocrazia e crescita personale all’interno delle loro organizzazioni. 

Fra cinque o dieci anni queste aziende non saranno più appetibili per il mercato, saranno meno attrattive per i candidati e meno propense all’innovazione al cambiamento. Il nostro futuro sempre di più ci chiederà di essere abili ascoltatori, abili mediatori interculturali, abili comunicatori. Un domani sarà necessario diventare scopritori di talenti e bravi interpreti delle emozioni (proprie e altrui). 

Queste attitudini saranno determinanti per ottenere successo. Le donne, prima di chiunque altro, le hanno sviluppate raccontando di se stesse, ascoltandosi reciprocamente facendo i conti con tanti che, invece, avrebbero solo voluto mantenerle “a loro posto”.

Sostenibilità, relazioni, emozioni, diversità, ed esperienze: gli elementi che permetteranno alla tua azienda di prosperare in futuro! 

“Chi non si è ancora accorto dell’avvenire di questa dinamica sta guidando la sua azienda con paradigmi mentali ancorati al passato e di certo non sta mettendo in campo azioni lungimiranti per creare grande prosperità attorno a sé.” 

Ma quali sono le caratteristiche di un’azienda con un management al femminile? 

“In primo luogo la meritocrazia. Dove non c’è meritocrazia non ci sono donne al vertice. Il motivo è semplice. Ahimè esistono ancora molti pregiudizi che limitano in modo considerevole il percorso di carriera di una donna. E se volesse dei figli? Se non avesse abbastanza tempo da dedicare all’azienda? Se fosse presa da troppe cose al di fuori del lavoro? Se fosse troppo “fragile” o troppo “buona” per riuscire ad avere il polso della situazione? Ecc.. 

Chi ragiona in questo modo lo fa perché non ha ancora sistemato alcune cose importanti della sua attività imprenditoriale. Probabilmente:

  1. non ha statistiche per ogni ruolo;
  2. il suo organigramma non prevede una linea di responsabili per ogni reparto;
  3. non ha ancora avviato un processo di selezione del personale continuativo;
  4. non ha impostato un piano di carriera per le sue risorse che preveda premi e incentivi. 

Inoltre posso garantire che le donne (ancora di più se con famiglia) sanno cose sulla gestione del tempo e l’ottimizzazione dei processi che uomo non potrebbe nemmeno immaginare. 

Non si tratta di quote rosa, si tratta di risultati tangibili! 

In un sistema organizzativo virtuoso le donne vincono, c’è poco da fare. La loro storia sociale le ha temprate. Per essere “brava” una donna sa che deve impegnarsi molto di più di un suo collega, proprio perché sa di dover lottare contro uno stigma. Ciò che può eliminare questo extra-sforzo è un sistema di compensi e di monitoraggio dei risultati giusto ed equo.  

Se penso alle mie diverse aziende mi rendo conto che se non avessi dato a tante delle mie collaboratrici la possibilità di fare carriera in modo strutturato e meritocratico, sicuramente la crescita e l’espansione avuta negli ultimi anni sarebbe stata molto più lenta e tortuosa. Ci sono, infatti, diverse donne che oggi ricoprono ruoli fondamentali in OSM che per me hanno fatto una grande differenza sia da un punto di vista umano che imprenditoriale.

Donne fiere del proprio lavoro, donne di successo e libere di essere sé stesse

Tra queste ricordo Anna Marras, una delle pioniere che ha dato vita alla nostra grande crescita prendendosi la responsabilità del primo franchising. Sandra Goracci che ha reso possibile una rete di partner così vasta e capillare in tutto il territorio nazionale. Barbara Cattani che nel tempo ha trasformato ogni cliente in un perfetto alleato. Samantha Marzullo, che con Guru Jobs ha avuto la forza di rivoluzionare il modo di fare ricerca e selezione del personale in Italia. 

Per non parlare poi di Nina Iacuzzo, chissà quanti soldi avremmo perso o buttato se non fosse diventata la CFO di così tante aziende del gruppo, Michaela Gariboldi, una consulente, una venditrice e una manager eccezionale, sempre al mio fianco anche nei momenti più difficili. Elisabetta Comite, che è stata in grado di mantenere in vita e di espandere la nostra scuola di Management, MBS, anche durante il periodo di pandemia, in cui fare formazione era impraticabile e spesso impossibile”.

Modelli virtuosi da seguire per tutte le ragazze e le bambine del nuovo millennio. 

“Ci sono poi moltissime altre manager del gruppo che stanno facendo la differenza per molti dei nostri clienti e collaboratori. Sono profondamente grato per il loro contributo quotidiano straordinario. I loro nomi meriterebbero uno spazio ben più grande di un articolo, ma sono impressi molto bene nella mia mente e nel mio cuore. Le nostre manager sono tutte donne che si sono affermate per la loro grande determinazione, dedizione, passione e grande abilità di gestire le relazioni anche più complesse e delicate.

Spero che leggendo quanto scritto tu possa prendere ispirazione da queste donne, dalla loro voglia infinita di cambiare le cose, dal loro non arrendersi mai, nemmeno di fronte agli ostacoli più spinosi. La loro resilienza, la loro forza d’animo e la loro sensibilità sono impagabili. 

