Potrebbe essere l’ambientazione di un film futuristico, eppure è una realtà che viviamo già oggi.
Parliamo di sorveglianza di massa e di come, nel secolo della tecnologia, sia davvero difficile crearsi un angolo di privacy.
La sorveglianza di massa è una pratica volta a monitorare le attività di un ampio numero di persone, spesso in modo indiscriminato e su larga scala. È una pratica adottata da agenzie governative, dalle grandi corporazioni commerciali che desiderano influenzare il mercato e da chi, in cima alla catena alimentare, ha bisogno di capire in che direzione sta andando il modo in modo da aggiustare il tiro.
Questa sorveglianza può includere la raccolta di dati provenienti da comunicazioni elettroniche (email, messaggi, chiamate e attività sui social), da navigazioni sul web (cronologia, cookies), immagini e video (da telecamere, droni e satelliti), dai GPS e dalla tecnologia biometrica.
Questi dati sono ovunque e possono essere recuperati su larga scala da chi possiede i giusti mezzi per collezionarli; ciò è possibile tramite dei punti di accumulo di questi dati, pozzi dove giornalmente riversiamo le nostre informazioni personali. Sono ad esempio motori di ricerca (Google e simili), siti web conosciuti e internazionali (Amazon, Apple) e altri strumenti e siti che frequentiamo assiduamente, come i social network, i sistemi Microsoft, Whatsapp e potenzialmente tutto quello che di digitale c’è.
Anche la telecamera fuori la banca ha il potenziale adatto per fornire dati utili ad una sorveglianza di massa.
Ne è un’evidenza preoccupante il sistema di controllo cinese. Qui la polizia ha un largo potere nella raccolta e detenzione di enormi quantità di dati personali, inclusi video, dati biometrici e acquisti effettuati di 1,4 miliardi di persone. Otto città cinesi sono in cima alla classifica delle città più sorvegliate al mondo secondo il ranking stilato da Comparitech, nel quale compaiono subito dopo la Cina paesi come l’India, l’Iran e il Bangladesh come paesi più sorvegliati.
E rimanendo su territorio cinese, il sistema risulta composto da tecnologie miste, tra registrazioni video, scanner del telefono e riconoscimenti facciali, fino a raggiungere il suo apice con “Xue Liang” – cinese per “Occhio di falco” – il sistema di sorveglianza attuato da Pechino e impiantato a tappeto su tutto il territorio.
Il tutto prossimamente condito da un rinforzo di intelligenza artificiale per rendere il sistema più automatico, efficiente e veloce. Una ricetta precisissima per dar vita ad un Grande Fratello Cinese, sempre operativo e onnipresente!
Certo in occidente attività del genere non sono possibili, almeno perché l’opinione pubblica sarebbe troppo difficile da gestire. Eppure anche noi abbiamo chi controlla grandi flussi di dati e presta servizio ad enti governativi.
Abbiamo avuto la testimonianza che la privacy e la raccolta dati fossero una questione molto seria con il caso Cambridge Analytica e ancor prima con il caso Datagate, quando venne fuori che la NSA (National Security Agency, Dipartimento della Difesa Statunitense) aveva avuto accesso diretto ai dati degli utenti di Google, Facebook, Apple e altre aziende tecnologiche statunitensi per controllarne le conversazioni.
Da ciò preoccupa il collegamento tra enti governativi occidentali (anche in questo caso quello americano) e società specializzate nel controllo di questi dati.
Palantir, ad esempio, è una società statunitense specializzata nello sviluppo di software per l’analisi dei dati. Fondata nel 2003 e con sede a Denver (Colorado), Palantir è nota per le sue potenti piattaforme di analisi dei dati utilizzate da governi e aziende in tutto il mondo.
Fondamentalmente Palantir permette di collegare, elaborare e presentare in termini più semplici e facilmente utilizzabili l’enorme quantità di dati raccolti (così grande da non essere nemmeno immaginabile). Il che rende possibile l’utilizzo mirato di tutte queste informazioni.
Che governi e agenzie – occidentali così come orientali – collaborano per collezionare e analizzare i dati dei cittadini è dunque un dato di fatto. Ma tutto ciò è un sistema di innocua sorveglianza o il potere concentrato che queste informazioni regalano è nelle mani di poche lobby con lo scopo di controllare meglio mercati e dinamiche mondiali?
La cosa curiosa è che tra i più grandi azionisti della Palantir troviamo BlackRock, della quale abbiamo già scritto in passato. Ma qui la rete si allarga per kilometri sotto il tessuto della società e delle notizie superficiali. Quale verità si nasconde dietro?



