Perché è pericoloso affidarsi alla banca o all’assicurazione per gli investimenti?

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Affidarsi esclusivamente alla banca o all’assicurazione per i propri investimenti può sembrare la scelta più sicura, ma è spesso dettata da un senso di reverenza verso istituzioni che, in realtà, non sempre agiscono nell’interesse del cliente.

Ne parliamo con Gianluca Barbagallo, CEO di Prometeo investing, che ci spiegherà i rischi di questa scelta e le alternative che un consulente finanziario indipendente può offrire.

Quali sono i principali rischi nell’affidarsi a una banca o un’assicurazione per gli investimenti rispetto ad altre forme di consulenza indipendente?

Investire non è un gioco d’azzardo, né una questione di fortuna. Come abbiamo visto negli articoli precedenti, i pilastri di un investimento solido – fissare obiettivi chiari, delineare orizzonti temporali, comprendere il legame tra rischio e rendimento, diversificare adeguatamente, conoscere la finanza comportamentale, mantenere il portafoglio bilanciato e prestare attenzione ai costi – sono essenziali per costruire un portafoglio che possa resistere alle sfide dei mercati e prosperare nel lungo periodo.

Questi princìpi non solo proteggono il tuo capitale, ma ti mettono nelle condizioni di affrontare i mercati con la giusta mentalità, evitando gli errori più comuni che possono minare il successo finanziario. Investire per obiettivi ti dà la motivazione e la disciplina necessarie per sopportare le inevitabili oscillazioni del mercato. La conoscenza del rischio e la diversificazione ti aiutano a gestire meglio le incertezze. E il controllo dei costi assicura che il frutto dei tuoi investimenti resti davvero nelle tue tasche.

In Italia c’è questa fiducia reverenziale verso le banche e i soggetti a cui si affidano i propri risparmi. Dal canto loro, i risparmiatori si aspettano che questa fiducia venga ripagata con una consulenza adeguata, che magari preveda anche degli investimenti sicuri e con un ottimo rendimento.

Tuttavia, questa è solo illusione.

Il problema è infatti il modo in cui operano queste società finanziarie (banche, promotori, assicurazioni).

Qual è il loro processo?

Prima creano il prodotto (o un portafoglio di investimenti) e poi cercano di venderlo.

E lo fanno senza prima acquisire una benché minima informazione riguardo al loro potenziale cliente. Non è importante se hai 25 anni e ti hanno appena assunto con uno stipendio minimo, oppure se sei un imprenditore che vuole andare in pensione.

Anche se questi due profili sono differenti, e hanno dunque necessità diverse, ti venderanno comunque gli stessi prodotti: ovvero quelli che più convengono a LORO, in termini di commissioni guadagnate.

In che modo le banche e le assicurazioni possono avere conflitti d’interesse quando consigliano investimenti ai loro clienti?

Il gestore del fondo non è chiaramente il tuo impiegato bancario o consulente, che si limita a vendere dei pacchetti già costruiti da altri. Si tratta della persona che, negli uffici delle società di gestione (SGR), decide, insieme al suo staff, quali strumenti finanziari comprare per formare i prodotti della sua società, in base alle sue analisi, alle sue prospettive, alle sue credenze e alla sua esperienza.

Il gestore del prodotto finanziario e la rete distributiva di consulenti sul territorio che te l’ha venduto, si fanno pagare profumatamente per svolgere questo lavoro con ingenti commissioni di gestione annue addossate all’ignaro investitore privato.  

Ora, da risparmiatore, c’è una sola situazione in cui potresti essere anche contento di pagare queste commissioni elevate solo per avere i soldi gestiti da qualcun’altro: se questa gestione porta a dei rendimenti. Ovvero, ti porta a guadagnare di più quando i mercati vanno bene, generando un extra-rendimento, e ti porta a perdere di meno quando i mercati vanno male, salvandoti dalle perdite e dai ribassi. Dopotutto, questo è ciò che tutti i risparmiatori e investitori vorrebbero. Ed infatti questa è anche la leva di vendita più comune utilizzata allo sportello bancario: “vai tranquillo/a che questo è un fondo pazzesco, gestito da un team di analisti di JP Morgan preparatissimi”. 

