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Passaggio generazionale: sfide e consigli da un giovane amministratore delegato

passaggio generazionale
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Un passaggio generazionale non è mai semplice. Implica sradicare delle credenze, introdurre novità, instaurare nuovi rapporti di fiducia, farsi rispettare e rispettare gli altri… Insomma, non è proprio una passeggiata.

Oggi vedremo il passaggio generazionale da un punto di vista nuovo, fresco. Lo vedremo con gli occhi di un giovane che sta “ricevendo” l’azienda di famiglia. È per questo che ho deciso di intervistare Alessandro Stefano, amministratore delegato dell’azienda Eurotec SRL.

Eurotec è un’impresa industriale che si occupa di due settori: il primo riguarda la strumentazione per i controlli di processo (quindi tutti quegli strumenti utilizzati per monitorare, regolare e controllare i processi industriali al fine di garantire che essi siano efficienti); mentre il secondo è inerente a tutto il mondo dell’acqua, al ciclo idrico integrato, quindi alla gestione, nella rete nazionale, di tutta l’acqua, sia potabile che non potabile.

L’ingresso in azienda di Alessandro è stato molto burrascoso e dovuto ad una situazione familiare estremamente delicata. Questo contesto ha portato dolore alla famiglia e ha generato alcuni vuoti importanti anche in azienda. In quel momento, infatti, erano rimasti scoperti alcuni ruoli ed era quindi necessario che essi venissero colmati. È proprio qui che è intervenuto Alessandro.

Alessandro è giovane, ma ha la forza e la maturità di chi gestisce un’azienda da sempre. Ho visto fin da subito in lui una tenacia che in pochi hanno, ma soprattutto una straordinaria capacità di rialzarsi da qualsiasi difficoltà gli si presenti lungo la strada.

Alessandro, racconta un po’ del tuo percorso? Come sei arrivato ad essere amministratore delegato?

Ad oggi ricopro il ruolo di amministratore delegato, ma prima di arrivare qui ne ho fatta di strada!

Ho iniziato lavorando in magazzino, occupandomi di tutto ciò che riguarda ingresso e uscita della merce e ordini di fornitori e clienti. L’idea era quella di iniziare a inserirmi in un mondo per me ancora sconosciuto. Fino ad allora, infatti, conoscevo l’azienda solo grazie ai racconti della mia famiglia, ma parlarne è ben diverso dall’esserci dentro fisicamente e agire in modo concreto. Questa prima esperienza è stata molto utile e mi è servita proprio per comprendere a pieno come funziona l’azienda.

Successivamente serviva una figura nel reparto vendite e, quindi, mi sono ritrovato a ricoprire il ruolo di venditore. Già in passato avevo gestito alcuni locali a Bologna, perciò con le vendite me la cavavo. Questa esperienza è stata infatti molto positiva: sono persino riuscito a raggiungere il traguardo della vendita più importante di Eurotec.

Poi mi sono reso conto della necessità di avere qualcuno che si occupasse attivamente dell’azienda dal suo interno. Il venditore è spesso fuori dall’azienda e fatica quindi a gestire i collaboratori e a comprendere appieno le dinamiche interne. Perciò ho capito che dovevo essere più presente e che non potevo più dedicarmi solo alle vendite, specialmente considerando la problematica nata riguardo al gestionale dell’azienda.

Il gestionale che utilizzavamo a quel tempo era stato infatti dismesso e dovevamo quindi fare un cambio di gestionale. Occupandomi io di questa situazione, ho dovuto imparare tutti i processi aziendali a livello gestionale, replicarli sul nuovo gestionale e poi insegnarli a tutti i collaboratori. Sono quindi passato da una situazione in cui gli altri insegnavano a me perché ero appena arrivato e non sapevo ancora nulla, a una dove io insegnavo a persone che erano lì da 30 anni. Posso assicurarti che non è stato semplice!

Poi, col tempo, avendo io integrato il gestionale nuovo, gestito la nuova operatività di tutti i colleghi e passato più tempo in azienda, ho capito che c’erano dei problemi più a fondo. Le problematiche, infatti, andavano ben oltre il gestionale: erano legate a compromessi che la mia famiglia aveva da molto tempo in azienda con gli altri due soci.

