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Pianificare la successione aziendale

successione aziendale
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Il tema della successione aziendale riveste un ruolo cruciale nell’ambito imprenditoriale, poiché una gestione accurata di questo processo non solo assicura la continuità delle attività, ma contribuisce anche a preservare il patrimonio aziendale e a ottimizzare gli aspetti fiscali. Affrontare correttamente le successioni rappresenta un passo strategico per garantire la prosperità a lungo termine di un’impresa.

In questa edizione della rubrica Risparmio Fiscale di imprenditore.info, ne parliamo con Fabio Speranza di Partner d’Impresa.

Se sei un imprenditore interessato a garantire la continuità e la prosperità della tua azienda, questa intervista offre un’opportunità unica per acquisire conoscenze chiave sulla corretta gestione delle successioni. Fabio condividerà con noi le sue competenze, rispondendo a domande cruciali e offrendo consigli pratici che possono fare la differenza nella tua strategia aziendale. 

Continua a leggere per scoprire come ottimizzare le successioni in azienda e assicurarti che il futuro della tua impresa sia solidamente ancorato!

In che modo una corretta pianificazione delle successioni può influire sulla continuità e sulla stabilità di un’azienda?

Una corretta pianificazione delle successioni è cruciale per la continuità e la stabilità di un’azienda. In Italia, dove il tessuto produttivo è costituito principalmente da piccole e medie imprese familiari nate durante il boom economico degli anni ’60, il passaggio generazionale è diventato sempre più rilevante. 

Parliamo di un 85% delle imprese italiane a conduzione familiare e di queste solo il 30% sopravvive alla seconda generazione. È evidente che la mancanza di una pianificazione adeguata del passaggio generazionale rappresenta un problema significativo. Questo processo, che richiede tempo e attenzione, dovrebbe coinvolgere tutta la struttura aziendale e prevedere un affiancamento generazionale.

Per tutelare la continuità aziendale, è necessario adottare una strategia precisa che consideri non solo il trasferimento di quote e ruoli, ma anche il passaggio di know-how e valori. In Italia, molti capi azienda tendono a rimanere alla guida delle loro imprese fino a un’età avanzata, il che contribuisce all’immobilismo generazionale. Infatti, l’età media dei dirigenti è passata da 53 anni nel 2007 a 60 anni nel 2018, con una percentuale significativa di capi azienda oltre i 65 anni.

Quali sono i principali errori che gli imprenditori commettono durante il processo di successione aziendale e come possono evitarli?

Gli imprenditori spesso commettono errori significativi durante il processo di successione aziendale, principalmente a causa di aspetti emotivi e della mancanza di pianificazione. Ecco i principali errori e come evitarli:

Errori Principali:

  1. Ritardo nella Pianificazione:
    • Molti imprenditori procrastinano il processo di successione fino a che motivi di salute o vecchiaia gli impediscono di continuare, rendendo il passaggio più difficile e improvvisato.
  2. Attaccamento Emotivo:
    • L’imprenditore uscente fatica a lasciare il controllo dell’azienda e spesso continua a essere presente in azienda, ostacolando l’autonomia decisionale dei successori.
  3. Mancanza di Coinvolgimento dei Successori:
    • I nuovi leader non sono preparati o affiancati adeguatamente, il che può causare problemi di gestione e continuità.
  4. Comunicazione Inefficace:
    • La mancanza di una comunicazione chiara e trasparente sul processo di successione può generare incertezze e conflitti tra dipendenti e collaboratori.

