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Omicidio JFK: Dopo 60 anni arrivano indizi rivelatori sull’assassinio del presidente

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È il 22 novembre del 1963, il trentacinquesimo presidente degli USA è un giovane ed energico americano che ha conquistato la nazione non solo con la forza politica ma anche con un fascino davvero unico. In quella mattinata a Dallas, il giovane politico sfila sorridente in una Lincoln senza tettuccio con accanto la sua first lady.

Il sarto di origini ucraine Abraham Zapruder nel frattempo si trova, entusiasta per l’occasione, a registrare un filmato amatoriale del passaggio del presidente. La cinepresa 8 mm è puntata sul corteo presidenziale finché l’occhio di Zapruder non rimane attonito vedendo il presidente cadere in avanti portandosi la mano alla gola, per poi essere sbattuto indietro da qualcosa di impercettibile che gli colpisce il cranio, lasciandolo accasciare sul sedile. Il tutto mentre la first lady tenta istintivamente di recuperare il pezzo di cervello e calotta cranica saltati sulla parte posteriore della limousine.

Erano stati esplosi tre colpi di fucile in meno di 6 secondi. Tre colpi estremamente precisi che misero fine alla vita e al mandato di John Fitzgerald Kennedy.

Uno degli omicidi più famosi e discussi della storia americana. L’uccisione programmata di un presidente degli Stati Uniti d’America sotto gli occhi di polizia e cittadini. Chi mai avrebbe osato tanto? 

Torniamo al presente. Negli anni tra il 2017 e l’attuale 2023 il governo statunitense ha reso pubblici un po’ alla volta dei documenti da tempo secretati e che raccontano una storia leggermente diversa da quella ufficiale, ma che non tutti hanno la briga di andare a leggere, si tratta infatti di migliaia e migliaia di pagine!

La versione ufficiale accusa dell’omicidio Lee Harvey Oswald, un giovane americano dalle idee filocomuniste, che ha viaggiato nell’URSS, sposato una donna russa e che frequenta ambienti filocastristi. Secondo questa versione Oswald ha atteso il corteo presidenziale alla finestra dell’edificio in cui lavorava, per poi scaricare i colpi di un fucile Carcano con una precisione sorprendente. Una volta commesso l’omicidio si sarebbe recato nella caffetteria del posto, avrebbe lasciato l’edificio, ucciso un poliziotto dall’altra parte della città, per venire infine arrestato mentre era al cinema. Oswald venne poi ucciso due giorni dopo da un imprenditore di nome Jack Ruby, noto per i suoi legami con la mafia, che gli sparò prima che la polizia lo trasferisse in un altro carcere. Ruby giustificò il suo gesto come una sorta di vendetta nazionale. 

Tutto ciò senza che il processo ufficiale avvenisse. Ci si potrebbe domandare come mai un gesto tanto patriottico senza la certezza che fosse stato Oswald. La dichiarazione che Oswald fosse colpevole venne infatti successivamente la sua morte.

Purtroppo, non possiamo ricostruire qui tutta la vicenda e mostrarne ogni increspatura, non basterebbero neanche mille pagine, ma c’è chi un ottimo lavoro di indagine lo ha portato avanti e con non poca dedizione. I documenti pubblicati dal governo statunitense sulle indagini, infatti, sembrano corroborare le tesi di Jim Garrison, procuratore distrettuale che portò avanti un’inchiesta sull’omicidio in questione. 

Le idee di Garrison sono sintetizzate nel suo libro “In the trail of the assassins”, dove racconta le sue indagini e i principali punti. Queste hanno infatti portato al processo a Clay Shaw, agente segreto, militare ed imprenditore statunitense, accusato di aver orchestrato e preso parte insieme ad altri ad un complotto per assassinare il presidente. 

Garrison pensava infatti che Shaw avesse preso parte alle dinamiche sospette con lo pseudonimo di Clay Bertrand, insieme ad altri elementi della CIA deviati e di estrema destra (il nome di Clay Bertrand poi ricorre anche nella versione ufficiale come elemento sospetto).