Sarà anche vero, ma c’è un problema. Ed è un problema enorme. Quello che si dimenticano di dirti quando cercano di appiopparti l’ennesimo prodotto finanziario costoso è che statisticamente i gestori dei fondi di investimento, e anche delle polizze e delle gestioni patrimoniali, non riescono a battere il mercato, ovvero a guadagnare di più del rendimento che offre il mercato stesso.

Supponiamo di avere un fondo di investimento che investe sull’indice americano S&P500. Il team di gestori seleziona le azioni, all’interno dell’S&P500, che reputa più interessanti e profittevoli, tralasciando le altre; decide inoltre quando comprarle e quando venderle. 

Ecco, la probabilità che questo fondo di investimento, grazie a questa movimentazione, guadagni più di quanto guadagna l’indice azionario S&P500 nel suo complesso, è molto bassa, circa il 3%.

Questo significa che quando compri uno di questi prodotti finanziari paghi SEMPRE di più ed hai mediamente 97 possibilità su 100 di portarti a casa un rendimento più basso rispetto al mercato di riferimento.

Paghi di più per ottenere di meno. 

Ma allora perché questi prodotti sono così diffusi ed ampiamente consigliati anche dai consulenti bancari? 

Il perché è presto detto: il conflitto di interessi che affligge l’industria finanziaria bancaria tradizionale. Banche e assicurazioni guadagnano una fetta di quei costi che ti vengono addebitati perché loro sono la rete distributiva, i venditori. Secondo te, consiglieranno agli investitori un prodotto su cui non guadagnano praticamente nulla, nonostante sia magari più adatto alle tue esigenze, o un fondo comune su cui marginano al 2 – 3% ogni singolo anno? 

Perché limitarsi a guadagnare 250 € all’anno su un portafoglio di 100.000 €, quando ne potrebbero guadagnare 3.000 € consigliandoti semplicemente un altro prodotto meno efficiente, ma molto più lucroso per loro? 

Ti è chiaro che nella finanza tradizionale la scelta del prodotto non parte dalle tue necessità e obiettivi, ma parte dalle esigenze di cassa di chi ti sta vendendo il prodotto? 

Ovvero raggiungere il budget, ottenere la promozione e incassare più provvigioni. 

Insomma, ci troviamo di fronte ad un conflitto di interessi ENORME. 

Entri in banca con l’idea di essere servito nel tuo miglior interesse e quello che ottieni è una sfilza di prodotti costosi che fanno solo gli interessi di chi te li ha venduti.

I costi eccessivi e il fatto che la stragrande maggioranza dei prodotti finanziari collocati in banca non riescano poi a battere il loro mercato di riferimento (sebbene ti venga detto il contrario) non sono di per sé il problema. 

Le banche non sono Onlus, ma aziende che vendono prodotti e servizi che devono essere remunerati. Il problema però è quando i profitti derivanti dai costi vengono ottenuti mediante un sistema di addebito talmente opaco e poco trasparente che porta 7 clienti su 10 a non sapere come viene retribuito il proprio consulente finanziario.

Quali sono le differenze principali tra i prodotti d’investimento offerti dalle banche e dalle assicurazioni e quelli di un consulente indipendente?

Il consulente finanziario indipendente è un professionista che opera esclusivamente nell’interesse del cliente, senza legami con banche o reti commerciali. La sua unica fonte di remunerazione è la parcella, che garantisce imparzialità nelle scelte e l’assenza di conflitti di interesse nell’offerta del servizio di consulenza. A differenza dei consulenti legati a banche o reti commerciali, non percepisce alcuna commissione o provvigione da intermediari o emittenti finanziari, essendo vietata la vendita di prodotti. La figura del consulente finanziario indipendente rappresenta una novità assoluta nel mercato italiano, tradizionalmente dominato da dipendenti bancari e agenti di vendita monomandatari.