Dopo svariati tentativi di aggiustare il rapporto con i soci, ho capito che la situazione non era riparabile e ho deciso di parlare con uno dei due, quello che è stato il primo socio di mio padre. Gli ho spiegato chiaramente che la nostra collaborazione non poteva continuare e che era giunto il momento di decidere chi avrebbe proseguito con l’azienda.

Quando non si va d’accordo e si hanno dei sogni molto diversi è meglio parlarne e, se necessario, separarsi, altrimenti si rischia di peggiorare le cose.

Quali sono state le sfide principali nel prendere le redini dell’azienda?

Sicuramente la prima sfida è stata affrontare i soci di mio padre che mi hanno sempre visto come l’ultimo arrivato, come quello che non capisce nulla, che vuole vantarsi e mettersi in mostra. Affrontare persone ben più grandi di me e dirgli le cose come stanno non è stato semplice all’inizio.

Un’altra sfida è comparsa nel momento in cui due delle persone più importanti in azienda, che gestivano tutto il filone riguardante il mondo dell’acqua, hanno lasciato il lavoro nello stesso momento. Gestire questa situazione è stato molto complicato perché mi sono ritrovato senza due pilastri importanti in un colpo solo, però ce l’abbiamo fatta!

Queste sono state le due sfide più grandi per me.

Se volessimo aggiungerne una terza, sarebbe quella del rapporto con i familiari. Questo perché io non sono l’unico figlio del titolare, ma siamo in tre e lavoriamo tutti nella stessa azienda. Ciò significa che i miei fratelli hanno dovuto dare spazio a me.

Sono molto grato loro del fatto che abbiano accettato e capito quanto era importante e giusto muoversi in questo modo. Essere amministratore delegato in un’azienda in cui lavorano anche due fratelli e un padre vuol dire ricevere totale fiducia e non è scontato!

Guadagnarsi la fiducia della famiglia sembra una cosa da niente, ma non lo è, perché un conto è avere la fiducia della famiglia a casa e un conto è guadagnarsela nel mondo del lavoro, dove tutti si stanno impegnando per avere dei risultati ed è facile che subentrino aspetti come la gelosia e l’invidia.

Come gestisci, da ragazzo giovane, la collaborazione con generazioni precedenti all’interno dell’azienda?

Spesso quando si è giovani e si gestiscono collaboratori molto più grandi, ci si mette in dubbio e ci si dice: “Chi sono io per dirgli questo?”. Anche io all’inizio me lo chiedevo e mi sentivo in scomfort in queste situazioni. Questa difficoltà l’ho superata solo nel momento in cui ho lavorato duro e ho ottenuto risultati oggettivamente importanti. Lì ho capito che non è il tempo che una persona ha dedicato a un progetto che fa la sua bravura, ma i risultati che porta.

Quindi, nel momento in cui ho portato tanto valore all’interno del progetto Eurotec, mi sono sentito più tranquillo nel dire a collaboratori più grandi quello che c’era da fare e nel dar loro indicazioni. 

Ho capito che l’unico modo per comunicare con i più grandi (che di solito sono anche quelli che si oppongono maggiormente al cambiamento), è annullare il proprio pensiero e ascoltare solo le loro parole, che molto spesso nascondono cose che a primo impatto non si percepiscono. Devi ascoltare attentamente quello che ti dicono senza aggiungere il tuo percepito. Da lì riuscirai veramente a capirli e a cambiare il metodo di comunicazione nei loro confronti in base a cosa loro percepiscono e a cosa invece percepiscono di meno. Questo metodo personalmente mi ha aiutato molto!

Poi, chiaramente, è fondamentale mettersi sempre in gioco. Con le persone molto più gradi è importante dimostrare che i risultati li porti, perché altrimenti ti scambieranno per il classico “figlio di papà”.

Quali sono, secondo te, i vantaggi di avere una prospettiva giovane in un ruolo come il tuo?

Ci sono quasi solo aspetti positivi riguardo il fatto di avere una prospettiva giovane nel mio ruolo. Qualcuno della vecchia guardia potrebbe dirmi: “Sì, però tu non hai l’esperienza che ho io!” e io risponderei che è assolutamente vero e che è per questo che non ci sono solo giovani, ma anche persone più grandi in azienda.

I giovani portano idee che magari le persone più anziane, con una mentalità meno attuale, faticano a portare ancora. Al contrario, i più grandi hanno il compito di guidare nella concretizzazione di queste idee, offrendo una prospettiva pratica e, quando necessario, segnalando eventuali problematiche in base alla loro esperienza. Le vecchie generazioni, quindi, non sono inutili, anzi, sono fondamentali!

