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Punizioni per i figli, perché non funzionano – Intervista a Roberta Cavallo di Bimbiveri

punizioni per i figli
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Pensi ancora che le punizioni per i figli siano indispensabili all’interno di un sistema educativo che funziona?

Hai punito tuo figlio e sembra aver funzionato, all’apparenza questo metodo è veloce ed efficace. Ma se ci pensi bene, come ti sei sentito dopo? E soprattutto, come pensi che si sia sentito lui?

Ho chiesto ad una vera autorità nel campo dell’educazione dei bambini e degli adolescenti di rispondere a queste e ad altre domande sulle punizioni. Oggi voglio portarti un punto di vista diverso da quello a cui ci hanno abituati, quello di Roberta Cavallo. 

Il suo percorso è iniziato con un’esperienza sul campo molto intensa, nel centro per bambini da lei fondato in cui ha gestito in totale 28 bambini in affido e 6 mamme (e lo ha fatto 24 ore al giorno per 5 anni). 

Dal 2017, Roberta è stata una presenza affascinante nel programma televisivo “4 Mamme” trasmesso su FoxLife e Tv8, uno show che mette a confronto gli stili educativi dei genitori e condivide le sfide quotidiane che le mamme affrontano. 

Roberta è anche un’autrice di grande successo, con ben cinque libri best-seller che hanno conquistato i genitori in Italia e oltre. Le sue opere sono state tradotte in spagnolo, russo e francese, testimonianza del suo impatto a livello internazionale. I suoi tour in giro per l’Italia hanno registrato il tutto esaurito, dimostrando l’enorme seguito e l’interesse dei genitori per le sue idee innovative.

Lei stessa si definisce una traduttrice del “Libretto delle Istruzioni” dei bambini, che offre soluzioni efficaci per i genitori nella comprensione e nell’educazione dei figli. Grazie al suo metodo BimbiVeri vuole cambiare il mondo, un figlio e un genitore alla volta.

In questa intervista esploreremo le prospettive e le soluzioni concrete che Roberta offre per promuovere un ambiente educativo positivo, che esclude le punizioni per i figli.

  • Siamo cresciuti in una società in cui le punizioni per i figli sono considerate normali. Fino a poco tempo fa era ritenuto educativo anche un ceffone (e nella mia esperienza in molte famiglie lo è anche oggi). Qual è la tua opinione sul concetto di punizione e come pensi che influenzi i ragazzi?

Io penso che, sebbene la punizione possa sembrare la soluzione più immediata, non è un approccio educativo efficace a lungo termine. Spesso sentiamo dire che “le punizioni non hanno mai fatto male a nessuno”, ma in realtà fanno male a tutti, soprattutto ai genitori stessi.

Le punizioni sembrano funzionare nel breve periodo, perché creano una sorta di paura nel bambino che lo induce a comportarsi secondo le aspettative dei genitori. Tuttavia, a lungo andare, rovinano il rapporto con i figli e innescano dinamiche negative di cui poi i genitori si lamentano. Ad esempio, se litighi costantemente con tuo figlio perché non riordina la stanza e ogni volta perdi la pazienza, urli, minacci e punisci, lui ti ascolterà solo dopo averti fatto impazzire, ma lo farà controvoglia perché associa quella cosa da fare a qualcosa di brutto (anche perché vi fa sempre litigare).

Se tuo figlio vede che sei costantemente arrabbiato, penserà semplicemente che “Tu non lo capisci”. 

È importante mettersi nei panni dei nostri figli e riflettere su come ci sentiremmo se fossimo trattati in quel modo. Preferiremmo un amico che ci critica costantemente o uno che ci comprende e cerca di aiutarci a trovare soluzioni? Quando devi fare una cosa che odi, come andare alla posta a pagare le bollette, pensa all’amico che ti dice “Eh ma sei sempre il solito, ti lamenti sempre”, oppure a quello che ti consola “Ti capisco, è terribile perdere un’ora alla posta. Perché non porti con te un libro? Domani ti posso accompagnare io se vuoi”. Quale chiameresti? Allo stesso modo i tuoi figli ascolteranno sempre più volentieri una persona che stimano e che si preoccupa per loro.