Il riconoscimento ufficiale della professione è avvenuto nel 2019 con la fondazione dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari OCF.

La sicurezza di ricevere consigli non influenzati da interessi esterni, ma mirati esclusivamente a offrire il miglior servizio possibile, è cruciale per qualunque investitore. La consulenza finanziaria indipendente, a differenza di quella generica offerta dagli intermediari finanziari tradizionali o dai nuovi strumenti tecnologici come i robo-advisor, è personalizzata sulle tue esigenze di oggi e pronta a rispondere agli obiettivi di domani.

In paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito, ricorrere a un consulente finanziario è consuetudine e buona norma per la gestione dei propri capitali. Il consulente finanziario, in questi contesti, è un fiduciario del cliente, con cui mantiene un rapporto professionale e una relazione di profonda collaborazione verso il raggiungimento di obiettivi finanziari personalizzati e ragionevoli. L’indipendenza del consulente autonomo, che a differenza degli altri consulenti è retribuito esclusivamente dal cliente, si traduce in una reale imparzialità. 

Questa indipendenza è supportata da un costante percorso di formazione, obbligatoria ogni anno, che garantisce aggiornamenti continui sulle competenze necessarie.

La consulenza finanziaria non sottovaluta né i problemi attuali né quelli potenziali. Si occupa anche di protezione assicurativa, previdenziale e di valutazioni sulla situazione successoria, offrendo un beneficio che tocca vari aspetti della tua vita. 

Per questo, la consulenza finanziaria indipendente non si ferma solo agli investimenti, ma adotta un approccio a 360°, considerando temi e rischi che potrebbero minare la crescita, il risparmio e la protezione del tuo patrimonio.

Che ruolo giocano le commissioni e i costi di gestione sui prodotti d’investimento bancari e assicurativi, e come possono influire sulla performance a lungo termine del portafoglio?

Il mondo degli investimenti è un po’ strano. Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a pensare che ad un maggior costo corrisponda normalmente una qualità più elevata. Pensa ad un oggetto qualunque, un maglione: sarai d’accordo con me se dico che un maglione in puro cashmere da diverse centinaia, se non migliaia di euro sia qualitativamente migliore e più duraturo di un maglione in sintetico acquistato da Zara. è normale, nella nostra vita quotidiana un costo elevato è mediamente sinonimo di qualità. 

Nel mondo della finanza e degli investimenti, invece, è esattamente il contrario: più paghi e meno ottieni dai tuoi investimenti.

Ecco perché è di fondamentale importanza: 

  • ridurre il più possibile i costi associati all’investimento ;
  • liberarsi dei prodotti finanziari più costosi perché sono solo una zavorra che ti impedisce di ottenere il giusto rendimento dai tuoi investimenti.

In poche parole, tutti desideriamo che 100.000 € investiti diventino 150.000 €, 300.000 €, 1.000.000 € nel corso del tempo. 

In fondo è proprio questo il motivo per cui investiamo: guadagnare e realizzare i nostri obiettivi di vita che, volenti o nolenti, richiedono denaro per essere finanziati. Se non ci fosse questo desiderio, nessuno investirebbe sui mercati finanziari, dato che investire comporta anche dei rischi. Non a caso, il rendimento è definito anche come premio al rischio, il premio che otteniamo per aver investito i nostri soldi sui mercati finanziari. 

È qui che entrano in gioco i prodotti finanziari, cioè dei prodotti “contenitore” al cui interno investono su una molteplicità di azioni e obbligazioni. I prodotti finanziari, da questo punto di vista, svolgono una funzione importantissima: eliminare il rischio specifico, ovvero eliminare il rischio che l’andamento negativo di una singola azione, o il mancato rimborso di una singola obbligazione, ci possa davvero creare danni finanziari. Ma i prodotti finanziari non sono tutti uguali, soprattutto per quanto riguarda i costi:

Guarda le differenze di costo tra un ETF (un Exchange Traded Fund) ed una Polizza Vita Unit Linked: è un abisso, su 100.000€ investiti parliamo di una differenza di oltre 2.500€ di costi in più ogni singolo anno! 

