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Perché dedicarsi agli altri ti cambia la vita – Intervista a Lara Campoli di INSS

dedicarsi agli altri
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“Dedicarsi agli altri” non è solo un gesto di generosità, ma può anche essere un cammino personale di crescita e di scoperta. Per capire meglio questa affermazione, oggi nel nostro blog abbiamo l’opportunità di fare una chiacchierata molto speciale con Lara Campoli. 

Lara è la Presidentessa di INSS “Imprenditore Non Sei Solo“, responsabile delle Risorse Umane e si occupa della formazione dei volontari e del supporto alle executive che seguono da vicino la situazione degli assistiti.

Nel corso degli anni, Lara ha dimostrato una dedizione instancabile al servizio degli altri, che ha trasformato non solo le vite di coloro a cui ha fornito assistenza, ma anche la sua. Con una carriera dedicata all’altruismo, Lara è la persona ideale per parlare del nostro argomento di oggi.

  • Qual è stata l’esperienza o il momento più illuminante per te in termini di connessione spirituale durante il tuo percorso in INSS?

Credo che il momento più illuminante sia stato proprio l’inizio di questa avventura. INSS è nata nel maggio 2018, durante uno dei periodi più duri della mia vita. Venivo da una famiglia in cui il dare era sempre stato valorizzato e nel momento in cui la mia vita stava attraversando una fase difficile, ho trovato nel “dare” un rifugio e un modo per risollevarmi.

C’è un pericolo quando ci si mette in una posizione mentale di aspettare di ricevere: in qualche modo, ci si avvicina a un punto di stallo, quasi un “game over”. Nel mondo è tutto equilibrio, quindi c’è un dare e c’è un ricevere, Quando smetti di dare, in qualche modo, è come se stessi mandando un messaggio all’universo dicendo che tu non servi più e quindi non sei più necessario a questo equilibrio della vita. Al contrario, ogni gesto di generosità, ogni contributo che diamo, non importa quanto piccolo, ha un significato profondo. Come un colibrì che porta l’acqua, ogni nostro gesto può fare la differenza.

Ecco perché è pericoloso sedersi e aspettare che le cose accadano. Tutti noi abbiamo un potenziale immenso e utilizziamo solo una frazione minuscola del nostro cervello. Quando ci mettiamo sul piano spirituale, siamo in grado di amplificare le nostre capacità, di realizzare cose incredibili. 

Gli imprenditori lo sanno bene: quante volte abbiamo scritto le nostre mete e, dopo un po’ di tempo, abbiamo guardato indietro e ci siamo resi conto di averle tutte raggiunte?

Quindi, per me, il momento più illuminante è stato quando ho capito che, anche nei momenti più bui, il “dare” può essere la luce che ci guida verso la salvezza.

  • Certo non è facile restare nel dare anche quando si attraversa un momento di sofferenza. Cosa consiglieresti ai nostri lettori che stanno affrontando qualche difficoltà, ma non vogliono perdere la capacità di dare? 

Affrontare le difficoltà senza perdere la voglia di dare è certamente una sfida. In questi momenti, ritengo che il senso di responsabilità sia un faro che ci guida. Capire che ci sono persone che hanno bisogno di noi, che possiamo fare la differenza per qualcuno, ci dà la forza di andare avanti. Come quando si deve affrontare il lutto di un compagno, ma si ha anche un bambino piccolo a cui badare. Questa responsabilità verso gli altri ci dona la forza per superare le sfide personali.

Inoltre, la fede può essere una grande fonte di conforto e di speranza. La fede nel fatto che le cose miglioreranno, la fede nel vedere le cose belle anche nei momenti difficili. Altrimenti, ci si sente sempre vittime di ingiustizie e questo non fa che alimentare la sofferenza.

Se io credo fermamente che dietro ogni momento di difficoltà ci sia una lezione da imparare è come se avessi acquisito un forte strumento, che davanti a qualsiasi difficoltà mi consentirà di avere fede e di guardare oltre la difficoltà per permettermi di capire qual è il messaggio.  

Mi viene in mente lo speech di Steve Jobs a Stanford. Ha raccontato di come, dopo aver lasciato l’università, si fosse iscritto a un corso di calligrafia. Non aveva la minima idea di come quella competenza potesse servirgli nella vita. Ebbene dieci anni dopo, quando si ritrovò a progettare il primo Macintosh, gli tornò decisamente utile. Così il Mac è stato il primo computer con una grande capacità tipografica, in grado di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. Quindi, se non avesse lasciato l’università e non avesse seguito quel corso, probabilmente oggi nessun personal computer avrebbe queste capacità.