Certo, adottare un approccio diverso nella definizione delle regole richiede più tempo e impegno iniziale, ma è sicuramente un metodo più efficace e che ti farà stare meglio, perché avrai una relazione autentica e positiva con i tuoi figli. 

  • Mi hai fatto venire in mente il capo che ho stimato di più in assoluto, che non si arrabbiava mai ed era disposto a risolvere qualsiasi disastro noi avessimo combinato! Se ripenso a lui, oggi so che aveva questa calma proprio perché era molto bravo nel suo lavoro e riusciva effettivamente a risolvere ogni cosa. Spesso i genitori, invece, si sentono impotenti. Si sentono in trappola tra la necessità di insegnare ai loro ragazzi delle lezioni importanti e la paura che indulgenza sia sinonimo di debolezza. Come consiglieresti ai genitori di affrontare questa sfida?

Anche il metodo Bimbiveri viene accusato di essere un po’ “molle”, perché io parlo spesso di accettare, accogliere. Ma questo non vuol dire che non ci siano regole, anzi! Io le ritengo importantissime. 

Quello che chiedo ai genitori è di cambiare le lenti con cui osservano le cose. 

Spesso siamo noi i primi a farci venire i mal di pancia quando dobbiamo dare delle regole, perché pensiamo che sarà difficile, che i figli non ci ascolteranno. 

Sembra quasi che ci siano 2 eserciti che stanno per scontrarsi. Noi ci mettiamo elmetto e scudo e quando ci presentiamo davanti ai ragazzi loro sentono che qualcosa non va e si mettono in allarme. Ma qui non siamo in guerra, dovremmo essere una squadra. 

So bene che abbiamo un certo tipo di retaggio culturale, ma io chiedo ai genitori di buttare nel cestino quello che sanno e iniziare a vedere le regole per quello che sono: delle abitudini che trasmettono ai loro figli. Questo li aiuta molto a livello mentale e rende il loro atteggiamento più rilassato quando si approcciano ai bambini e ai ragazzi.

Dobbiamo ricordarci più spesso che i figli guardano prima il nostro sguardo, poi sentono quello che proviamo nel cuore e solo alla fine gli arrivano le nostre parole (quindi, queste quasi non servono). 

Altra cosa fondamentale è lavorare su 2 binari.

Il primo è quello della relazione con i figli. Il secondo è il nostro binario personale, dobbiamo aiutarci a diventare più maturi e consapevoli. Questo ci aiuta, come succedeva al tuo capo, a sentirci ben preparati in quello che stiamo facendo e ci rende più calmi.

  • Quali sono le alternative alla punizione che proponi ai genitori? Come possono gestire i comportamenti indesiderati dei loro ragazzi senza ricorrere alle punizioni tradizionali?

Ai genitori che vengono da me io propongo di diventare gli “aiutanti magici” dei loro figli, passami questo termine un po’ infantile, ma chiarisce bene ciò che intendo. 

Se ogni volta che devo dare una regola io dico “adesso è ora di fare questo, muoviti, forza dai”, non posso pensare che loro facciano quella cosa volentieri. 

Quello che devo fare è una sorta di “svezzamento”. Quindi fare le cose con i ragazzi per un po’, poi iniziare a lasciarli fare da soli a poco a poco. Quindi, quando vedo che quella cosa non è più uno sforzo, inizio a dire: “Vai tu che adesso arrivo. Posa le magliette nel cassetto che tanto è quello basso, poi ti raggiungo e finiamo di sistemare i vestiti insieme”. 

Alla fine saremo una squadra: noi gli diremo “Oggi ci sono tante cose da fare, questo fallo tu che so che lo sai fare benissimo” e nostro figlio finirà per dirci “Chiamami quando è ora di apparecchiare”. 

Le prime volte che mi succedevano queste cose al centro di accoglienza, io mi emozionavo moltissimo.

  • Se solo i genitori avessero qualcuno che li aiutasse con strumenti di questo tipo! (per leggere i primi capitoli in regalo di Smettila di Reprimere tuo Figlio, clicca qui: Tuo figlio non ascolta) Cosa consigli ai genitori che hanno difficoltà con i figli, soprattutto durante fasi delicate come l’adolescenza?

