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Nutrire l’anima dei bambini: La visione di Anna Aulico

anima dei bambini
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Come possiamo davvero nutrire l’anima dei bambini se non preserviamo ciò che hanno dentro? La scuola insegna tante materie, ma chi si preoccupa di trasmettere la conoscenza di sé ai bambini? 

In questa intervista, esploriamo il tema della spiritualità nell’infanzia con Anna Aulico, Socia e Responsabile HR di OSM VALUE, che ha dedicato la sua vita alla crescita delle persone e al loro risveglio spirituale. Ma il suo impegno non si ferma in azienda! Anna è anche socia di OSM KID’S E TALENT, una onlus dedicata ai bambini, dove si occupa di formare e informare i più piccoli su aspetti fondamentali come l’autostima, l’automiglioramento, l’importanza delle relazioni, la capacità di sognare in grande, la determinazione, l’empatia e la resilienza.

Nell’intervista di oggi offre uno sguardo approfondito sul valore di nutrire l’anima dei bambini, un aspetto che spesso viene trascurato nella crescita e nell’educazione. Anna condivide le sue esperienze e la sua visione su come supportare i bambini nel diventare adulti consapevoli e spiritualmente connessi. Che siate genitori, educatori, imprenditori o leader, le intuizioni di Anna vi offriranno preziosi spunti su come promuovere una crescita equilibrata e significativa nei più piccoli, aiutandoli a sviluppare una solida base spirituale che li sosterrà per tutta la vita.

Qual è il tuo punto di vista sull’importanza di nutrire l’anima dei bambini fin dalla più tenera età?

Allora, io direi che è indispensabile, più che importante, nutrire l’anima dei bambini fin dalla più tenera età. I bambini sono come un terreno fertile, nel senso che non hanno ancora delle sovrastrutture. Per sovrastrutture intendo i dolori, i dispiaceri della vita, le cose irrisolte, le cose che non riesci ad affrontare o che in qualche modo intrappolano una parte della tua energia. Tutti i giorni vediamo nel mondo degli adulti quanto queste situazioni possano trasformare l’essere umano: questi dolori modificano il nostro modo di vedere la realtà e agiamo di conseguenza. 

I bambini sono l’oro di domani e andare a lavorare con loro significa garantirci un futuro migliore. 

Dovremmo far fare ai bambini dei postulati, dove li incoraggiamo a mettere un’intenzione dopo l’altra, a essere creativi, a tirare fuori tutto quello che di immaginabile hanno o pensano, perché quello poi diventerà la loro realtà. Sappiamo quanto vale un postulato con un’intenzione ben chiara e quando si parla di intenzione, i bambini non li batte nessuno.

Quali sono i valori fondamentali che cerchi di trasmettere attraverso il lavoro svolto con i bambini in OSM KID’S E TALENT?

Più che trasmettere, lavoriamo per tutelare nei bambini la convinzione di poter fare, la consapevolezza della loro forza e del loro potere. Quello che facciamo è allenare ed educare i bambini a una ricerca costante di una connessione con qualcosa di intangibile e spirituale.

Questa connessione, però, non è con qualcosa al di fuori di sé. I bambini devono comprendere che questa forza, questa essenza intangibile che ci governa, è dentro di loro, non fuori. I bambini lo sanno, ma non sempre ne sono consapevoli e il nostro compito è lavorare proprio su questa consapevolezza. Tutti noi abbiamo questa forza, solo che poi ce ne dimentichiamo. I bambini, invece, hanno una percezione diversa e hanno accesso a una realtà che noi adulti spesso non riusciamo più a vedere.

Con KID’S coinvolgiamo anche i genitori. Finora non abbiamo avuto un solo genitore che non sia stato illuminato o che non abbia avuto una riflessione costruttiva dopo gli incontri. Ripeto, noi siamo bambini cresciuti e ci mettiamo talmente tante sovrastrutture sopra, ma quella forza interiore è sempre lì. Quando qualcosa di esterno ci stimola, non facciamo fatica a rintracciarla. 