Qualunque imprenditore si lasciasse sfuggire questo potenziale per colpa di idee arcaiche e pregiudizi anacronistici, sarebbe davvero un pazzo! Le donne rappresentano quel valore aggiunto che un titolare dovrebbe ricercare in modo folle e ossessionato per fare davvero la differenza nel suo mercato di riferimento, avere un impatto positivo sulla società e mettere le basi per un futuro migliore.”

Tu puoi cambiare il mondo!

“Cara lettrice sappi che, se lo desideri, non solo potresti ottenere la carriera dei tuoi sogni, ma potresti diventare il simbolo della possibilità di un futuro roseo e prospero per moltissime altre donne come te!”

IL FUTURO DELL’IMPRESA È DONNA. 

E tu giochi sicuramente un ruolo molto importante. 

Continua a lottare per i tuoi sogni: tu puoi cambiare il mondo!

Grazie del tuo contributo. 

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

2 thoughts on “Quanto costa a un’azienda non avere donne al vertice? Un’intervista a Paolo Ruggeri 

  1. Paolo ha creduto in me prima di me ! A lui devo tutto. Incontrare una persona così è una fortuna. Oggi sono orgogliosa di portare avanti ciò in cui crediamo insieme da anni ❤️

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Il Coraggio Di Fiorire: Intervista a Doretta Scutti
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Quando si parla di impresa, di realizzazione personale o professionale, si parla spesso di coraggio. Coraggio di cambiare, di sciogliere compressi, di tuffarsi nel vuoto, di rischiare, di investire ecc. Ma che cosa significa davvero, avere coraggio? E come possiamo noi ogni giorno alimentarlo e farlo vivere al di là di ogni paura e giudizio? 

L’etimologia della parola coraggio deriva dal latino coratĭcum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis cioè ’cuore’ e dal verbo habere ossia ‘avere’. L’origine della parola coraggio dunque risiede nell’espressione: avere cuore. 

Per comprendere il significato di “coraggio”, dunque, dobbiamo passare attraverso l’esplorazione del nostro cuore.

Se ci pensi quando accordiamo uno strumento che cosa facciamo? Allineiamo le frequenze sonore affinché possa esserci un’armonia. E se rifletti su quello che accade quando prendi un accordo con qualcuno, ti puoi rendere conto che, in sostanza, fai sì che le vostre volontà vibrino alla stessa frequenza. 

Avere coraggio vuol dire quindi connettersi alla sede dell’amore, la forza più grande che esista, quella che supera ogni paura, ogni dolore, ogni giudizio. Significa tornare a vibrare con le proprie frequenze più intime, quelle appunto del cuore, che sanno come connettere ciò in cui crediamo con ciò che facciamo. 

Ed è proprio questo che ha fatto Doretta Scutti a un certo della sua vita, quando ha deciso di rifiutare un posto fisso, quando ha deciso di aprire il suo negozio e poi di chiuderlo per rivoluzionare il suo business.

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Smetti di Pensare a Cosa Fanno i tuoi Collaboratori: inizia a pensare a chi SONO. Parola di Hr Manager!
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Una delle cose che mette al proprio posto il nostro Ego è l’attività di gestire e far crescere collaboratori sotto la nostra guida. Per riuscire in questo intento, infatti, bisogna essere pronti a dedicare una grande quantità di tempo, cure ed energie ad altre persone in modo totalmente disinteressato. Bisogna essere coscienti di star piantando dei semi in azienda, i cui frutti, probabilmente non riusciremo a vedere. Semi che però faranno la grande differenza nel futuro delle nostre organizzazioni. 

Coloro che pensano di far vincere le proprie persone mettendo avanti se stessi, puntando ad un immediato tornaconto, difficilmente ottengono risultati straordinari. Difficilmente riescono a godere di una vera e propria leadership tra i propri collaboratori. Questo perché l’autorevolezza è qualcosa che ti viene riconosciuta dal basso, non ha a che fare con il ruolo o la targhetta che si trova alla porta del tuo ufficio. E quando abbiamo la responsabilità di far vincere qualcuno, si sente, se in verità ciò che puntiamo a far crescere è il nostro potere o il nostro stipendio.

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Noїr: uno store di abbigliamento simbolo di emancipazione 
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Noїr: uno store di abbigliamento simbolo di emancipazione 

In questa rubrica abbiamo già avuto modo di parlare di come i nostri abiti siano il simbolo della nostra identità e del nostro benessere. Di come essi non siano semplicemente un modo frivolo di vestire i nostri corpi e di mostrarci al mondo.

Lo dice anche la stessa etimologia della parola “abito”. Dal latino habitus questo termine è profondamente connesso alle nostre abitudini e alla nostra disposizione d’animo, ossia il nostro carattere.

“Abito” quindi è una parola che ha che fare con i nostri comportamenti, le nostre inclinazioni e personalità. Ben più di un outfit da acquistare per un’occasione particolare, ben più di una serie di indumenti da impilare nel nostro armadio.

L’abito nel suo significato più profondo si intreccia dunque con l’etica, con la ricerca costante della propria felicità e della propria realizzazione. Non è un caso che quando ci sentiamo perfettamente allineate con i nostri valori attraverso i nostri comportamenti ci sentiamo “a casa”, abitiamo il nostro vero io.

Tutto questo lo ha colto molto bene Arianna Rubin, la nostra intervistata di oggi. Una ragazza di quasi trent’anni, un’imprenditrice e un’influencer, che da tempo lavora duramente non solo per realizzare il suo sogno, ma per far sì che ogni donna possa realizzare il suo.

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