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Perché i giovani talenti scelgono Italmatch: soft skills, crescita e innovazione!

Italmatch

L’obiettivo dell’intervista è quello di evidenziare come Italmatch sia un’azienda attrattiva per i giovani.

Fondato nel 1998, Italmatch Chemicals è un gruppo chimico leader a livello mondiale, specializzato in additivi e soluzioni ad alte prestazioni per il trattamento delle acque e dei lubrificanti, per l’oil & gas e per le materie plastiche, e in ritardanti di fiamma. L’azienda si distingue per l’attenzione verso soluzioni sostenibili e circolari, offrendo un’ampia gamma di prodotti in grado di soddisfare i requisiti delle applicazioni più esigenti, compresa la cura della persona. Con oltre 1.200 dipendenti, Italmatch opera in 20 stabilimenti in tutto il mondo e, negli ultimi anni, ha intensificato i suoi sforzi verso la sostenibilità.

Maurizio Turci è Direttore Generale Corporate e membro del Cda di Italmatch Chemicals Group. Turci ha più di 25 anni di esperienza nei servizi e nelle industrie manifatturiere in diversi Paesi e ha svolto un ruolo centrale nell’espansione di Italmatch.

È interessante capire cosa questa azienda pensa dei giovani, come vengono attratti, cosa si fa per trattenerli e valorizzarli.

Non meno interessante è anche capire in che modo si mette in pratica la convivenza con altre persone che fanno parte di altre fasce generazionali.

Per cercare di conseguire più agevolmente il suddetto obiettivo, qui di seguito si riportano delle domande-guida:

Qual è la sua opinione sui giovani e in particolare sulla Generazione Z?

La Generazione Z porta con sé una prospettiva fresca e innovativa, combinando una grande familiarità con la tecnologia con un forte desiderio di impatto sociale. Un rinnovamento radicale delle aspettative e del modo di stare in azienda. Questi giovani sono spesso più consapevoli delle problematiche globali e più propensi a cercare significato nel loro lavoro, una sfida ai modelli organizzativi e valoriali che impone un cambiamento, come è sempre stato, ma ora più velocemente. Sono una risorsa fondamentale per il futuro delle aziende innovative e in crescita continua come Italmatch.

Sentiamo parlare sempre più spesso di una crescente importanza delle competenze all’interno delle aziende, soprattutto delle soft skills. Secondo lei come mai sono oggi un tema così centrale?

Ormai chiamarle competenze soft è riduttivo, sono competenze di base trasversali, metacompetenze. Il mondo del lavoro è sempre più interconnesso, complesso, ma anche collaborativo. In combinazione con mercati dinamici e molto competitivi, e velocità di evoluzione delle tecnologie esponenziale, le cosiddette competenze soft diventano gli strumenti essenziali per gestire un qualsiasi lavoro, e tanto più ruoli di responsabilità. La specializzazione estrema richiesta dall’innovazione e cambiamento richiede la capacità di lavorare in team, il pensiero critico è necessario per affrontare il problem solving quotidiano e l’adattabilità è semplicemente essenziale per stare al passo. Solo per citare alcuni esempi. Noi crediamo e stiamo investendo sempre di più nello sviluppo di leadership e high potentials, proprio perché crediamo in una visione olistica della crescita in azienda, ormai necessaria per attrarre e mantenere motivate le nuove generazioni.

La difficoltà di individuare giovani talenti sembra essere una prerogativa alquanto diffusa in vari settori aziendali. Come mai secondo lei?

C’è alla base un mismatch tra le competenze sviluppate nel percorso educativo e quelle richieste dal mercato del lavoro. A parte l’ovvia competizione sulle competenze più evolute, soprattutto in area STEM, che ha un problema di percorsi educativi; c’è anche una questione generale di equilibrio tra la capacità di attrarre investimenti e rendere il costo del lavoro adeguato in Italia, rispetto ad altri paesi che hanno politiche che incentivano l’incontro domanda e offerta.

Quali sono le azioni che mette in campo Italmatch per rendere l’azienda attrattiva verso i giovani talenti?

Italmatch investe in programmi di stage per i giovani talenti, e percorsi di apprendistato per i neolaureati. Oltre alle consuete occasioni di incontro nei vari siti con studenti e scuole. Ai neoassunti diamo opportunità di crescita e sviluppo professionale, un ambiente di lavoro inclusivo e flessibile, e promuoviamo l’innovazione attraverso progetti sfidanti e collaborazioni con partner di eccellenza, annoverando clienti e fornitori in tutto il mondo, in un settore avanzato come la chimica di specialità.

Quando riuscite ad attrarre un giovane talento, quali sono le azioni che mettete in campo per mantenere il collaboratore legato all’azienda anche dopo l’assunzione?

Per mantenere i giovani talenti legati all’azienda, puntiamo su un ambiente di lavoro stimolante e su un percorso di carriera aperto, sono molti i casi di crescita interna della leadership. Stiamo disegnando programmi di sviluppo e  creando una cultura del performance feedback, oltre alle opportunità di partecipare a progetti internazionali.

Quali obiettivi si è data l’azienda in termini di politiche di attrattività dei giovani nel prossimo futuro?

L’obiettivo di Italmatch è attrarre e sviluppare talenti offrendo prospettive di impiego di lungo termine e posizioni sfidanti. Stiamo investendo in strumenti ed iniziative di formazione avanzata, digitale e in presenza, e di gestione della performance e sviluppo in linea con gli standard internazionali.

Italmatch si è posto il problema della convivenza in azienda di diverse generazioni? Come ha affrontato, o pensa di affrontare, questa eventualità?

La convivenza tra generazioni non è un problema, è una grande opportunità. Vediamo ogni giorno giovani entrare in azienda e lavorare fianco a fianco con colleghi più esperti da cui si impara, ma allo stesso tempo portare competenze e idee nuove. Quasi metà dei nostri collaboratori nel mondo hanno meno di trent’anni, e questa è una testimonianza della nostra fiducia nel futuro.

Qual è lo scenario che si intravede nel prossimo futuro pensando al ruolo della scuola, in altre parole si ritiene che la scuola possa ancora avere un ruolo determinante per allenare le soft skills dei giovani?

La cultura di base è un valore. Ma oltre alle competenze tecniche e scientifiche, che hanno un forte bisogno di fare un passo avanti nelle nostre scuole, il sistema educativo deve focalizzarsi sullo sviluppo di abilità trasversali e di sviluppo personale, linguistiche, e di comprensione delle dinamiche relazionali, che sono alla chiave del successo di qualsiasi team. Ma al tempo stesso deve esserci una collaborazione più profonda tra scuole, università e aziende che possa aiutare a creare percorsi educativi che rispondano meglio alle esigenze del mercato del lavoro. Il modello dell’apprendistato tedesco ne è un buon esempio, percorsi condivisi e concreti.

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Antonio Farchione

Antonio Farchione giornalista pubblicista, consulente aziendale che ha lavorato nel controllo di gestione e nella finanza d’azienda, docente universitario a contratto nella materia di marketing e neuromarketing. Autore di libri e articoli. Ricopre il ruolo di direttore tecnico in OSM Education, oltre ad avere la responsabilità dell’attività di ricerca e sviluppo.

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