Io penso che sia importantissimo avere dei giovani all’interno dell’azienda a patto che ci sia anche una vecchia guardia disponibile a cambiare e a dar potere alle nuove leve.

Ti assicuro che, se è presente un clima positivo e collaborativo da parte dei più grandi, assumere giovani darà sicuramente ottimi risultati a livello di numeri, idee e prospettive.

Inoltre, la presenza di numerosi giovani crea una prospettiva di futuro per tutti i collaboratori, i quali spesso si chiedono che fine farà l’azienda una volta che non ci sarà più il titolare. Questo perché, a meno che tu non gestisca una multinazionale e quindi sai per certo che la tua attività continuerà ad esistere nel tempo, per le piccole e medie imprese non esiste una certezza riguardo al futuro. Noi dobbiamo fare in modo che le persone credano che la nostra azienda prospererà all’infinito e per farlo è necessaria la presenza di giovani all’interno, che sono un chiaro simbolo di continuità e progresso.

Quindi sì, io penso che avere una prospettiva giovane all’interno della propria attività, qualsiasi ruolo essa ricopra, sia molto positivo. Resta il fatto che, a mio parere, il giovane dovrebbe essere accompagnato dall’esperienza della persona più grande. Le diverse generazioni devono imparare a coesistere!

Quali consigli daresti ad un imprenditore che deve passare l’azienda ad un ragazzo giovane? C’è qualcosa a cui deve prestare particolarmente attenzione secondo la tua esperienza?

Sicuramente deve cercare di aprire la mente il più possibile e di mettersi in gioco. I giovani hanno sempre un mare di idee e non usano tanto la logica e il sapere quanto l’entusiasmo. Si fanno prendere dal momento e dalle loro idee. Ora, con “aprire la mente” non intendo che l’imprenditore deve dare sempre ragione ai giovani e approvare ogni loro idea, ma, piuttosto, quello che deve fare è guidare i ragazzi verso la ragione mantenendo sempre un pensiero aperto e all’avanguardia.

Un altro consiglio è quello di organizzare il passaggio generazionale in modo da essere sempre pronti ed evitare di trovarsi impreparati quando le circostanze colgono di sorpresa. È importante capire per tempo quando far entrare il ragazzo, come farlo entrare, qual è il ruolo adatto a lui, quali competenze deve acquisire, quali sono i suoi piani a lungo termine (perché, attenzione, non tutti vogliono diventare amministratori delegati). È necessario avere chiaro il suo piano di espansione e pianificare attentamente il passaggio generazionale, che può coinvolgere figli, manager, collaboratori che acquisiscono l’azienda o altre persone ancora. Non è detto che i figli vogliano sempre prendere in mano l’azienda di famiglia.

Ricorda quindi che il passaggio generazione va organizzato, non è assolutamente qualcosa di secondario! Questo è il mio più prezioso consiglio.

Il passaggio generazionale all’interno di un’azienda è un percorso complesso, ricco di sfide e opportunità. Attraverso l’intervista con Alessandro ho avuto l’opportunità di esplorare questo processo da una prospettiva giovane e dinamica.
La storia di Alessandro riflette le sfide affrontate, tra cui la gestione di cambiamenti importanti come il passaggio a un nuovo gestionale e la navigazione attraverso complessi rapporti familiari e societari.

Le sue parole sottolineano l’importanza di una comunicazione aperta tra le diverse generazioni all’interno dell’azienda. Alessandro ha evidenziato il valore di un approccio collaborativo, in cui giovani e più anziani possono contribuire con le proprie prospettive uniche, generando idee innovative e garantendo la continuità aziendale. Anche l’imprenditore stesso ha un ruolo fondamentale nella costruzione di un clima di questo tipo.
Alessandro ha anche sottolineato il ruolo cruciale del passaggio generazionale nell’organizzazione. Ha consigliato agli imprenditori di aprire la mente, di guidare i giovani con saggezza e di pianificare attentamente il processo di transizione, senza sottovalutarlo mai!

Gli ingredienti segreti per un buon passaggio generazionale, quindi, sono tenacia, pianificazione, comunicazione aperta e rispetto reciproco tra le diverse generazioni.

Allora cosa stai aspettando? Corri ad organizzare il tuo passaggio generazionale!

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