Le motivazioni avrebbero potuto essere molteplici, ad esempio il costante desiderio di Kennedy di instaurare un dialogo e una politica di pace con la Cuba di Fidel Castro e in Vietnam, la delusione degli anticastristi (americani ed esuli cubani) ai quali fu negato da Kennedy l’appoggio aereo durante l’invasione della baia dei Porci, assicurandone la sconfitta.

L’intervento della CIA in questa vicenda sembra però essere sempre più frequente. Tanto per cominciare, il giorno dell’attentato furono arrestati tre individui sospetti nella stazione di Dallas. Questi individui, considerati clochard rifugiati nei vecchi vagoni dei treni, furono visti dal custode della stazione correre, dopo gli spari, verso i binari. Una volta arrivata la polizia ormai in allarme, i tre furono arrestati e successivamente identificati. Si rivelarono essere tutti e tre membri della CIA, anche se oggi ciò viene smentito dalla versione ufficiale.

Tuttavia, uno di loro identificato come Howard Hunt e che è stato un agente coinvolto anche nello scandalo del Watergate, negli anni successivi a causa di una malattia e credendo di essere in procinto di morire, dichiarò sul letto di morte di aver fatto parte di un complotto per uccidere Kennedy, elencando anche una lunga lista di nomi che ne hanno fatto parte

Curioso poi notare come Allen W. Dulles, ex direttore della CIA, licenziato da Kennedy dopo il fallimento della Baia dei Porci, fosse anche nel consiglio di amministrazione della Permindex, azienda con sede anche a Roma e nella quale Shaw lavorava. La Permindex era una holding accusata di essere solo una copertura per il trasferimento di fondi in Italia per finanziare operazioni di spionaggio della CIA. Ancor più curioso è il fatto che Dulles insistette molto per poter far parte della Commissione Warren, la commissione che si sarebbe occupata di indagare sui colpevoli della morte del presidente.

Se poi diamo un’occhiata ai documenti che sono stati pubblicati, è possibile trovare la scheda anagrafica compilata da un agente di polizia quando Clay Shaw fu arrestato senza che se lo aspettasse. L’agente di polizia incaricato di compilare il documento chiese a Shaw se usasse altri nomi e questi, forse preso dal momento di sgomento dell’arresto, dichiarò proprio “Clay Bertrand”, come si può notare nel documento. 

Una rondine non fa primavera, ma è anche vero che i fatti analizzati sono pieni di incongruenze.

Un esempio potrebbe essere il fatto che il fucile Carcano usato per colpire il presidente ha una ricarica manuale che, per tre colpi esplosi, avrebbe richiesto più di 6 secondi, che è il tempo degli spari confermato dal filmato di Abraham Zapruder. 

É curioso che Oswald sia stato interrogato dopo l’arresto per 12 ore e senza avvocato e che si sia sempre dichiarato innocente. Curioso anche che per aver assassinato sia Kennedy che un poliziotto avrebbe dovuto scendere dal palazzo e percorrere circa 6 km a piedi in meno di 50 minuti, mantenendo un ritmo di corsa da corridore allenato (cosa che non era). 

Così come curioso è che Oswald avrebbe dovuto sparare alle spalle di Kennedy, mentre il colpo fatale che spazzò via il cranio del malcapitato sembra palesemente venire da davanti. 

Infine, chiunque desideri approfondire la tematica, nel sito qui riportato e nel libro di Garrison avrà pane per i suoi denti.

Una cosa è certa: non tutti i documenti sono ancora stati desecretati. Cosa altro ci aspetta? 

Bibliografia

Documenti desecretati: https://www.archives.gov/research/jfk/release2021
Libro di Garrison: On the Trail of the Assassins: One Man’s Quest to Solve the Murder of President Kennedy – Jim Garrison

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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