Ecco cosa facciamo con i genitori: li portiamo a ricordare quando erano bambini, li incoraggiamo a parlare con il loro bambino interiore per ricordare cosa è veramente importante per avere rispetto di sé stessi. Solo così possiamo guidarli a rispettare l’altro e a volte quell’altro è proprio loro figlio. Inconsapevolmente, a volte, penalizziamo i nostri bambini perché non abbiamo risolto le nostre questioni interiori. Noi cerchiamo di risvegliare questa responsabilità nei genitori, perché spesso fanno delle cose non per assenza d’amore, ma proprio per ignoranza (nel senso di mancanza di consapevolezza).

Anche a me è successo, in un momento della mia vita in cui non stavo proprio bene, di dire a mia figlia adolescente: “Sei come tuo padre”. Non avevo la consapevolezza del male che le stavo facendo in quel momento. Oggi, con la conoscenza che ho acquisito e l’esperienza che ho vissuto, cerco di trasferire queste lezioni per evitare che altri genitori possano commettere errori simili.

Puoi condividere qualche esperienza significativa che hai vissuto mentre lavoravi con i bambini e che ti ha fatto capire l’importanza di questa missione?

Certo! 

Ricordo in particolare un episodio durante una Kids Academy, un percorso che abbiamo creato e che dura un anno, dove vediamo i bambini una volta al mese per 12 mesi. Ogni tre sessioni incontriamo anche i genitori. 

Era dicembre e durante una delle prime sessioni con i genitori, mentre due operatrici erano nella classe con i bambini, io ho passato mezza giornata con i genitori per parlare della responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri figli e del peso che hanno le nostre parole e interazioni con loro. In quel gruppo di mamme c’era un solo papà. Quest’uomo mi ha confidato che era separato in casa con sua moglie da due anni. Mi ha detto: “Mia figlia non si accorge di niente, resto solo per lei.”

Poi, durante la pausa alle 11:30, Nadia, una delle operatrici, è uscita dalla classe con i bambini, che avevano scritto le loro letterine di Natale. Ha detto che c’era una lettera particolare che voleva condividere. Una bambina aveva scritto: “Caro Babbo Natale, io non ti chiedo dei giochi per me perché sono fortunata e a me non manca niente, anzi quasi niente. Mi manca solo una cosa: vorrei che mamma e papà smettessero di litigare perché li sento la notte.”

Quando sono rientrata in classe, ho chiesto al padre di quella bambina il permesso di leggere ad alta voce la lettera che sua figlia aveva scritto a Babbo Natale. Il papà si è commosso profondamente. Ha scritto sua figlia in questa Academy e ci ha ringraziati, perché probabilmente sapeva in fondo la verità, ma non voleva vederla.

Vedi, quando parlo di risvegliare la consapevolezza, intendo proprio questo. Non è che scopriamo l’America, noi semplicemente risvegliamo e sensibilizziamo qualcosa che la persona ha già dentro di sé e che riconosce. Questo è stato un episodio davvero significativo e toccante che mi ha fatto capire quanto sia importante il lavoro che facciamo con i bambini e con i loro genitori.

Quali consigli daresti ai genitori e agli educatori per incoraggiare lo sviluppo spirituale dei bambini nella vita quotidiana?

L’unico consiglio che posso dare ai genitori è di prendersi cura di se stessi prima di tutto. Non puoi rivolgerti a tuo figlio in maniera sana, se non hai risolto prima di tutto le tue ferite. È come prendersi cura di qualcun altro quando si è ammalati. Anche se quest’altra persona è tuo figlio, devi prima risolvere le tue questioni interne.

Quindi, il mio consiglio davvero è di studiare, di cercare la vostra vera identità, la vostra spiritualità. Per spiritualità, intendo la ricerca costante di una connessione con qualcosa di grande. 

Per molti anni della mia vita, ho pensato che questa connessione fosse al di fuori di me. Mi sono aggrappata alla fede, ho sempre sentito che esisteva qualcosa di grande, che noi abbiamo un potere immenso e che possono avvenire cose che non siamo abituati a considerare, che riteniamo miracoli.

Poi ho compreso che questa connessione la dovevo cercare dentro di me, non al di fuori di me. 

Solo allora ho potuto veramente rivolgermi agli altri. Quindi, il consiglio che darei a un genitore o educatore è quello di essere affamato di conoscenza di se stesso e della propria identità spirituale, nel rispetto della propria persona.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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