Come Evitare Questi Errori:

  1. Pianificazione Anticipata:
    • Iniziare a pianificare la successione il più presto possibile per affrontare tutte le fasi in modo strutturato e senza fretta. Solo il 20-30% degli imprenditori pianifica anticipatamente il passaggio generazionale.
  2. Affiancamento Generazionale:
    • Coinvolgere e preparare gradualmente i successori, trasferendo non solo ruoli e quote, ma anche conoscenze e valori aziendali.
  3. Consulenza Esterna:
    • Ricorrere a consulenti esterni per analizzare e gestire gli aspetti rilevanti del processo di successione, come quelli giuridici, fiscali e finanziari.
  4. Chiarezza nelle Aspettative:
    • Definire chiaramente le aspettative e gli obiettivi dell’imprenditore e della famiglia, confrontandoli con un’analisi della situazione attuale per stabilire strategie efficaci.
  5. Selezione di Successori Idonei:
    • Se nessun familiare è disponibile, cercare candidati esterni qualificati e adottare misure preliminari per ristrutturare l’azienda e renderla appetibile.
  6. Miglioramento della Gestione Aziendale:
    • Assicurarsi che l’azienda abbia finanze solide, organizzazione efficiente e contabilità trasparente. Migliorare indicatori come EBITDA, rapporto di indebitamento e DSCR per facilitare la transizione e attrarre potenziali acquirenti.
  7. Comunicazione Trasparente:
    • Comunicare il processo di successione internamente prima e poi esternamente, per evitare malintesi e assicurare la coesione tra dipendenti e collaboratori.

In termini fiscali, quali sono le considerazioni cruciali da tenere presenti durante la pianificazione della successione aziendale?

Se valutiamo il passaggio generazionale quale conseguenza di uno strumento programmato non possono che essere presi in considerazione, in prima analisi gli atti del passaggio generazionale tra vivi e, quindi, quegli atti indirizzati al trasferimento, sia dell’azienda intesa, secondo la definizione legislativa, come il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa o delle sole partecipazioni. 

Nel trasferimento dei beni di primo grado si realizzano le seguenti fattispecie giuridiche: 

  • Donazione dell’azienda

La donazione è uno degli strumenti più utilizzati per trasferire l’azienda ai discendenti diretti. La legge italiana prevede una “neutralità fiscale” per la donazione dell’azienda, evitando l’imposizione di tasse sulle plusvalenze, purché l’azienda venga devoluta in favore di discendenti o del coniuge del donante e venga mantenuta ai medesimi valori fiscalmente riconosciuti e che il donatario prosegua l’attività per almeno cinque anni.

  • Conferimento d’azienda

Il conferimento dell’azienda in un’altra società (nuova o esistente) è un’altra opzione che gode di un regime di neutralità fiscale. Questo metodo permette di trasferire l’azienda senza generare plusvalenze o minusvalenze imponibili in capo a chi attua il conferimento, e senza l’applicazione dell’IVA, facilitando così un passaggio più agevole e meno oneroso. 

L’applicazione di questo beneficio fiscale è però condizionata dalla sussistenza di due presupposti che devono essere simultanei: che il soggetto che conferisce l’azienda e chi la acquisisce siano entrambe imprese commerciali avente sede legale in Italia e che oggetto del conferimento sia un’azienda o un ramo d’azienda.

  • Trasferimento delle partecipazioni societarie 

Il passaggio generazionale di un’azienda può essere attuato non solo attraverso il trasferimento diretto dell’azienda, attuato con la donazione ed il conferimento, ma può essere gestito anche indirettamente tramite il trasferimento delle partecipazioni societarie.

In questo caso però il passaggio generazionale trova lo stesso regime fiscale favorevole, come nel caso della donazione di azienda, solo se i discendenti o familiari che beneficiano del trasferimento proseguono l’esercizio dell’attività d’impresa o detengano attraverso il trasferimento delle quote il controllo dell’azienda per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento. Quindi se gli eredi sono già titolari della maggioranza delle quote societarie e pertanto, del controllo dell’azienda, il trasferimento in loro favore delle minori quote possedute dal soggetto che conferisce sarà soggetto ad imposta di donazione e successione.

  • Patti di famiglia

I patti di famiglia, regolati dall’art. 768-bis del Codice Civile, permettono di trasferire l’azienda o le partecipazioni societarie ai discendenti in modo controllato, garantendo la tutela dei legittimari, ossia dei componenti della famiglia che non beneficiano del trasferimento in loro favore dell’azienda o delle quote di partecipazione.

