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P2: come l’Italia non è stata governata dai politici ma da una società segreta per almeno 20 anni

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Anni di piombo. 

La strage dovuta all’attentato alla Stazione di Bologna nel 1980 fu di stampo neofascista, ma dietro il finanziamento di questi gruppi c’erano forze molto più grandi e forti. 

L’acquisizione avventata e fallimentare da parte del gruppo Rizzoli del Corriere della sera che portò all’arresto di Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din (direttore generale), anche questi eventi con molte più dinamiche dietro di quel che appaiono. 

Per non parlare della frode e bancarotta del Banco Ambrosiano collegato alla banca del Vaticano, lo IOR, dove fu scoperto un buco di 1,3 miliardi di dollari mancanti. Per questi eventi è scontato che sotto ci sia qualcosa che non torna.

Potremmo guardare, per avere qualche altro esempio, alla bufera di scandali, dimissioni e indagini che attraversò l’Italia tra gli anni ’70 e ’80. 

Il filo comune che passa e lega numerosi eventi simili sembrano essere l’esistenza, le operazioni e le ambizioni della loggia massonica Propaganda 2, conosciuta ai più come P2

La Massoneria è un’associazione su base iniziatica, esoterica e di fratellanza. Diffusa in tutto il mondo, vede la luce nella Londra del XVIII secolo, per poi toccare anche la Francia e l’Italia, dove troviamo in modo similare lo sviluppo della Carboneria durante i moti rivoluzionari antecedenti all’unità d’Italia. 

Come unità operante della Massoneria e aderente al G.O.I. (Grande Oriente di Italia) fu fondata nel 1877, per poi vedere il suo disfarsi durante il ventennio fascista ed essere ricostruita dopo la guerra. Era il 1970 e, in un clima di fiducia e collaborazione, il massone Licio Gelli – uno dei protagonisti della nostra storia, nella foto in alto – ricevette la delega dal Gran Maestro del G.O.I. di gestire la Loggia Propaganda 2. Questa nasceva già nell’ottica di essere una Loggia diversa dalle altre poiché racchiudeva sotto di sé tutti i nomi prestigiosi dei membri più in vista dello scenario italiano, per tutelarli fondamentalmente sia all’interno che all’esterno della società. 

L’obiettivo proseguì nel secolo successivo con un taglio molto più politico e ambizioso. Sotto la guida di Gelli, la loggia P2 trovò la sua miglior espressione come strumento di influenza e gestione del potere politico e mediatico. Gelli, sin dalla giovane età e durante gli anni della guerra, aveva dimostrato un carattere forte, con capacità di trascinare, convincere, creare relazioni profittevoli e mostrarsi affidabile. Questo gli permise di farsi strada tra i ranghi più alti della società segreta, lasciandosi affidare la gestione di questa loggia tanto importante quanto delicata. 

Sotto le sue mani, la P2 crebbe abbondantemente riempiendosi di nomi importanti. Tra i membri tesserati troviamo un elenco impressionante di figure influenti e di alto rango. 

Giusto per darne un’idea, nell’elenco di più di 900 nomi che fu trovato da una perquisizione a villa Wanda (l’abitazione privata di Gelli ad Arezzo) figuravano 209 tra militari e membri delle forze di polizia, 67 politici, 52 dirigenti ministeriali, 49 figure legate alle banche, 47 industriali, 27 giornalisti, 23 dirigenti industriali, 18 imprenditori, 18 magistrati, 10 dirigenti RAI, 9 diplomatici, 6 dirigenti editoriali, 12 presidenti di società private e 12 dirigenti di società pubbliche e molti di più. Si stima che i nomi fossero arrivati a 2400 ma che il Maestro Venerabile Licio Gelli avesse fatto in modo da far sparire la parte più importante dell’archivio, quella più compromettente, prima dei provvedimenti legali presi contro l’organizzazione; questa fu infatti sciolta e condannata oltre che dalle forze dell’ordine anche dal G.O.I. stesso, che prese ampiamente le distanze. 

Tornando a noi, quel che si nota è la vasta collezione di personalità influenti in diverso ambito. Per di più l’elenco di nomi aveva anche una distribuzione territoriale omogenea avendo almeno 2 o 3 iscritti per 49 delle attuali 110 province italiane; questi si raggruppavano poi in 19 regioni su 20.

Lo stesso Gelli, in un’intervista tenuta da Klaus Davi asserì:

«Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate dagli appartenenti alla P2.»

Questa era la rete di collegamenti costruita nel tempo e che collezionava nodi di controllo, grazie ai quali pochissimi politici tiravano le fila di un’intera nazione, toccando anche dinamiche estere. La P2 è nota per essere stata coinvolta con dinamiche estere come l’operazione Gladio, tenuta dalla CIA in Italia, e con addirittura l’azienda Permindex e l’americano Clay Shaw, indagato per essere legato all’assassinio del presidente Kennedy. 

La pressione lobbistica raggiunta dal gruppo era forse tanto potente anche perché pochi elementi ai vertici ne erano davvero consapevoli, tirando le fila di più di duemila burattini. Molti dei tesserati infatti, dopo il divampare dello scandalo, affermarono di non essere stati messi a conoscenza della natura del gruppo né tantomeno dello scopo di controllo supremo che si proponeva, salvando così carriere e reputazioni dal totale disfacimento. 

Giusto per citare alcuni degli inconsapevoli e redenti, troviamo Silvio Berlusconi e Maurizio Costanzo.  

Per concludere, la conseguenza più macabra del fatto è forse quella che vede il ritrovamento, oltre alla lista di affiliati, di un programma denominato “Piano di rinascita democratica”, che racchiudeva in poche decine di punti un piano da attuarsi a livello nazionale in modo da mantenere un nuovo potere saldo e nelle mani di pochi selezionati affiliati alla loggia; potere che ormai scavallava anche il potere legittimato e conosciuto dai vertici del G.O.I. 

I punti prevedevano il controllo dei mass media – e con l’acquisizione del Corriere della Sera e più di 10 dirigenti RAI ci andarono decisamente vicini -, semplificare la politica italiana riducendola alla presenza di soli due grandi partiti, controllare la magistratura, abbandonare il bicameralismo perfetto, ridurre numero dei parlamentari, abolire le province, trasformare le università in fondazioni di diritto privato, abolizione della validità legale dei titoli di studio e molto altro. 

Sembra quasi un racconto dispotico, eppure tutti i documenti furono ritrovati nella perquisizione a villa Wanda citata prima o poco dopo, tramite indagini e sequestri, grazie ai quali poi si avviarono i relativi processi. 

Ci sarebbe molto altro da dire e da analizzare.  Questi eventi sono la prova tangibile che davvero il potere, talvolta, non appartiene a chi eleggiamo, bensì ad altre figure che pilotano e manipolano sia l’informazione che le scelte dei nostri leader. Come sempre la soluzione è informarsi, studiare e pensare in modo critico e indipendente. 

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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