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Ogni tuo desiderio è un ordine: un’intervista a Manuela Toto 

Ogni tuo desiderio è un ordine: un’intervista a Manuela Toto
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Se avessi di fronte a te un genio che ti dice: “Ogni tuo desiderio è un ordine”, tu che cosa gli chiederesti? 

In uno dei capitoli del suo libro C’era una volta…ma c’è ancora: viaggio in sé stessi attraverso le fiabe, Manuela Toto ci invita a riflettere sulla nostra capacità di desiderare. Una capacità squisitamente umana che ci distingue dal regno animale. Quest’ultimo è infatti animato esclusivamente dalla sfera dei bisogni e dell’istintualità, mentre per noi essere umani, le cose funzionano diversamente… 

Manuela Toto è autrice consulente familiare, coaching umanista, esperta dell’ascolto empatico, specialista nel trasmettere strategie efficaci per migliorare sé stessi. Fondatrice del metodo Fabulab e della community SouLab che ad oggi conta più di 200 iscritti. 

Che tipo di “vuoto” stai cercando di colmare? 

“Gli animali hanno il bisogno di mangiare, il bisogno di riprodursi, il bisogno di proteggersi… Anche noi viviamo nel bel mezzo di questi bisogni, ma quando tutto il nostro agire si limita a soddisfare questo tipo di necessità significa che abbiamo in buona parte perso l’abilità di dare valore ai nostri veri talenti. 

Cerchiamo quasi in modo spasmodico di colmare delle mancanze per lo più fisiologiche che garantiscono la nostra sopravvivenza. Ma l’Uomo non è qui per sopravvivere. Noi siamo qui per vivere nel pieno delle nostre potenzialità.  Eppure anche desiderare ha a che fare con un “vuoto”, una mancanza che richiede ascolto e comprensione.”

Dove sono le stelle? 

Il verbo desiderare deriva dal latino, ed è una parola composta dalla particella “de” privativa e dal termine sidus, sideris (plurale sidera), che significa stella. Letteralmente dunque dunque il suo significato è “mancanza di stelle”. 

Quando non si riuscivano a scorgere le stelle nel cielo, la rotta dei marinai era incerta, così come risultavano impossibili le profezie divinatorie per gli antichi sacerdoti. Entrambi allora pregavano affinché tornassero le stelle: desideravano fino al loro ritorno. 

Nostalgia del futuro 

“A me piace definire il desiderio come una nostalgia del futuro. In cui sentiamo di essere manchevoli e al contempo, in modo contraddittorio, sentiamo di essere capaci di colmare quella stessa manchevolezza

Sentiamo, per così dire, di essere in grado di superare quel vuoto, di immaginare il futuro in modo diverso proprio a partire da quella lacuna interiore, da quel desiderio. Il desiderio è insieme mancanza e consapevolezza di superamento di quella mancanza. 

Ecco allora che diventa sempre più chiaro quanto desiderare sia la possibilità di vivere una vita piena e felice. Il motore del cambiamento e del miglioramento.”

Migliorare attraverso le fiabe 

Per capire davvero che cosa accade dentro di noi quando desideriamo e quando smettiamo di desiderare, Manuela viene in nostro soccorso attraverso l’analisi e la lettura della fiaba di Aladino (Trovi un approfondimento di questa fiaba nel libro Cenerentola non era una sfigata

“La narrazione fiabesca è infatti uno dei modi più efficaci per non solo per scoprire e per indagare il mondo interiore, ma soprattutto per imparare a risolvere i nostri problemi.  

Ogni elemento della fiaba è una parte di noi stessi: i nostri nemici peggiori nemici sono all’interno di noi così come lo sono i nostri alleati migliori. Imparare a conoscerci attraverso i simboli delle fiabe ci permette di fare luce sulla nostra storia e i sui nostri comportamenti attraverso una presa di responsabilità più unica che rara”. 

