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Perché non puoi trascurare la cybersecurity nella tua azienda

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Nell’era digitale in cui viviamo, la cybersecurity aziendale è diventata una priorità assoluta per le imprese di ogni dimensione e settore. Con il termine “cybersecurity” intendiamo l’insieme di tecnologie alle quali le aziende possono affidarsi per mettere al sicuro la propria infrastruttura IT e i dati immagazzinati nei vari terminali o nei vari server proprietari. Si tratta di un passaggio fondamentale perché è sufficiente la mera presenza sul web per essere una possibile preda di un attacco hacker, con conseguenze, talvolta, nefaste. Queste minacce possono infatti danneggiare la reputazione aziendale e compromettere la fiducia dei clienti, se non causare veri e propri danni finanziari diretti. Ecco perché sottovalutarne la portata sarebbe un gravissimo errore.

LE PRINCIPALI MINACCE

Tutti abbiamo sentito parlare di “phishing”, “malware” e attacchi DDoS, ma forse non è sempre chiaro il loro significato.

Il termine phishing si riferisce a una forma di attacco informatico in cui un aggressore cerca di ottenere informazioni sensibili, come password, numeri di carta di credito o altri dettagli personali, fingendosi una fonte affidabile. Questo genere di attacco si profila attraverso email, messaggi diretti sui social o chiamate telefoniche e ha come obiettivo finale quello di convincere la vittima a fare click su un link dannoso, su cui inserirà poi autonomamente i suoi dati consegnandoli ai criminali.

Malware è invece il “matrimonio” tra “malicious” e “software”, banalmente traducibile in software maligno. I più noti sono i virus, che si collegano ai file esistenti replicandosi quando il file viene eseguito, causando danni al file stesso e al sistema operativo; i worm, che a differenza dei virus non necessitano di un file ospite per replicarsi, ma si diffondono autonomamente tra le reti; i trojan, software apparentemente legittimi ma che contengono funzionalità dannose, consentendo agli aggressori di accedere al sistema; e gli spyware, malware progettati per spiare l’attività dell’utente senza il suo consenso.

Un attacco DDoS (Distributed Denial of Service) è invece un tipo di attacco informatico che mira a sovraccaricare un sistema, un server o un sito web, rendendolo inaccessibile agli utenti legittimi. Questo risultato si ottiene inondando il bersaglio con un grande volume di traffico di rete proveniente da molteplici fonti, spesso distribuite in diverse parti del mondo.

ALCUNI DEGLI ATTACCHI PIÙ FAMOSI

Chi pensa che a “cascare nel tranello” siano soltanto gli utenti meno avvezzi alla tecnologia o le imprese più piccole, si sbaglia di grosso. La storia è piena di casi di grandissime multinazionali o addirittura organizzazioni governative che non sono riuscite a respingere gli attacchi hacker.

Uno dei più clamorosi ci riporta al 2010, quando un worm informatico ribattezzato Stuxnet attaccò le centrifughe utilizzate per l’arricchimento dell’uranio nel programma nucleare iraniano. Sebbene non esistano conferme ufficiali, ci sono prove che suggeriscono che dietro al malware ci fossero gli Stati Uniti e Israele. L’attacco si è rivelato un successo: ha causato danni significativi alle centrifughe bersagliate, rallentando concretamente i piani dell’Iran.

Fece scalpore anche l’attacco informatico subito nel 2011 da Sony, anche perché coinvolse milioni di utenti (spoiler: anche il sottoscritto!). Il Playstation Network, ovvero il sistema che permetteva ai giocatori di giocare online e di accedere allo store digitale, finì KO senza apparenti comunicazioni. Soltanto diversi giorni dopo Sony ammise che una falla di sicurezza aveva messo a repentaglio le informazioni sensibili, quali password e carte di credito, di 77 milioni di utenti. Il sistema venne totalmente ristabilito solamente 23 giorni dopo, per un danno economico che il Ponemon Institute, una società di sicurezza, stimò in 318 dollari a utente, per un totale di 24 miliardi di dollari.

Finì in tragedia, invece, il caso di Jonathan James, un ragazzo di 15 anni che nel 1999 riuscì addirittura a penetrare nei computer della NASA e del Dipartimento di Stato Americano. L’adolescente, la prima persona al mondo a riuscire in una simile impresa, fu in grado di spiare migliaia di email e documenti riservati, per un furto di dati stimabile in 1,7 miliardi di dollari. E costrinse, ovviamente, le organizzazioni a chiudere i propri sistemi per 21 giorni e a riscrivere il codice sorgente. L’indagine chiarì che James non aveva eseguito virus né apportato modifiche, ma nel giro di pochi anni si sarebbe comunque consumato un dramma. Nel 2008, in seguito alle accuse di coinvolgimento in un nuovo cyberattacco, il giovane si tolse la vita.

LE STRATEGIE VINCENTI

Come potrete avere intuito, nessun sistema, neanche il più avanzato, è totalmente immune agli attacchi. Ci sono, tuttavia, alcuni accorgimenti che possono limitare enormemente il fattore di rischio.

Inutile sottolineare come la colonna portante della “battaglia” sia la consapevolezza del personale. L’educazione dei dipendenti sulle migliori pratiche di sicurezza informatica è cruciale. Assodato questo passaggio, sono altrettanto fondamentali le politiche e le procedure di sicurezza che definiscono le linee guida per proteggere i dati e i sistemi informatici dell’azienda. È importante che queste siano applicate rigorosamente e, se necessario, rinnovate.

Bisogna, poi, necessariamente fare affidamento sui software, da mantenere sempre aggiornati per correggere le vulnerabilità emerse. Il consiglio per le comunicazioni più sensibili è di affidarsi a sistemi crittografici avanzati, così come può risultare salvifico suddividere la propria rete in segmenti separati, in modo da limitare e circoscrivere la diffusione di un eventuale attacco.

Altrettanto utile è eseguire backup regolari dei dati critici, da archiviare in posizioni sicure, e condurre con regolarità test di penetrazione per identificare potenziali vulnerabilità nel sistema e nelle reti.

Se non fila tutto liscio, risulta decisivo avere un piano di risposta agli incidenti che possa minimizzare i danni, sia da un punto di vista meramente operativo, che di immagine.

CONCLUSIONI

Investire nella cybersicurezza non è mai una cattiva idea. Ecco perché, qualora manchino competenze in materia all’interno dell’azienda, il consiglio è di collaborare con un fornitore di servizi informatici che possa offrirvi le migliori soluzioni di difesa e/o un monitoraggio periodico dei vostri sistemi. La proattività è infatti una componente essenziale per affrontare al meglio gli attacchi hacker: limitarsi a reagire, una volta che la frittata è fatta, è garanzia di fallimento.



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