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Quando arriva il mio turno? Il cambio generazionale in azienda

Cambio generazionale
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Come gestire con successo il passaggio generazionale al vertice

Nei giorni scorsi abbiamo assistito su tutti i teleschermi, in diretta dalla Gran Bretagna ad un indimenticabile cambio epocale: Carlo III finalmente al trono.

Nato per essere RE, Carlo ha trascorso una vita intera a studiare e prepararsi per questo momento, arrivato per lui solo alla veneranda età di 74 anni. Così, mentre nella maggior parte dei contesti, le persone a quell’età vanno in pensione, Carlo invece ha iniziato la sua carriere da monarca.

La storia della successione alla monarchia britannica è molto simile a ciò che accade nelle aziende familiari in Italia.

Il cambio generazionale è uno dei processi aziendali più complicati e lunghi da gestire e spesso si realizza solo quando il genitore passa a miglior vita. Ma perché? Come gestire con successo il cambio generazionale in azienda?

Per approfondire l’argomento, ho intervistato chi, il cambio generazionale l’ha vissuto in prima persona:

Giulia Longato, manager e mamma di due splendidi figli è oggi amministratore della sua azienda di famiglia in provincia di Venezia, Stampoplast, che si occupa di progettazione e costruzione di stampi in acciaio e di stampaggio e assemblaggio di particolari in plastica situata.


Giulia, è entrata in azienda da ventenne appena laureata e ora, a 43 anni porta avanti con successo – dividendosi tra impresa e famiglia – l’attività gestendo 60 collaboratori.

Com’è iniziata la tua storia in azienda? Di cosa vi occupate?

Sono entrata nell’azienda di famiglia dopo la laurea in amministrazione e controllo, vent’anni fa.
Fin dal mio ingresso poco più che ventenne, mi sono occupata della gestione del personale e contemporaneamente mi sono approcciata sia alla parte logistica che produttiva.
Con il passare degli anni, acquisendo sempre più competenze e grazie alla forte motivazione e voglia di fare sono cresciuta e ho delegato le funzioni che avevo sviluppato e approfondito.


Quali sono state le difficoltà più grandi che hai vissuto per affermarti in azienda?

Appena entrata in azienda, ho dovuto combattere contro due pregiudizi:

  1. Essere la figlia del titolare
  2. Essere donna in un’azienda prettamente maschile

Non ho mai mollato e mi sono guadagnata giorno dopo giorno stima e credibilità diventando riferimento per le persone.
Come? Mettendomi in gioco, chiedendo aiuto con umiltà e supporto agli stessi collaboratori. Facendo emergere sempre e comunque la mia umiltà e la mia voglia di imparare.

Come può il figlio di un titolare di azienda acquisire leadership con i collaboratori?

Con una Leadership riconosciuta e non imposta! L’azione vincente che mi ha permesso di acquisire stima e leadership è stata quella di mettersi al pari del collaboratore: ho svolto le loro mansioni, ho vissuto con loro momenti concitati e momenti di condivisione.

Non mi sono mai tirata indietro qualunque fosse l’attività da svolgere, ho trasmesso loro la mia idea di crescere con loro, di affrontare e risolvere con loro le varie difficoltà.

Inoltre, li ho ascoltati e ho sviluppato con loro strategie e trovato soluzioni insieme. La leadership è tale solo se ti viene riconosciuta dagli altri e il modo migliore che conosco è dare l’esempio!
Riconoscimento, non imposizione.

Perché secondo te in Italia è così difficile il cambio generazionale?

La classe imprenditoriale che ha fondato e fatto crescere le aziende teme che la generazione successiva possa non essere al loro “livello”, i genitori ci vedono come eterni bambini da affiancare e salvaguardare.

In realtà, la strategia migliore sarebbe quella di affiancare i figli e trasmettere loro tutta l’esperienza accumulata e dopo averli formati e indirizzati metterli alla prova, accogliendo il valore che ha un giovane: quello di innovare, di vedere altre opportunità.

Come sei tu nel ruolo di genitore?

Non c’è un manuale per i genitori, si parte da ciò che si è vissuto come figli e si cerca di fare del meglio limando alcuni errori vissuti e inevitabilmente commettendone altri.

Ciò a cui punto è rendere i miei figli autonomi prima di tutto nella vita, nelle cose di ogni giorno, devono sapersela cavare da soli. E poi cerco di aiutarli a capire qual è la loro strada, che non dovrà per forza coincidere con la mia, ritengo questo sarebbe un grande errore.

Sono sempre presente e pronta nel caso del bisogno, ma sempre un passo dietro a loro.

Tu che hai vissuto l’esperienza sulla tua pelle…perché un genitore lascia difficilmente il “trono”?