Mi viene in mente un caso in cui una mamma si è rivolta a me disperata riguardo a suo figlio di 15 anni. Mi ha confessato di non riconoscerlo più, poiché il ragazzo era diventato distante, non le parlava e aveva scoperto che a volte fumava o beveva durante il fine settimana.

Ho suggerito alla madre di provare un approccio diverso: le ho detto di immaginare che quello non fosse suo figlio biologico, ma un ragazzo affidato dalla vicina di casa. Le ho consigliato di cercare di conoscerlo meglio e di instaurare un rapporto con lui. Le ho detto di mettere da parte le regole per qualche giorno, tanto quelle le avrebbe insegnate sua madre.

Dopo una settimana, è tornata da me entusiasta. 

Mi ha raccontato che ha scoperto delle cose meravigliose su suo figlio. Lo ha osservato attentamente e ha scoperto che lui condivideva i suoi pensieri e le sue preoccupazioni con suo nonno. Ha anche scoperto che suo figlio aveva una grande passione per il lavoro del legno e insieme al nonno si dedicavano a progetti di falegnameria. Inoltre, ha notato quanto suo figlio fosse attento e premuroso nei confronti del fratellino di 5 anni, nato da una seconda relazione. Ha visto come si prendeva cura di lui, insegnandogli nuove cose e facendolo sentire importante.

A quel punto ho detto alla madre: “Ecco, concentrati su di lui, perché il tuo vero figlio è questo ragazzo meraviglioso”. Questo approccio ha permesso alla madre di riavvicinarsi a suo figlio, di riconoscere le sue qualità e di costruire un legame più profondo basato sulla comprensione reciproca.

  • Nell’intervista a Luca Mazzucchelli abbiamo parlato di tempo di qualità e della quantità di tempo che dedichiamo ai nostri figli. In che modo il tuo “Metodo Bimbiveri” può essere adattato e applicato dagli imprenditori-genitori per creare un ambiente educativo positivo anche quando il tempo è limitato? 

La prima delle obiezioni che mi fanno spesso i genitori, soprattutto gli imprenditori, è “Io non ho tempo”. Io li capisco, lo so che il tempo è poco, l’impresa è come se fosse un altro figlio.

Ovviamente se riesci a ritagliare una quantità di tempo maggiore con i tuoi figli, come un intero pomeriggio o un weekend, tanto meglio. Però ci sono delle cose che puoi fare, anche quando il tempo è poco. 

La prima in assoluto e non sentirti in colpa! 

Se i bambini devono scegliere tra quantità e qualità, per loro è più importante la seconda. Poi usa le tecniche di cui ti ho parlato in questo articolo, dai un colpo di spugna a quello che è successo fino ad ora tra di voi e ricomincia da zero.

Ti assicuro che queste tecniche ed il tuo nuovo atteggiamento li renderanno più calmi e così i contrasti si ridurrano, tanto quanto la necessità di usare le punizioni.

So che spesso come imprenditori abbiamo grandi aspettative su noi stessi e gli altri, anche con i figli. Ma uno dei più grandi virus per i genitori è avere in testa un bambino ideale e continuare a paragonare il figlio a lui. I bambini questa cosa la sentono, ti assicuro.

Ricorda che tu sei qui per aiutare tuo figlio, non per plasmarlo. L’esercizio del figlio della vicina è molto utile proprio per ridurre questo tipo di identificazioni.

Mentre Roberta parlava nella mia testa si è spesso creato un legame tra il rapporto genitori-figli e quello imprenditore-dipendenti. Ecco perché voglio chiudere usando le sue parole:

Puoi essere l’aiutante magico dei tuoi figli, così come dei tuoi collaboratori.

Immagina se tu dicessi a un tuo dipendente “Eh ma sei proprio una mezza calzetta, fai sempre gli stessi errori”. Come pensi che sarebbe la sua motivazione? 

Eppure questo è quello che facciamo con i figli, spesso finiamo per giudicarli. Invece dovremmo imparare ad accoglierli nelle loro sensazioni negative, a metterci nei loro panni. 

Perché solo in questo modo si sentiranno capiti e ci ascolteranno volentieri. Così noi saremo finalmente liberi da un rapporto frustrante e dall’idea che le punizioni per i figli siano l’unica soluzione.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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