Quindi, se all’interno del tuo portafoglio di investimenti hai uno o più fondi comuni di investimento, polizze assicurative di natura finanziaria, gestioni patrimoniali o certificati di investimento, fai estrema attenzione perché i loro costi stanno letteralmente uccidendo i tuoi rendimenti e ti stanno impedendo di guadagnare quanto dovresti.

Come vedi, i costi dei prodotti di investimento vengono espressi in percentuali. Percentuali del 2%, 3%, 4% all’anno che a leggerle così possano sembrare basse. 

Ma cosa accade ad un investimento che costa il 3% all’anno?

Nei grafici presenti a seguire stiamo simulando un investimento di 100.000 euro in una unica soluzione per 30 anni. Nel grafico 1 il portafoglio ha un rendimento medio del 4% all’anno, quindi per tutti i 30 anni. Il montante finale da 100.000 euro diventerà 324.340,00 euro. Più di tre volte il capitale iniziale.

Questo tipo di risultato difficilmente potrà avvenire con un investimento effettuato tramite l’industria del risparmio gestito, in quanto gli investimenti sono gravati da troppi costi inutili.

Nel grafico in basso ipotizziamo di effettuare lo stesso investimento con un costo del 3% annuo; questo si tradurrà con un rendimento che dal 4% diventerà dell’1% all’anno.

Cosa succederà al tuo investimento? 

Il montante finale dopo 30 anni sarà di 134.785,00 euro. L’investitore in questi casi potrebbe essere deluso dal basso rendimento, ma il più delle volte sarà anche soddisfatto di aver incrementato il capitale iniziale. Quello che non sa è che con questo misero rendimento non è riuscito neanche a contrastare l’inflazione di questi 30 anni e che in realtà ha lasciato la maggior parte del guadagno per strada. 

Per sapere quanto staI pagando devi richiedere al tuo gestore il Rendiconto MiFID II, in modo da leggere nero su bianco i costi dei tuoi investimenti anno per anno.

Inoltre, devi sempre considerare che i rendimenti sono incerti per definizione, mentre i costi sono sempre certi. Il rendimento medio a lungo termine è, per l’appunto, una media. I mercati finanziari non offrono sempre lo stesso rendimento lineare, stabile e preciso tutti gli anni. Sarebbe bello, ma non è così.
 

Ad una media del 5% all’anno ci si arriva anche attraverso anni particolarmente negativi e anni particolarmente positivi. 

Cosa significa questo? 

Che tu pagherai il 3% anche negli anni in cui i rendimenti che otterrai saranno negativi, perché ricorda: i rendimenti sono incerti, i costi sono sempre certi, come la morte e le tasse. Ciò significa che, negli anni positivi, i costi sono come una zavorra per i tuoi rendimenti perché guadagni comunque poco. Negli anni negativi, i costi sono una trivella che ti fa sprofondare ancora di più, perché tu perdi ancora di più a causa dei costi.

Secondo te, può essere considerato trasparente ed efficiente un sistema di “consulenza finanziaria” dove le persone non sanno proprio di pagare un costo per il servizio offerto, o pensano che sia gratis? 

Per me no. 

E infatti la stragrande maggioranza delle persone che investono con la banca non ha la minima idea di pagare centinaia, se non migliaia di euro all’anno in commissioni di gestione sugli investimenti. Anche perché l’Italia è uno dei paesi con i costi commissionali sui prodotti finanziari più alti in assoluto nel mondo!È chiaro che con questi costi, se la tua banca ti ha venduto un fondo simile, non riuscirai mai a guadagnare quanto dovresti quando i mercati salgono, mentre avrai invece ottime possibilità di perdere molti più soldi del necessario quando i mercati scendono.

Gianluca Barbagallo

A cura di Francesca Turriciano

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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