“I puntini li unisci solo guardando indietro” – Steve Jobs

  • Come descriveresti la sensazione di realizzazione o gratificazione che deriva dal vedere l’impatto diretto delle tue azioni sulle vite degli imprenditori che l’INSS assiste?

È una sensazione potente, profonda, che arriva dritta al cuore.

Ricordo uno dei nostri primi assistiti. Ho dovuto occuparmi io dell’onboarding perché all’epoca c’ero veramente solo io. Quella persona era in macchina, in uno stato d’animo così disperato da pensare di farla finita. Era un momento cruciale e il fatto che io abbia avuto l’opportunità di parlarle in quel momento e di forse fare la differenza tra la vita e la morte…beh, dimmi se non è spirituale. Avrei potuto chiamarle dopo due ore o il giorno successivo e invece ho scelto proprio quel momento.

Queste esperienze sono state così forti e intense e non mi basta contarle sulle dita d’una mano. A volte è come se entrassi in uno stato di “flow”, in cui il mio istinto prende il sopravvento e riesco a mettere da parte la mia mente razionale. 

Nei momenti cruciali, mi sembra di non fare errori. È come se una forza superiore mi guidasse, come se qualcuno mi sussurrasse all’orecchio la cosa giusta da fare. Tutto ciò è alimentato da una forte intenzione positiva: l’intenzione di fare del bene, di fare la differenza, di aiutare gli altri. 

  • Come responsabile delle Risorse Umane e della formazione dei volontari, quali sono le principali sfide che incontri quotidianamente?

Sono molte, ma una delle principali è sicuramente cercare di essere presente anche per coloro che danno, che sono i nostri volontari.

L’imprenditore è un nodo: sostenerlo significa aiutare anche la sua famiglia, i suoi fornitori, tutti quelli che sono legati a lui in qualche modo. E anche i volontari sono nodi: la loro dedizione ha un impatto profondo sugli assistiti, un effetto a cascata che si estende ben oltre la singola persona che stanno aiutando.

Un’altra sfida è quella di incoraggiare i volontari a mantenere il loro impegno nel dare. Le statistiche mostrano che i risultati dei volontari migliorano quando si impegnano nel dare. È come se entrassero in un ciclo virtuoso: all’inizio potrebbe essere necessario un certo sforzo, ma poi questa generosità torna indietro moltiplicata.

Tuttavia, c’è anche il rischio che alcune persone si mettano sul dare perché non riescono a guardarsi dentro, a fare i conti con le proprie sfide personali. Ecco perché è importante offrire un supporto adeguato, per assicurarsi che il dare non diventi un modo per evitare di affrontare le proprie difficoltà.

Una sfida fondamentale è quella di nutrire e mantenere lo spirito di gratitudine. Chi dà è grato alla vita, ha gli occhi aperti per apprezzare le sue bellezze e ha la fede nel fatto che è in grado di aiutare gli altri. 

Nel dare ci mettiamo in una posizione di abbondanza, dichiariamo all’universo che siamo parte del ciclo dello scambio. Quando siamo bloccati nel voler solo ricevere, non mettiamo nulla sul piatto e questo squilibrio può portare a insoddisfazione e infelicità.

  • Il tema dell’equilibrio in natura mi ricorda molto un’intervista che ho fatto qualche settimana fa ad Andrea Turrini: È vero che dare poi porta dei grandi ritorni? Secondo te, in che modo gli imprenditori possono trarre benefici spirituali dal dedicarsi agli altri? Questo può aiutarli a sviluppare la resilienza necessaria per superare le difficoltà?

Periodi difficili possono portare gli imprenditori a una sorta di rovesciamento di mentalità: diventano più critici e la loro prima reazione può essere quella di iniziare a pretendere più dai loro collaboratori. Di fronte alla crisi, il pensiero dominante può diventare: “Adesso che sono in difficoltà, i collaboratori devono fare di più”.

Invece quando l’imprenditore sta meglio, torna lui ad aiutare, a prendersi la responsabilità dei suoi uomini, dei suoi dipendenti. Torna lui a dare una mano agli altri e a pensare a come essere di supporto e quindi sviluppa le capacità per uscire dalla crisi.

Come l’acqua che fluisce superando ogni ostacolo, così l’imprenditore che ritorna a dedicarsi al dare può diventare più resiliente e capace di avanzare nonostante le sfide, trovando così la strada per uscire dai momenti difficili.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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