Il genitore ti vede sempre prima come figlio, non come collaboratore. Cerca di proteggerti, ha paura tu possa sbagliare. E poi il genitore spesso non accetta una gestione diversa, purtroppo a volte resta radicato il “si è sempre fatto così e ho avuto successo, perché cambiare?”

Come è avvenuto il processo di delega nella tua azienda?

Dovevo fargli vedere che ero affidabile, che poteva fidarsi e affidarsi. Sono partita dalle cose più “banali” (ma che alcuni giovani a volte danno per scontate) come puntualità a lavoro e ho dimostrato precisione e affidabilità nello svolgimento delle mansioni.

Ho sempre affiancato il genitore, puntavo a rubargli il mestiere con gli occhi. Ho iniziato a gestire e a farmi carico delle incombenze più piccole per poi passare giorno dopo giorno a quelle più impegnative.

Il giorno in cui sono arrivata prima di lui ad accorgermi di un problema o a portare un’innovazione, ho capito di essere sulla buona strada!

Qual è il consiglio che vorresti dare a tutti i figli che vogliono conquistare il loro posto in azienda e agli occhi del genitore?

Bisogna entrare in punta di piedi, ascoltare, osservare e soprattutto rispettare il genitore. Un figlio che entra a gamba tesa e vuole rivoluzionare l’azienda senza prima conoscerne le dinamiche, viene visto come un pericolo dal genitore.

Bisogna avere pazienza, conquistarsi la fiducia, la credibilità e la leadership giorno per giorno. Bisogna fare “la gavetta”, partire dalla consapevolezza di non sapere.

Se si hanno idee innovative consiglio di presentarle al genitore, di discuterne con lui, di trovare assieme la soluzione migliore, perché innovazione e esperienza messe assieme danno garanzia di successo.

La migliore soddisfazione sarà vedere il genitore che un po’ alla volta lascia le redini, senza nessun proclamo!

Cosa vorresti dire ai papà che hanno timore del passaggio?

Vedete il figlio che segue le orme del padre come una fortuna, come una garanzia di continuità di tutto quello che è stato creato prima.

Qual è la tua meta?
Portare avanti l’azienda di famiglia e farla crescere, vorrei se ne parlasse come una realtà importante dell’economia veneta!

Il tutto senza perdere di vista un principio fondamentale: il rispetto e la gratitudine verso i collaboratori che permetteranno la realizzazione di questo sogno.

La storia di Giulia è la dimostrazione che (a dispetto di tutti i pregiudizi) ci sono tanti giovani che non vedono l’ora di dimostrare ai loro genitori e ai collaboratori che possono essere una nuova guida, basta dargliene l’opportunità.   


Circa l’85% delle imprese italiane sono di aziende familiari, di queste solo il 30% di esse sopravvive con la seconda generazione.
Ciò è dovuto da diverse ragioni: l’assenza di adeguata pianificazione del passaggio generazionale, la mancanza di una precisa strategia di ingresso e di formazione della seconda generazione e le incomprensioni e i disaccordi tra genitori e figli.

Tutte queste cose messe insieme, fanno sì, che nel momento in cui “per forze maggiori” avviene il passaggio di consegne, si realizzi il peggior incubo di un imprenditore: vedere la propria azienda, frutto di sogni, amore e tanto lavoro dirigersi verso il declino.

Il passaggio generazionale deve essere preparato e gestito quando tutti sono vivi e in gran forma. Prima di trasferire le quote societarie, è necessario trasmettere know-how e valori con i quali è stata fondata quell’impresa.  

Un imprenditore fonda la sua azienda con il sogno che essa possa continuare ad esistere anche dopo di lui e di lasciare quell’eredità ai figli.


Quale migliore passaggio di consegne di quello di lavorare fianco a fianco, passato e presente verso il futuro?

Spero che la storia di Giulia e il quadro storico e sociologico che ho fornito possano risvegliare in te delle riflessioni.

Se vuoi che la tua azienda viva nel futuro, occupati della parte più importante: chi ci sarà dopo di te.

Se ti interessano questi contenuti, non perdere i prossimi articoli della rubrica “Azioni di successo nella gestione d’impresa” in uscita ogni sabato.

Aline Improta  

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Aline Improta

La scrittura è fin da piccola il mio grande amore. Giornalista pubblicista dal 2010, negli ultimi dieci anni, ho riversato la mia passione in un altro settore: il marketing. Dopo anni a scrivere per le aziende, ritorno all'anima che c'è dietro ognuna di loro: gli imprenditori e tutte le persone che vivono in quell'ecosistema. Vi starete chiedendo come... Sono Editor e Ghostwriter per Engage Editore. la prima casa editrice italiana che pubblica libri dedicati agli imprenditori scritti da imprenditori. Amo le persone e credo che in ognuna di esse ci sia una luce da tirare fuori e una bellissima storia da raccontare.

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