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Perché gli ETF sono strumenti finanziari efficienti

ETF

Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono tra gli strumenti di investimento più apprezzati per efficienza, trasparenza e costi ridotti. Negli ultimi anni, sempre più investitori li preferiscono ai fondi comuni tradizionali grazie alla loro capacità di replicare un indice di mercato con un approccio passivo e a spese contenute. Ma quali sono i veri vantaggi degli ETF e perché possono rappresentare una scelta strategica per chi vuole investire in modo consapevole?

Ne parlo con Gianluca Barbagallo, consulente finanziario, CEO di Prometeo investing e autore del libro INVESTITORE STRATEGICO.

Cosa scoprirai leggendo questa intervista? 

Approfondiremo il motivo per cui gli ETF rappresentano una scelta strategica per gli investitori, analizzando i loro punti di forza rispetto ai fondi comuni, il ruolo della diversificazione nel controllo del rischio e il valore della trasparenza nella gestione degli investimenti. Scoprirai anche come sfruttare al meglio questi strumenti per costruire un portafoglio efficiente e orientato al lungo termine.

Quali sono i principali vantaggi degli ETF rispetto ai fondi comuni di investimento tradizionali in termini di costi e gestione?

    Gli ETF sono strumenti di investimento che combinano alcune delle caratteristiche delle azioni con i vantaggi tipici dei fondi comuni di investimento. Tuttavia, rispetto ai fondi comuni tradizionali, gli ETF offrono una serie di benefici significativi, soprattutto in termini di costi e modalità di gestione.

    Uno dei principali vantaggi degli ETF è il basso costo di gestione. Mentre i fondi comuni di investimento attivi spesso applicano commissioni annue che possono variare dall’1% al 3% del capitale investito, gli ETF passivi hanno TER (Total Expense Ratio) molto più bassi, spesso inferiori allo 0,20%. Questo perché la maggior parte degli ETF è progettata per replicare passivamente un indice di riferimento, eliminando la necessità di un team di gestori attivi e riducendo quindi i costi di gestione.

    Il report SPIVA (S&P Indices Versus Active) di Standard & Poor’s, una delle agenzie di rating più autorevoli al mondo, confronta sistematicamente i rendimenti dei fondi comuni di investimento con quelli degli indici di riferimento che cercano di battere. I risultati di questo report evidenziano una realtà spesso trascurata. Infatti, la maggior parte dei fondi comuni gestiti attivamente non riesce a superare le performance dei loro benchmark di riferimento nel lungo periodo. A questo punto la domanda sorge spontanea: “ha senso comprare un fondo attivo bancario pagandolo venti volte più di un ETF e ottenendo meno rendimento di quest’ultimo?”. Sappi che è una domanda retorica.

    Inoltre, gli ETF sono strumenti negoziabili in borsa in tempo reale, come le azioni. Questo li rende più flessibili rispetto ai fondi comuni, che vengono acquistati e venduti solo a fine giornata al valore patrimoniale netto (NAV). Con gli ETF, un investitore può decidere di entrare o uscire dalla posizione in qualsiasi momento durante l’orario di negoziazione, adattandosi meglio alle condizioni di mercato.

    Infine, rispetto ai fondi comuni, gli ETF tendono a offrire maggiore trasparenza. La maggior parte degli ETF pubblica quotidianamente la composizione del proprio portafoglio, permettendo agli investitori di sapere esattamente in cosa stanno investendo. I fondi comuni, invece, spesso pubblicano la composizione del portafoglio con ritardo e con meno dettagli, rendendo più difficile per l’investitore valutare l’allocazione effettiva.

    In che modo la diversificazione offerta dagli ETF contribuisce a ridurre il rischio per gli investitori?

      La diversificazione è uno dei principi fondamentali dell’investimento e rappresenta una delle principali ragioni per cui gli ETF sono strumenti particolarmente apprezzati. Un ETF offre un’esposizione a un paniere di titoli, il che permette di ridurre il cosiddetto rischio specifico, ovvero il rischio legato alla performance di una singola azienda o di un singolo settore.

      Ad esempio, se un investitore acquista azioni di una sola società, il rendimento del suo portafoglio dipenderà interamente dal destino di quella singola azienda. Se invece investe in un ETF che replica l’indice S&P 500, il suo capitale sarà distribuito su 500 aziende diverse, riducendo significativamente il rischio che un singolo evento negativo possa compromettere l’intero investimento.

      Un altro aspetto importante della diversificazione offerta dagli ETF è la possibilità di accedere a mercati e asset class differenti. Esistono ETF che coprono:

      • Azioni globali o settoriali (es. ETF su tecnologia, healthcare, energia)
      • Obbligazioni (governative, corporate, ad alto rendimento)
      • Materie prime (oro, petrolio, agricoltura)
      • Immobili (ETF su REIT – Real Estate Investment Trusts)

      Questa varietà consente agli investitori di costruire portafogli ben bilanciati e resilienti a diverse condizioni di mercato. Ad esempio, in un contesto di recessione economica, un portafoglio composto solo da azioni potrebbe subire perdite significative, mentre un portafoglio diversificato tra azioni, obbligazioni e oro potrebbe limitare i danni.

      Infine, la diversificazione degli ETF riduce la volatilità complessiva del portafoglio, rendendolo più stabile nel tempo. Un’allocazione diversificata permette di affrontare meglio i cicli economici e di mercato, migliorando il rapporto rischio-rendimento e aumentando le probabilità di ottenere guadagni sostenibili nel lungo periodo.

      Come funziona la trasparenza degli ETF e perché questo aspetto li rende strumenti finanziari più efficienti?

