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Oltre il punto di non ritorno: riflessioni sul futuro e sull’orologio dell’Apocalisse

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Era il 20 Dicembre 2012 e, anche se non tutti lo ammettono, un po’ il dubbio ci è venuto. 

“Se il mondo finisse per davvero? E se fosse vero che domani termina tutto?”

Spoiler: è andata bene, niente fine del mondo. 

Questa prospettiva però, sebbene un po’ estrema, può essere utile a migliorare il posto in cui viviamo. 

Mi spiego meglio. 

La minaccia di un pianeta inospitale o lo spauracchio di una guerra tanto potente da annientare la vita stessa, sono promemoria che serve usare la testa per trovare delle soluzioni efficaci alle grandi problematiche attuali. E serve farlo anche in fretta.

Parliamo infatti di situazioni globali come guerre, gestione delle risorse, possibilità di sviluppare energia rinnovabile e molto altro. Tutte situazioni delicate dalle quali dipende il nostro benessere e quello delle future generazioni.

Gestire tutto ciò è diventato urgente oltre che importante. Ma da dove dovremmo partire?

Facciamo intanto un quadro della situazione

  1. Clima

È innegabile che qualcosa è cambiato nelle temperature e nelle reazioni della natura, le cose  più difficile da comprendere sembrano invece le divergenze e le opinioni della politica internazionale. Cosa si sta facendo nel concreto per tutelare il benessere comune?

Servono politiche veloci, che vengano approvate in breve e applicate ancor più velocemente. Anche e sopratutto da più nazioni contemporaneamente. Indubbiamente il World Economic Forum sta avendo un’influenza positiva su questo tema, permettendo a personalità di spicco di confrontarsi e collaborare sul tema, ma non è più possibile affrontarlo in occasioni sporadiche e soprattutto in modo indipendente. Questa è la priorità.

2. Risorse energetiche

Questo è uno dei temi più discussi. Fotovoltaico? Eolico? Energia geotermica? Cosa può funzionare meglio? Sicuramente foraggiare l’utilizzo di combustibili fossili non ha senso se non per l’economia costruita attorno. Il nucleare sarebbe un’ottima soluzione, a patto che le scorie vengano adeguatamente smaltite o riutilizzate (e sì, questo è possibile). Il primo step in quest’ambito sarà la conversione del mercato energetico da tossico a rinnovabile.

3. Cibo 

Una delle soluzioni estreme per prevenire una crisi alimentare dovuta alla scarsità di risorse è stato lo sviluppo delle farine di insetto. Questa scelta ci apre gli occhi. E ha inoltre messo in difficoltà la classe degli agricoltori, i quali hanno rifiutato con forza queste alternative. 

La domanda che dovremmo piuttosto porci è “dovevamo veramente arrivare a questo? Non potevamo organizzarci meglio e distribuire le risorse in vista di numeri di popolazione così alti?”. Anche questo è possibile sviluppando strutture adeguate. 

4. Popolazione

Sì, siamo tanti. Ma la buona notizia è che le risorse affinché tutti vivano bene, nutriti e in salute, ci sono! Ottimizzando i consumi e limitando gli sprechi delle risorse, tutto il mondo potrebbe vivere in modo dignitoso e questa NON è fantascienza. Come spiegato per la categoria “Cibo”, servono strutture e servizi che permettano una diffusione adeguata ed equilibrata delle risorse.

Sistemi questi ai quali arriveremo ma non prima di qualche decina di anni. 

5. Conflitti mondiali 

In ultima analisi dobbiamo volgere uno sguardo a quelle che sono macchine di morte (e profitto) assicurate. Se dovesse accendersi un conflitto nucleare, quante chance avremmo di uscirne vivi? Tendenzialmente poche, ma la parte rassicurante è che, ora come 60 anni fa, a nessuno conviene utilizzare armamenti di questo genere, pena l’impossibilità di rimanere in vita su questa terra (e in quel caso non c’è conto in banca che ti salvi).

Alla luce di queste osservazioni possiamo trarre delle conclusioni sul da farsi.

Ogni governo ha come primo interesse il benessere del proprio paese, ma questo benessere esiste se esiste una comunità globale che mantiene un minimo di benessere comune

In termini semplici: come nella teoria dei vasi comunicanti e come il covid ci ha insegnato, i problemi di un ambiente diventano, col tempo, i problemi anche dell’ambiente vicino

Nessuno può più ignorare che la situazione globale ha raggiunto livelli critici per i quali o si interviene e lo si fa tutti assieme o presto si supererà la linea di non ritorno. I politici sanno bene qual è il confine e hanno un’idea di quanto ancora resta, per il semplice motivo che la faccenda riguarda anche loro. 

Dunque non si può più giocare a puntare il dito verso qualcun altro. La responsabilità è di tutti

È qui che interviene la nostra speranza. 

Come cittadini del mondo, noi tutti possiamo fare una parte. Specie come imprenditori e come leader che muovono persone e capitali. Scegliendo un’etica, scegliendo una formazione adeguata e continua, scegliendo di investire in strumenti e strategie dalle quali gioveranno i nostri figli e i figli di tutti.

Il segreto e la speranza risiedono proprio nelle idee di imprenditori coraggiosi che investono nei sogni. E il sogno da concretizzare adesso è quello di un mondo sano e più bello di quello che abbiamo fino ad ora costruito. 

Poi da un’idea nasce un progetto, da un progetto delle azioni, dalle azioni un domino di ispirazione che permetterà anche ad altri individui di sposare la medesima causa. 

È così che Ford ha permesso ad ogni americano di avere un’automobile. È così che Edison ha permesso a innumerevoli città di essere illuminate dall’elettricità. È così che da un’idea e in un po’ di anni si può deviare da un destino grigio di smog.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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