La lampada magica di Aladino 

“Ma perché desiderare è così importante? Davvero si vive male senza desideri? In fondo, chi desidera troppo non rischia forse di illudersi e di sentirsi frustrato e amareggiato quando tutto quello che ha desiderato non si trasforma in realtà?

Probabilmente questi erano gli stessi pensieri che Aladino aveva ereditato da suo padre, un vecchio povero sarto che non amava il suo lavoro, non amava la sua miserabile vita e nello stesso tempo cercava inutilmente di convertire Aladino a fare il suo stesso mestiere. 

A causa di una tradizione cinematografica che vede Aladino protagonista di film e cartoni, forse non tutti sanno che la sua storia ha origini antichissime, le cui vicende sono raccontate ne Le Mille e Una Notte (una raccolta di racconti che risale al X secolo). 

Molti particolari sono dunque stati poi trasformati e cambiati nel tempo, uno su tutti: il numero dei desideri che Aladino poteva richiedere strofinando la lampada. Non erano infatti soltanto tre, ma infiniti.”

Desiderare significa dare valore a ciò che ci fa stare bene 

“La storia di Aladino racconta della presa di consapevolezza di un ragazzo che impara nel tempo, tra prove ed errori, a desiderare. Anche avendo la possibilità di chiedere di tutto al suo Genio, dapprima Aladino si limita a chiedere del cibo, poi via via prendendo sempre più sicurezza e ascoltando il suo intuito, i suoi desideri si fanno sempre più  complessi. 

Ma un c’è un ma: la storia non racconta di un bambino sfortunato che finalmente a un certo punto può chiedere tutto ciò che vuole senza faticare. Aladino non è una fiaba che invita al “tutto e subito” scegliendo la strada più facile. Tutt’altro…

Aladino fa i conti con sé stesso, impara ad abbattere le sue resistenze mentali (rappresentati dai “no” della madre), impara a prendere decisioni in autonomia dopo aver sperimentato il tradimento e la menzogna da parte del finto zio che voleva sfruttarlo per ottenere la lampada.”

Il finale lo scrivi sempre tu! 

“A forza di esercitare la sua capacità di desiderare Aladino diventa autonomo, comprende che cosa lo fa stare bene (non solo ciò che lo fa stare male). Aladino riconosce così tra peripezie e momenti di serenità, quali sono i suoi punti di forza, i suoi grandi talenti. Aguzza l’ingegno, si fa venire delle idee sempre più funzionali per risolvere i suoi problemi. 

Si tratta di una fiaba che invita alla presa di responsabilità, poiché il finale lo decidi sempre tu: dipende dalla voglia che hai di vivere una vita allineata ai tuoi talenti. 

La capacità di desiderare, che nella fiaba è rappresentata dalla lampada, è una competenza che tutti abbiamo, ma che faremo fatica a praticare, se non la alleniamo da tempo, se abbiamo sepolto la nostra lampada sotto terra, dimenticata a causa di varie vicende o fatiche a cui abbiamo dato il permesso di demotivarci fino a smettere di desiderare.”

Se smettiamo di desiderare, la nostra vita peggiora. Non resta uguale!

“Il grande cambiamento di Aladino nell’esercitare la sua capacità di desiderare e nell’alzare il tiro dei suoi desideri avviene quando osa desiderare di sposare la figlia del sultano: lui, figlio di un povero sarto, appartenente ad una classe sociale di miserabili, che osa immaginare di poter fare sua una principessa! 

Quante volte, provando a immaginare una condizione di vita migliore, una situazione davvero ottimale per te, un lavoro migliore, la capacità di essere tu stesso una persona piena-mente felice, ti sei detto ciò che la madre di Aladino dice al figlio: “Chi ti credi di essere?”

I desideri funzionano così: se ci accontentiamo della nostra vita e smettiamo di desiderare, la nostra vita peggiora. Non resta uguale. Peggiora perché come esseri umani siamo immersi nella legge del cambiamento che ci porta a evolvere e a trasformare le nostre aspirazioni in visioni sempre più chiare e precise, sempre meno egocentriche e più aperte al bene degli altri e dell’universo.”

