È recente la notizia dell’invio di 10000 soldati nordcoreani in aiuto della Russia nel conflitto ucraino. Questo aiuto potrebbe ribaltare le sorti della guerra, ma ci rende curiosi relativamente agli interessi della dittatura più rilevante del XXI secolo: quella della dinastia Kim.
Quella dei Kim è forse una delle dittature moderne più longeve e meglio consolidate. Dal 1948 governa il paese tramite una leadership basata su una combinazione di culto della personalità, ideologia autarchica e controllo centralizzato dell’economia e della società.
Il controllo politico non gestisce solo le scelte economiche e il tipo di produzione, ma anche tutto il sistema militare, la propaganda, l’istruzione, la divisione in classi e ogni aspetto della vita dei nordcoreani, come in una distopica rappresentazione attuale del Grande Fratello di George Orwell.
Pare che chi nasce in Corea del Nord non abbia modo di informarsi su quanto accade nel mondo esterno, avendo come unico mezzo di informazione la rete televisiva nazionale che recita le notizie di propaganda scelte dal governo. I Nordcoreani nascono, crescono e muoiono in un panorama costruito e artificiale, il quale gira attorno alle figure dei leader supremi.
In giro per le città spoglie e grigie spiccano i monumenti dei leader. Negli uffici, nelle scuole, nelle università, nei negozi e in ogni casa troneggiano in bella vista le foto incorniciate di Kim Il-sung (1948-1994: Fondatore della Corea del Nord moderna e primo leader), di Kim Jong-il (1994-2011: Figlio di Kim Il-sung) e dell’attuale leader supremo Kim Jong-un.
Più divinità che politici.
Dietro quei sorrisi immortalati in fotografie celebrative si nasconde il lato oscuro della nazione, quello che da anni occlude ogni libertà. Nessuno può scappare o uscire dalla nazione. Per chi si ribella o cerca di fuggire ci sono pene davvero dure. Se si cerca di scappare, nel migliore dei casi si viene acciuffati e rispediti in Nord Corea dove si affronterà la prigionia in gulag che ricordano molto i campi di concentramento nazisti – aree spaziose per le adunate, dormitori, un laboratorio, una zona per spaccare le pietre tutto il giorno e lavorare – nei casi peggiori si perde la vita nel tentativo di fuga sotto i proiettili delle vedette.
Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che, il governo nordcoreano, abbia utilizzato in passato e utilizzi tutt’ora dei traffici illeciti di droga all’estero (cocaina, metanfetamina e simili), i quali vengono finanziati e foraggiati direttamente dal governo centrale in modo da accumulare ricchezza tramite monete forti come il dollaro, dato che l’attuale moneta nordcoreana non viene accettata a livello internazionale. Ciò permette di accantonare liquidità “forte” e utilizzabile, in modo da finanziare l’industria bellica e il lusso nel quale l’élite governativa vive.
Ma come ci arrivano queste informazioni?
Ogni tanto qualcuno riesce a fuggire. È raro, ma accade per davvero. Spesso infatti accade che, per fame o per desiderio di cercare qualcosa di migliore, ci si avventuri oltre i confini, cercando un posto più sicuro dove vivere e lavorare.
Il confine con la Cina, lungo i fiumi Yalu e Tumen, è la principale via di fuga. Il confine con la Corea del Sud è quasi invalicabile, mentre la Russia è una rotta alternativa ma con meno possibilità. Attraversamenti sono costosi e rischiosi, spesso richiedendo la corruzione delle guardie o l’uso di broker che “traghettano” i dissidenti in cambio di denaro.
Ha fatto scalpore il caso di Timothy Cho, venuto alla luce negli ultimi anni. Cho è un nordcoreano fuggito dall’incubo nel quale era nato, per diventare poi attivista per i diritti umani. È riuscito nell’impresa dopo svariati tentativi che lo hanno sottratto anche alla morte certa per fucilazione, riservata ai “nemici dello stato” che più volte hanno tentato la fuga.
Queste sono le uniche testimonianze che ci arrivano e che non sono condite da veli di propaganda. Pochissime migliaia di dissidenti che hanno tentato la fortuna.
In tutto ciò l’ONU non ha dichiarato uno status formale di asilo per i dissidenti nordcoreani, ma ha lavorato per proteggere i diritti di chi fugge dal regime, sottolineando il principio di non-refoulement, ossia il divieto di rimpatriare persone in paesi dove potrebbero subire torture o maltrattamenti. L’Assemblea Generale dell’ONU ha costantemente condannato la Corea del Nord per le sue violazioni dei diritti umani e ha esortato i paesi membri, come la Cina, a non deportare i disertori nordcoreani, cosa che comunque fa in modo da tenersi buono Kim Jong-un.
Nonostante queste dichiarazioni, l’effettiva protezione dei disertori è limitata, dato che molti paesi (tra i quali appunto Cina e Russia) non riconoscono formalmente lo status di rifugiati per i nordcoreani, rendendo spesso vane le loro fughe speranzose.
Ebbene sì, Il grande fratello esiste per davvero… ed ha pure le testate nucleari.



