Pensando alla Grecia, l’ultimo ricordo potrebbe essere quello della crisi del debito pubblico del 2010 che ha visto coinvolti anche paesi come la Spagna e l’Italia. Ricordiamo forse un paese in difficoltà che rischiava di salutare definitivamente l’euro e di un Alexis Tsipras nelle vesti di primo ministro e di negoziatore con i creditori europei della Troika.
C’è però da ammettere che quei giorni di crisi sembrano essere sempre più lontani e che l’economia greca rimane un punto di riferimento per specifici settori. Non è molto conosciuto, ad esempio, il potenziale del settore navale greco, capace di competere e ricoprire un ruolo da protagonista in tutto il mondo.
Dal 1916 ad oggi l’associazione “Union of Greek Shipowners” protegge e promuove gli interessi del settore navale greco. Questo tipo di trasporto è uno dei più utilizzati a livello mondiale e buona parte del traffico è dovuto alle navi greche (più del 20%).
Vediamo un po’ di numeri per capire quanto davvero la Grecia sia protagonista.
Più del 72% del traffico estero dell’Unione Europea è gestito da navi greche. Parliamo di prodotti alimentari, materiali grezzi, metalli, prodotti per il settore energetico, tessile e altro. Nello specifico, più di un terzo di navi greche batte una bandiera di uno stato europeo.
Le tonnellate di materiale trasportato via mare nell’arco degli ultimi 20 anni dalla Grecia è aumentato sensibilmente, pur cercando di investire in risorse e apparecchiature eco-compatibili – notevole è ad esempio il livello incrementato del traffico navale in confronto a quello delle emissioni di CO2 dagli anni ‘70, tenuto a bada e sotto un margine prestabilito – e tutto ciò nonostante la crisi di mezzo.
Guardando invece lo scenario mondiale, ovviamente lo staterello ellenico si trova a competere con grandi paesi dalla forte economia come Giappone, UK, Cina, Danimarca, Norvegia, ma che supera ampiamente in termini di tonnellate trasportate. La capacità della flotta mercantile greca – parliamo di più di 5000 navi – è infatti aumentata del 50% nell’arco degli ultimi 10 anni. Numeri interessanti.
Il settore è un vantaggio assicurato per l’Europa che usufruisce delle sue numerose risorse avanzate. Anche per la Grecia stessa le navi mercantili sono uno dei pilastri dell’economia. Secondo, ad esempio, le cifre pubblicate da Allied Shipbroking e riportate da Hellenicshippingnews: nel 2021 sono state comprate e vendute poco meno di 2000 imbarcazioni tra portarinfuse, tanker, portacontainer e gas carrier, per un importo di più di 31 miliardi di dollari.
Volume economico interessante se si pensa che la somma prestata dalla Troika al governo greco dopo l’ultima crisi era di 45 miliardi.
Questo potrebbe suggerire che sì, la Grecia ha ancora il dominio dei mari, ma non soltanto in termini di risorse e per la vasta flotta. La chiave del successo greco sembra risiedere proprio nel traffico che fornisce all’Europa. Il successo deriva principalmente dalla frequente domanda di mezzi di trasporto via mare alla quale la flotta mercantile ellenica risponde per prima e in modo più conveniente sia dal punto di vista ambientale (sebbene le emissioni inquinanti non siano ovviamente assenti) che economico.
Comprendiamo dunque quanto sia importante considerare e valutare l’economia di un paese non soltanto, in modo unidirezionale, guardando al suo debito pubblico o a quello che la stampa ufficiale riporta, ma soppesando anche le risorse che questa mette a disposizione del mondo.
L’Italia potrebbe essere l’equivalente della Grecia – a livello mondiale – per quanto riguarda magari l’artigianato o il turismo. Indubbiamente le risorse e le opportunità esistono per chi le sa vedere e per un governo che ha desiderio di far crescere un settore. La domanda è se queste risorse siano o meno ben gestite. Come sempre, il grande determinante della ricchezza non è il luogo nel quale si vive, bensì le persone che lo abitano.