        Uno dei principali vantaggi degli ETF rispetto ad altri strumenti di investimento è il loro elevato livello di trasparenza. Gli investitori che acquistano un ETF sanno esattamente in cosa stanno investendo, grazie alla pubblicazione giornaliera della composizione del portafoglio. Questa caratteristica li rende strumenti estremamente efficienti, poiché consente di monitorare in modo chiaro e costante la strategia e l’allocazione degli investimenti.

        A differenza dei fondi comuni di investimento, che solitamente pubblicano la composizione del portafoglio con cadenza trimestrale o mensile, gli ETF permettono agli investitori di sapere in tempo reale quali titoli stanno detenendo. Questo consente di prendere decisioni più informate, soprattutto in situazioni di volatilità di mercato.

        La trasparenza degli ETF ha un altro beneficio significativo: riduce il rischio di strategie opache o non allineate agli interessi degli investitori. Nei fondi comuni attivi, i gestori possono prendere decisioni discrezionali senza una piena visibilità da parte degli investitori, il che può portare a scelte non sempre ottimali. Con gli ETF, invece, il gestore si limita a replicare un indice in modo meccanico e trasparente, eliminando il rischio di una gestione inefficiente o di conflitti di interesse.

        Un’ulteriore implicazione della trasparenza è che gli ETF consentono un migliore controllo della diversificazione e dell’allocazione del portafoglio. Gli investitori possono selezionare ETF specifici per raggiungere obiettivi di asset allocation precisi, sapendo esattamente quanto sono esposti a determinati settori, regioni o asset class.

        Quali strategie possono adottare gli investitori per sfruttare al meglio l’efficienza degli ETF nel lungo termine?

          Gli ETF sono strumenti straordinariamente efficienti, ma per ottenere il massimo dai loro vantaggi è fondamentale adottare un approccio strategico all’investimento. Il primo elemento da considerare è che investire con un orizzonte di lungo periodo è la chiave per costruire un capitale solido. Sappiamo, infatti, che storicamente il mercato azionario tende a crescere nel lungo termine, superando le crisi e le fasi di ribasso. Tuttavia, questo non significa che la strategia migliore sia investire tutto il proprio patrimonio in azioni. Anzi, proprio per via della volatilità dell’azionario, è importante costruire un portafoglio bilanciato, che tenga conto non solo della ricerca di rendimento, ma anche della gestione del rischio.

          Uno degli errori più comuni tra gli investitori è pensare che, siccome l’azionario ha storicamente garantito i migliori rendimenti nel lungo periodo, allora sia sufficiente allocare il 100% del proprio capitale in ETF azionari per ottenere il massimo risultato. Ma la realtà è ben diversa. Anche se nel lungo termine il mercato azionario tende a salire, nel breve e medio periodo può attraversare fasi di forte volatilità e crolli improvvisi. Pensiamo alla crisi del 2008, al crollo dei mercati del 2000-2003 dopo la bolla delle dot-com, o anche ai ribassi del 2020 durante la pandemia. In queste situazioni, un portafoglio interamente azionario può subire perdite significative, mettendo a dura prova la capacità dell’investitore di mantenere la rotta e non farsi prendere dal panico.

          Per questo motivo, è essenziale costruire un portafoglio ben diversificato, che includa non solo azioni, ma anche altre asset class in grado di bilanciare il rischio. Gli ETF obbligazionari, ad esempio, possono svolgere un ruolo importante nella stabilizzazione del portafoglio. Anche se nel lungo periodo il rendimento delle obbligazioni è inferiore a quello delle azioni, nei momenti di crisi i titoli di Stato di alta qualità tendono a mantenere meglio il loro valore, riducendo la volatilità complessiva dell’investimento. Lo stesso vale per altre asset class come le materie prime o i REIT (ETF immobiliari), che possono offrire ulteriori opportunità di diversificazione.

          Un buon approccio può essere quello di adottare una strategia di asset allocation coerente con il proprio profilo di rischio. Per un investitore giovane, con un orizzonte temporale di 30-40 anni, può avere senso una percentuale di azionario più elevata, ad esempio il 70-80%, con il resto in obbligazioni e liquidità per gestire la volatilità. Per un investitore più vicino alla pensione, invece, potrebbe essere più prudente ridurre l’esposizione azionaria e aumentare la quota obbligazionaria, per proteggere il capitale accumulato.

          Un’altra strategia fondamentale per sfruttare al meglio gli ETF è l’investimento periodico o PAC – Piano di accumulo capitale. Investire una somma fissa ogni mese, indipendentemente dall’andamento del mercato, permette di ridurre il rischio di acquistare a prezzi troppo alti e aiuta a mantenere la disciplina anche nei momenti di crisi. Questa strategia è particolarmente utile per evitare errori emotivi: quando i mercati scendono, molti investitori tendono a vendere per paura, mentre invece proprio quei momenti rappresentano spesso le migliori opportunità di acquisto.

          Infine, è importante ribilanciare periodicamente il portafoglio. Se, ad esempio, il mercato azionario cresce molto in un determinato periodo, la quota di azioni nel portafoglio potrebbe aumentare rispetto alla quota di obbligazioni, alterando l’equilibrio iniziale. Vendere una parte degli ETF azionari e acquistare più obbligazioni permette di riportare il portafoglio alla sua asset allocation originale, mantenendo un rischio coerente con gli obiettivi dell’investitore.

          In sintesi, per sfruttare al massimo l’efficienza degli ETF nel lungo periodo, non basta sapere che l’azionario cresce nel tempo: serve un piano ben strutturato, basato su una diversificazione intelligente, investimenti periodici e ribilanciamenti regolari. Solo così si può costruire un portafoglio solido, capace di affrontare qualsiasi fase di mercato senza lasciarsi guidare dall’emotività.

          Gianluca Barbagallo

          A cura di Francesca Turriciano

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          Francesca Turriciano

          Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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