La paura di avere successo 

“Spesso, per svariati motivi, abbandoniamo la capacità di desiderare, proprio come smettiamo di andare in palestra, di prenderci cura delle nostre relazioni o di dare il meglio di noi stessi. 

Questo atteggiamento demotivato e annoiato nei confronti della vita però nasconde qualcosa di molto più profondo: la paura di ottenere successo, di avere davvero la vita che vogliamo, di farcela, di ottenere grandi risultati. 

Cosa accadrebbe se tu domani potessi davvero trovarti catapultata nella versione migliore della tua vita?

Se mentre ti sforzi di immaginare questo scenario meraviglioso, provi un profondo senso di disagio, pensi subito a cosa diranno gli altri, senti che stai tradendo qualcuno che forse quando ti vedrà così felice ci resterà male… beh, ti stai proteggendo e chi si protegge ha paura. Tranquilla. Tutti abbiamo paura di essere davvero felici quando siamo fuori allenamento con la nostra capacità di desiderare.”

Abituati a pensarti felice 

“Se tu vuoi realizzare qualcosa, se vuoi vivere fino in fondo il tuo desiderio, devi convincere tutte le parti di te (anche quelle che non ci credono) che tu puoi. Puoi vivere la vita che desideri, puoi essere felice. 

Ci abituiamo molto in fretta alle cose, più spesso a quelle negative. Siamo così affezionati alle nostre ansie e paure che comprendere ciò che ci fa stare male diventa davvero molto facile. Diverso è per ciò che ci fa stare bene. 

Quando le cose funzionano sembra “tutto normale”, ma bisogna far caso al perché le cose stiano funzionando, bisogna far caso al perché, al come e al quando stiamo bene. Questo e solo questo ci mette nella condizione di esercitare il desiderio. Un’abitudine per lo più perduta, insieme alle stelle del firmamento quando fuori piove, ma che possiamo recuperare attraverso un lavoro consapevole su noi stesse. Rileggere le fiabe in questo senso può essere il tuo primo passo.”

LA PRIMA BOICOTTATRICE DELLA POSSIBILITÀ DI MIGLIORARE LA TUA VITA, SEI TU. 

E QUESTA È DAVVERO UNA BELLISSIMA NOTIZIA! 

Su cosa vorresti che scrivessimo? Manda una mail a redazione@imprenditore.info per farcelo sapere!

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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“Chi l’avrebbe mai detto?” – ci chiediamo, eppure, in certi istanti, tutto sembra suggerirci che le risposte a certi quesiti esistenziali, ce le avevamo già in tasca. Le conoscevamo già. Da bambine, quando ancora forse quelle domande non ce le ponevamo nemmeno.

Ho parlato di questo con Jessica Laconi, donna, mamma, imprenditrice e moglie. Da anni è titolare, assieme al marito, Alessandro Viviani, della Autotrasporti Viviani SRL, un’azienda valtellinese di trasporto merci su strada in conto terzi.

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C’è voluto un bel po’ di tempo prima che le donne fossero le vere protagoniste delle loro storie. Anche quando sembravano essere il personaggio principale della vicenda, venivano descritte in attesa di qualcosa, molto raramente erano padrone del loro destino e della loro realizzazione personale. 

Persino i loro desideri sembravano essere desideri di altri: un matrimonio, un bel castello, un principe che donasse loro attenzioni e amore…

Poi le cose sono cambiate. E per fortuna! Abbiamo iniziato a sentir parlare di donne che volevano cambiare il mondo, di donne alla guida di grandi gruppi, di donne che volevano creare. 

Queste donne sono sempre esistite ovviamente, ma per un motivo o per un altro le loro gesta da protagoniste sono state messe in ombra, sminuite, declassate… ebbene voglio di certo creare un cliché al contrario. Quello che vorrei raccontarti qui è piuttosto qualcosa che ha a che fare con il tuo ruolo di imprenditrice, un ruolo che va oltre la descrizione classica di colei che è a capo di un’azienda, che amministra seleziona e gestisce il personale… 

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