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Orbán suona l’allarme per l’Europa – Competitività, crisi migratoria e il futuro dell’UE

Viktor Orbán, primo ministro ungherese dal 2010, gode di poca popolarità presso il parlamento europeo. Di fatto anche nei paesi stessi è ampiamente criticato.

Le posizioni di Orbán sono fortemente conservatrici e volte alla tutela degli stati membri a qualsiasi costo. Nello specifico promuove una politica nazionalista e caratterizzata dal sostegno alla sovranità nazionale e una critica all’integrazione politica dell’Unione Europea, opponendosi a politiche migratorie di ampio respiro e sostenendo un modello di “democrazia illiberale”. La sua politica si concentra su valori tradizionali, la famiglia e la cristianità, con una linea dura contro l’immigrazione e un approccio critico verso la governance centralizzata dell’UE, ritenuta una sorta di tappo per la libertà degli stati membri.

Durante il discorso tenuto a inizio ottobre al Parlamento Europeo a Strasburgo (in occasione della presentazione del programma della presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione Europea iniziata a giugno) alcuni parlamentari tra Sinistra, Verdi e Socialisti, hanno intonato “Bella Ciao” in tono di sfida e risposta.

Ma perché questa reazione? Cosa ha detto di così provocatorio?

Qui è possibile leggere la traduzione del discorso, ma intanto riportiamo un riassunto di quanto dichiarato.

L’allarme sulla solidità economica europea

Il primo ministro ungherese ha iniziato il discorso dichiarando che l’UE deve affrontare una trasformazione urgente. Ha fatto riferimento alle dichiarazioni di Mario Draghi e Emmanuel Macron riguardo la “lenta agonia” che minaccia l’Europa. Ha affermato che la situazione oggi è più grave rispetto al 2011, durante la precedente presidenza ungherese, portando come esempi la guerra in Ucraina, i conflitti in Medio Oriente e Africa, la crisi migratoria e la perdita di competitività globale.

Dopo aver enfatizzato – da bravo politico – i successi raggiunti dall’Ungheria durante la sua presidenza ha sottolineato come la competitività sia la priorità principale della sua linea politica.

Ha toccato i temi del calo della crescita economica dell’UE rispetto a Stati Uniti e Cina, della diminuzione della produttività, della perdita di quote di mercato globale e dei costi energetici elevati in Europa (i quali rendono difficile per le aziende europee competere a livello internazionale).

Transizione energetica

Orbán ha espresso dubbi sulla capacità della sola transizione verde di risolvere i problemi energetici dell’UE. Ha affermato che, anche con il raggiungimento degli obiettivi per le energie rinnovabili, i combustibili fossili continueranno a determinare i prezzi energetici fino al 2030.

Relativamente a questo, ha infatti criticato l’assenza di una politica industriale coordinata con la politica climatica dell’UE.

Crisi demografica e migrazione

Ha esposto come il calo demografico in Europa non possa essere compensato con la migrazione. Ha ripetuto la sua posizione secondo la quale l’unica soluzione efficace per affrontare la crisi migratoria consiste nel proteggere le frontiere esterne dell’UE e creare “hotspot” esterni per gestire i flussi migratori.

Indubbiamente Orbán ha una posizione molto forte su questo, anche discutibile talvolta (ricordiamo le recinzioni costruite al confine ungherese per impedire immigrazioni non controllate). Quanto non si può attaccare di quanto dichiarato è appunto l’overview sui dati anagrafici europei.

Allargamento dell’UE, Agricoltura e politica di coesione

Il presidente del Consiglio ha infine sostenuto e rimarcato quanto importante sia l’accelerazione del processo di adesione dei Balcani occidentali all’UE, con un’attenzione particolare alla Serbia. La Croazia, ad esempio, ha iniziato il programma di inserimento nell’Unione grazie all’intervento ungherese. Adesso si ritiene che, senza l’adesione della Serbia, la stabilità della regione balcanica non potrà essere garantita. Ciò ha del concreto, soprattutto se constatiamo che la zona balcanica è ancora fortemente indietro rispetto al resto dell’Europa.

In chiusura del discorso ha sottolineato la necessità di una politica agricola europea più competitiva e resistente alle crisi, affermando quanto la politica di coesione in queste scelte sarà fondamentale per ridurre le disuguaglianze regionali all’interno dell’UE.

Senza dubbi Orbán non è un tipo che ci va leggero, dobbiamo riconoscerlo. I suoi modi diretti e incisivi ricordano un po’ il dirimpettaio americano, Trump. In questa fase però l’avvocato ungherese sembra essere l’unico a prendere una posizione più ferma, solida e onesta, schierandosi anche contro il proseguimento del conflitto sul fronte ucraino. Ma chi ha ragione, quindi? Lo mettiamo nei buoni o nei cattivi?

Probabilmente la verità è nel mezzo, in una scala di grigi che si mischiano tra loro. Quanto conta davvero è la qualità di vita dei cittadini (e di quelli che la perdono al fronte).

Purtroppo siamo vicini ad un limite storico nel quale, misurare l’efficacia di un politico, non dipenderà più da quanto a destra o sinistra si posiziona, bensì da quanti morti evita in una qualche zona extra-europea.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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