In sostanza il patto di famiglia è un contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda o le proprie quote ad uno o più discendenti, i quali vengono obbligati a liquidare ai familiari che non hanno beneficiato di questo trasferimento gli importi corrispondenti al valore delle quote di legittima, mediante il pagamento di una somma o l’attribuzione di beni in natura (sempre che i legittimari stessi non vi rinuncino).

Tramite il patto di famiglia è quindi possibile, con il consenso di tutti i familiari, trasferire l’azienda o le quote di partecipazione al discendente o ai discendenti prescelti, liquidando economicamente i familiari aventi diritto per legge a una quota della futura eredità; in tal modo anticipando, in modo programmato, gli effetti della successione ed equilibrando la posizione dei diversi eredi ed evitando il sorgere di liti e contenziosi. 

Tale strumento gode – come del resto le successioni e le donazioni – di un regime fiscale di favore. Vi sono però alcuni limiti applicativi, che incidono sulla sua utilizzabilità sotto il profilo pratico. In particolare, la necessaria partecipazione alla stipula del patto di tutti i legittimari impone il necessario accordo degli stessi. Quindi se anche uno solo di essi perché estraneo alla conduzione dell’azienda o meno interessato al suo sviluppo, si oppone rende lo strumento del patto di famiglia non utilizzabile.

Inoltre può essere utilizzato solamente per trasferire l’azienda o le partecipazioni sociali ai discendenti e non al coniuge, né a fratelli, nipoti o soggetti estranei alla famiglia. Ed infine la necessità che i beneficiari liquidino ai futuri legittimari una somma di denaro, o l’equivalente in natura, il cui valore è determinato al momento della stipula del patto, può limitare la realizzazione del patto qualora, come spesso accade, tali soggetti non possiedano sufficienti risorse finanziarie per questo scopo.

  • Clausole statutarie

La pianificazione successoria si può attuare, sia in sede di costituzione della società sia anche successivamente con la modifica dello statuto, con l’inserimento di clausole specifiche nello statuto societario che facilitino attraverso una programmazione preventiva il passaggio generazionale.

Queste clausole possono soddisfare diverse esigenze dell’imprenditore legate al passaggio generazionale, consentendogli di accrescere la sua partecipazione a quella degli altri soci superstiti, oppure di fare in modo che i suoi eredi conseguano la qualità di soci, o ancora di controllare l’ingresso di estranei nella compagine societaria. 

Lo strumento più immediato per il trasferimento della governance dell’impresa esercitata in forma societaria consiste nell’inserimento nello statuto di una clausola che indica il nome del futuro amministratore, il quale ricoprirà tale ruolo al verificarsi di una determinata condizione, come la morte del capofamiglia, o il raggiungimento di una data soglia di età.

Ci sono consigli chiave per gli imprenditori per affrontare con successo le successioni in azienda?

In conclusione come illustrato vi sono numerosi strumenti per programmare e guidare il processo di successione generazionale o anche solo di continuità del ciclo vitale di una azienda anche al di fuori di un ambito tipicamente familiare.

Quindi si può evitare che la successione in azienda sia solo conseguente alla scomparsa del titolare con le frequenti difficoltà da parte degli eredi, i quali si trovano improvvisamente a dover gestire imprese che non conoscono, spesso senza le necessarie capacità.

La continuità ed efficienza aziendale, è, viceversa, molto più facilmente garantita utilizzando altri e più opportuni strumenti giuridici, che consentono di organizzare il passaggio generazionale in modo da poter trasferire, tramite una pianificazione adeguata, le competenze e la capacità di comando e costruire una governance adeguata senza provocare traumi. 
Di ciò gli imprenditori devono assumere maggiore consapevolezza ed adottare gli strumenti necessari a garantire la continuità del duro lavoro speso nel corso di una vita di attività, avvalendosi delle competenze di figure professionali esperte come i professionisti di Partner d’Impresa.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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