L’intelligenza artificiale è ovunque nelle conversazioni imprenditoriali di oggi, ma per la maggior parte degli imprenditori resta un concetto vago, qualcosa che “bisognerebbe fare” senza sapere bene da dove iniziare.
Nico Nuzzi, CEO di ELI Z Group, ha invece costruito la sua intera azienda attorno a questa domanda concreta: quali attività possono essere delegate a una macchina, e quali devono rimanere saldamente in mano alle persone? Vive a Tenerife, è padre di tre figli e dal 2016 ha costruito una realtà totalmente da remoto, con un team distribuito in tutto il mondo che lavora su mercati come Stati Uniti e Australia nel settore dell’e-commerce. La sua azienda non ha mai avuto una sede fisica e proprio per questo ha dovuto imparare presto a strutturare processi solidi, misurabili e in gran parte automatizzati.
Lo abbiamo intervistato per capire dove un imprenditore può iniziare oggi a usare l’AI in modo utile, senza sprecare tempo e budget su soluzioni che non risolvono nulla.
Nico, partiamo dal punto che interessa di più a chi legge: da dove parte un imprenditore che vuole introdurre l’AI in azienda senza sbagliare?
Dal problema, non dallo strumento. Il primo errore che vedo fare, e che ho visto fare anche a me stesso agli inizi, è comprare un software perché è di moda, senza prima aver capito quale processo interno sta davvero consumando troppo tempo o troppe risorse. Nel mio caso, la regola che ho imposto dal primo giorno in azienda è molto semplice: nessun collaboratore deve stare più di due giorni consecutivi a fare la stessa attività ripetitiva. Se succede, quello è il segnale che dobbiamo automatizzare. Non parto mai dalla tecnologia, parto dal collo di bottiglia. Prima mappo cosa consuma tempo davvero, poi capisco se e come la macchina può prendersene una parte. È un approccio quasi artigianale, ma funziona meglio di qualsiasi piano strategico costruito a tavolino senza guardare cosa succede realmente nei processi quotidiani. E soprattutto, permette di misurare i risultati fin da subito, perché sai esattamente cosa stavi cercando di risolvere.
Concretamente, quali sono le aree dove hai visto i risultati più immediati e misurabili?
Nella nostra azienda le aree più forti sono state la pianificazione degli stock, la logistica, il customer care e la gestione delle campagne pubblicitarie. Su questi fronti abbiamo costruito nel tempo circa cinquanta piattaforme interne, che lavorano a stretto contatto con i nostri collaboratori, non al posto loro. Un altro ambito molto concreto, e forse quello che spiego più spesso agli altri imprenditori, è il pricing dinamico. Analizziamo continuamente gli andamenti di acquisto sui nostri e-commerce e, quando un prodotto ha una domanda alta, l’intelligenza artificiale ci aiuta a modificare il prezzo per massimizzare la profittabilità in quel momento specifico. Quando invece un prodotto è meno richiesto, il prezzo scende automaticamente per renderlo di nuovo appetibile e liberare il magazzino prima che diventi un costo morto. Sono decisioni che prima richiedevano ore di analisi manuale, controlli incrociati, riunioni per decidere se muovere un prezzo di pochi euro. Oggi succede quasi in tempo reale e questo libera tempo prezioso che possiamo investire su strategia e crescita del business.
C’è chi pensa che tutto questo riguardi solo grandi aziende con budget importanti. È davvero così?
No, ed è un equivoco che vorrei sfatare più spesso possibile, perché blocca tantissimi piccoli imprenditori che potrebbero già trarne beneficio. Non serve un progetto enorme per iniziare. Basta scegliere un processo, capire quante ore assorbe ogni settimana e quante volte si ripete in modo identico. Se un’attività è standardizzabile, quasi sempre può essere automatizzata, anche con strumenti relativamente semplici e accessibili. Penso ai chatbot, che molti associano ancora a quelle risposte preimpostate e un po’ stupide che si trovano su certi siti, tipo quattro o cinque domande banali e via. In realtà oggi un chatbot ben costruito può analizzare lo storico del cliente, il contesto della sua richiesta, persino da dove è arrivato sul sito, e rispondere in modo specifico e personalizzato, quasi come farebbe un operatore esperto. Oppure penso agli strumenti che analizzano mail e chiamate: ti dicono qual è il sentiment del cliente, se la conversazione è andata bene o male, quali sono i temi ricorrenti nelle richieste. Sono strumenti alla portata di qualsiasi imprenditore che voglia iniziare, anche partendo in piccolo, senza dover stravolgere tutta l’organizzazione dal giorno uno.
Dove invece l’AI non basta, secondo te? Qual è il confine che un imprenditore deve avere chiaro in testa prima di affidarsi troppo alla tecnologia?
Il confine è la relazione umana e la decisione strategica vera e propria. L’AI può analizzare, classificare, suggerire, elaborare enormi quantità di dati in pochi secondi, ma non può sostituire la sensibilità di un manager che deve capire perché un cliente importante non paga da tre mesi, o come far crescere un collaboratore dentro l’organizzazione nel modo più adatto a lui. Io lo dico sempre al mio team: l’intelligenza artificiale è a supporto, non a sostituzione. Chi la usa bene diventa più forte, più veloce, più lucido nelle decisioni. Chi invece pensa che basti installarla per risolvere tutto resta deluso, perché la tecnologia amplifica quello che già fai, non lo inventa dal nulla. La competizione oggi è globale, e chi si accontenta di essere “abbastanza bravo” rischia di essere superato.
Se dovessi dare un consiglio operativo a un imprenditore che legge questa intervista e vuole muovere il primo passo davvero, cosa gli diresti?
Gli direi di guardare la propria settimana lavorativa, o quella del suo team, e individuare l’attività che si ripete più spesso e che nessuno ama fare. Quello è il punto di partenza concreto, non un progetto ambizioso di trasformazione digitale costruito su carta con consulenti esterni. Nel mio caso è partito tutto chiedendomi come evitare che le persone perdessero tempo su compiti meccanici che non aggiungevano nulla alla loro crescita né al valore dell’azienda. Da lì abbiamo costruito, un pezzo alla volta, un sistema che oggi ci permette di lavorare in modo completamente remoto con un team internazionale sparso su più continenti, mantenendo alta la qualità del lavoro e liberando tempo per quello che conta davvero: la famiglia, le relazioni, la crescita delle persone che lavorano con noi ogni giorno. L’obiettivo finale, per un imprenditore, non dovrebbe mai essere avere più tecnologia in azienda. Dovrebbe essere avere più tempo per essere umani, sia con i clienti che con il proprio team.



